16 gennaio 2016

Quicksilver Messenger Service - Happy Trails (1969)

Il Servizio di messaggeria di Mercurio ha pubblicato un album, apprezzato ma non venduto. Almeno, non quanto sperava la Capitol di Los Angeles, che ha perso il treno del rock psichedelico di San Francisco, e che mettendo sotto contratto i Quicksilver Messenger Service prova a rimediare. Qualcuno fa notare che il gruppo dal vivo ha un'energia che l'album del 1968 non è neppure lontanamente riuscito a catturare. Ecco l'idea: il secondo album sarà dal vivo, registrato nei due locali che si chiamano Fillmore, uno a New York, l'altro a San Francisco, senza sovraincisioni, e darà un'idea precisa di che cosa è capace la band californiana. Certo, questo è un modo di vedere la storia, perché altrettanto valido, forse di piú, è quello che dice: piú che una band, questo è un gruppo di musicisti in continuo movimento, per scelta o per i casi della vita (Dino Valenti, che ha fondato il gruppo, è finito in galera per commercio di marijuana prima ancora di far uscire l'album di esordio), e quindi è meglio cogliere l'attimo, senza attendere che i QMS diventino qualcos'altro. Cosí accadrà, nel bene e nel male: Happy Trails coglierà ed eternerà l'attimo migliore della loro storia, e nulla sarà mai piú all'altezza di quel momento alla fine del 1968 in cui viene registrato. Il lato A del disco in vinile è interamente dedicato a una suite in cinque movimenti ispirata a Who Do You Love di Bo Diddley, un classico del bluesman piú atipico, quello che fonda i suoi pezzi su un ritmo sincopato che ora è una specie di marchio di fabbrica. Oltre che sui tempi dilatati (la suite dura in tutto circa venti minuti), i QMS puntano tutto sul dialogo tra le due chitarre, quella solista di John Cipollina e quella ritmica di Gary Duncan. Il gioco riesce alla perfezione, forse ancora meglio in Mona, l'altro brano di Bo Diddley, quello che apre il lato B, e in Calvary, composizione originale di Duncan che deve molto piú di qualcosa all'Ennio Morricone dei western all'italiana. I QMS sono piú che altro un fenomeno locale, popolari a San FranCisco e in California, non troppo conosciuti altrove. Rimarranno tali, ma l'impasto di psichedelia, citazioni blues, epica western e provetto chitarrismo riserverà loro un posto nel libro mastro del rock'n'roll. (Mia valutazione: Ottimo)

di P. M. Scaglione - Rock! (Einaudi)

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