30 novembre 2015

The Beatles - The Beatles (1968)

Sono tornati dall'India tutti abbastanza cambiati e un po' piú lontani l'uno dall'altro. Disilluso, John Lennon se n'è voluto andare via, e quando il guru Maharishi gli ha chiesto perché, gli ha risposto: «Se tu fossi cosí dannatamente illuminato, dovresti già saperlo». A Londra, per la prima volta le donne entrano in studio (soprattutto Yoko, che dà a John l'idea di Revolution 9). Ringo si licenzia per due settimane quando scopre che alcune tracce sono state registrate con Paul alla batteria; torna, e su idea di George trova il suo strumento imbandierato e coperto di fiori. Brian Epstein, il manager che li guida da sempre, muore all'improvviso poco prima dell'inizio delle registrazioni. Ci sono giorni in cui ciascuno lavora a una canzone diversa: tutti gli studi di Abbey Road sono a loro disposizione, spesso sono in funzione nello stesso momento. George Martin è contrario, ma si decide di far uscire un disco doppio, capace di «contenere moltitudini» per dirla alla Walt Whitman, contraddittorio come e piú di ogni altro album dei quattro. Anche perché questa volta pure Ringo firma un pezzo, e George Harrison arriva al massimo risultato compositivo della sua vita, While My Guitar Gently Weeps (alla chitarra solista c'è per la prima volta un ospite, Eric Clapton). Alla fine i pezzi saranno trenta, piú Hey Jude che esce come singolo non compreso sull'album, piú quattro-cinque tracce che poi vengono eliminate. Alcune finiranno sugli album solisti di John, Paul e George, a dimostrare quanto l'idea di gruppo sia stata superata dalla realtà di quattro personalità incamminate su strade divergenti. I giorni in India a studiare meditazione trascendentale sono stati proficui, tutti hanno scritto molto. John ha riportato da là una canzone per Prudence Farrow, la sorella dell'attrice Mia, che meditando meditando stava perdendo la ragione (Dear Prudence), e Sexy Sadie, irridente atto d'accusa al guru indiano. Paul gioca con i generi, e copre vasti territori, dalla filastrocca honky tonk di Ob-La-Di Ob-La-Da al rockettone chitarristico di Helter Skelter, racconto di una giornata al luna park che Charles Manson scambierà per l'annuncio dell'arrivo della fine del mondo. Finiscono i Beatles, ma finiscono con un botto destinato a fare storia. Anche grazie alla copertina minimal, tutta bianca, ideata dall'artista pop Richard Hamilton. (Mia valutazione: Capolavoro)

di P. M. Scaglione - Rock! (Einaudi)

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