27 dicembre 2015

MC5 - Kick Out The Jams (1969)

La sala prove degli MC5, nella loro città d'origine, Chicago, è nello stesso isolato in cui hanno sede il Comitato per la fine della guerra in Vietnam, il giornale underground «Fifth Estate», l'Artists Workshop. Lí abitano i leader del movimento locale, tra i quali John Sinclair, che diventerà manager (il piú improbabile dei manager) della band. Da lí, Wayne Kramer, il chitarrista della band, nell'agosto del 1968 — a pochi mesi dall'assassinio, a Memphis, di Martin Luther King — vede i carri armati percorrere la città, nei giorni della protesta per la convention del partito Democratico. Qualche settimana piú tardi, con il suo gruppo, come fa da anni tutti i venerdí e i sabato sera, prende possesso della Grande Ballroom, il teatro nato per ospitare le big band negli anni Trenta, per registrare il primo album. Dal vivo, insolitamente: la Elektra, la casa discografica californiana che a Chicago ha scoperto gli MC5 e - su suggerimento di Kramer — gli Stooges di Iggy Pop (e ha messo entrambi sotto contratto), è arrivata a loro seguendo le tracce di una reputazione fondata solo ed esclusivamente sulla forza delle loro esibizioni live. E dal vivo che gli MC5 danno il meglio: le chitarre roventi, il canto potente di Rob Tyner, un suono che appare grezzo ma trascinante fanno del grupppo un caso unico nel panorama mondiale del rock'n'roll: niente psichedelia, niente blues bianco, niente sensibilità pop beatlesiana, gli MC5 parlano la lingua metallica e tagliente della chitarra elettrica. Anzi, delle chitarre elettriche: quelle di Kramer e di Fred «Sonic» Smith si intrecciano e piú spesso si sommano per ore, nei loro concerti, e caratterizzano il gruppo come una firma. Questo, e le provocazioni con un fondo politico che dimostrano quanto facciano parte del «Movimento» anche loro, con le chitarre e le urla di guerra che lanciano dal palco. Cosí, il 30 e il 31 ottobre (la notte di Halloween e la sera che la precede, detta in America «Notte del diavolo») dell'anno 1968, dopo che J. C. Crawford li introduce arringando la folla («Voglio vedere un po' di rivoluzione, stasera»), gli MC5 partono a tutta velocità per il loro viaggio. Destinato a essere breve, per quanto intenso: lasceranno dietro di sé soprattutto questo album dal vivo e verranno ricordati come antenati del punk. La rivoluzione è estetica molto piú che politica. (Mia valutazione: Distinto)

di P. M. Scaglione - Rock! (Einaudi)

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