17 febbraio 2016

Crosby, Stills, Nash & Young - Déjà Vu (1970)

David Crosby è stato uno dei Byrds. Se ne è andato nel 1967 - con una cospicua buonuscita - dopo che gli altri hanno rifiutato di suonare Triad, una sua canzone sul tema del menage à trois, e dopo che lui, per ripicca, al festival di Monterey si è presentato sul palco con i rivali dei Buffalo Springfield. Stephen Stills è senza gruppo dal 1968, quando i Buffalo Springfield si sono sciolti. Graham Nash, che è inglese, sta con gli Hollies, ma quando capita a Laurel Canyon e conosce Crosby non ci pensa due volte a cambiare gruppo e Paese. I tre, insieme, pubblicano nel 1969 un album che ha per titolo i loro tre nomi (basta con i gruppi, la società deve essere piú flessibile e deve poter cambiare ragione sociale se cambiano i soci) e che finisce in classifica con due pezzi: Suite: Judy Blue Eyes di Stills e Marrakesh Express di Nash. Quando arriva Neil Young, anch'egli ex Buffalo Springfield, si aggiunge all'insegna della ditta un quarto nome, come lui pretende. Stills racconterà poi che per registrare il primo album del nuovo quartetto ci sono volute all'incirca ottocento ore di studio, un centinaio di giorni di lavoro. La cifra è forse esagerata dal ricordo, ma è probabile che non sia stato facile mettere insieme quattro tipi cosí diversi e farli andare tutti nella medesima direzione. Il fascino di Déjà Vu sta in effetti nella molteplicità di stili, idee e suoni che mette in fila. Mette in fila e non mescola quasi mai: piú che una società, la sigla CSN&Y sembra indicare un'offerta speciale. Qualcuno dice che piú dei produttori artistici (formalmente, tutti e quattro), qui contano i manager: Elliott Roberts e il geniale e astuto David Geffen. In un solo album è possibile avere la chitarra acustica e le armonie vocali di Stephen Stills (Cany On), la semplicità pop di Graham Nash (Teach Your Children), le atmosfere sognanti di David Crosby (Déjà Vu), la scrittura appuntita di Neil Young (Helpless, il vertice compositivo dell'album). In sole undici canzoni, Crosby, Stills, Nash e Young riescono a celebrare Woodstock, che risale all'anno prima, con una canzone scritta da Joni Mitchell (non presente a Woodstock per uno sciagurato consiglio del suo manager), e a introdurre se stessi e il rock'n'roll al decennio che arriva, Saranno anni di divismo, supergruppi, industria, individualismo. Insieme, sí, ma fino a quando conviene. «Siamo polvere di stelle, siamo d'oro». D'oro, soprattutto d'oro. (Mia valutazione: Ottimo)

di P. M. Scaglione - Rock! (Einaudi)

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