20 luglio 2015

The Velvet Underground & Nico - Omonimo (1967)

«L'unico problema è che non hanno un cantante», commenta Paul Morrissey di ritorno dal Cafe Bizarre, dove ha ascoltato i Velvet Underground per conto di Andy Warhol. La soluzione viene trovata subito: canterà quella ragazza tedesca, Nico, che si è presentata al giro di Warhol una settimana prima, e cosí per di piú si avrà qualcosa di bello da guardare «in mezzo a tutta quella bruttezza». Lou Reed, il motore creativo della band, accetta, e i Velvet Underground diventano l'espressione sonora della Factory warholiana. «Non credo piú nella pittura, e un gruppo rock è un modo interessante per mischiare arte, musica e cinema», dice ai giornalisti Warhol. Lou Reed fa il furbo, e in studio a Nico affida solo tre pezzi: Femme Fatale, che si ispira a Edie Sedgwick, diva regnante in quei mesi alla Factory, All Tomorrow's Parties and l'Il Be YourMirror, che nasce da un'idea della stessa Nico. Gli altri otto li canta lui, in tre giorni di studio che costano qualche migliaio di dollari a Warhol, che cosí può figurare come produttore dell'album. In realtà, il guru della Pop Art non fa nulla, se non offrire una protezione assoluta alle idee musicali di Reed e di John Cale. I due si sono incontrati qualche anno prima, alla Pickwick, una casa di edizioni per cui Reed scrive canzoni da quando è un ragazzino. Cale è gallese, e vive a New York perché sta con LaMonte Young, musicista d'avanguardia minimalista, e con il suo Theater Of Eternal Music. Il loro è un incontro tra due pianeti lontanissimi, una collisione che produce un suono alieno, scuro, parente tanto delle canzoni pop che scrive Lou Reed quanto del suono ipnotico amato da John Cale. Pochi li capiscono, molti li trovano semplicemente disgustosi. Cantano di droghe, travestitismo, sadomasochismo, sesso, e questo li terrà lontani da ogni ipotesi commerciale. Rifiutano gli hippie e la scena californiana, e il disgusto è reciproco: raccontano una vita urbana degradata a lotta per la sopravvivenza, i ritmi rallentati sottolineati dalla viola elettrica di Cale sono piú decadenti che rilassati, la batteria di Maureen Tucker (una donna: Cale non la vuole, Warhol se ne entusiasma per l'aspetto androgino) segna il tempo senza mai cambiare ritmo, la voce di Lou Reed (e pure quella di Nico, con quell'accento tedesco) rifiuta con scrupolo ogni possibile sentimentalismo. (Mia valutazione: Ottimo)

di P. M. Scaglione - Rock! (Einaudi)

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