20 giugno 2015

Sam Cooke - Ain't That Good News (1964)

Nel 1964 il mondo è ai piedi di Sam Cooke. Lo è pure il Copacabana, il Copa, il locale di New York dove anni prima aveva conosciuto il piú bruciante dei fallimenti: quando lo riconquista, il suo manager gli fa trovare una Rolls Royce nuova alla porta. E' l'anno del primo provino da attore con la Twentieth Century Fox, l'anno dei progetti per uno sbarco in grande stile in Europa, a cominciare dalla Gran Bretagna. L' 11 dicembre 1964, la proprietaria di un motel di Los Angeles provvederà a chiudere per sempre - in un solo inspiegato istante - tutte queste storie, sparandogli. Ma Sam Cooke avrà fatto in tempo a lasciare numerose tracce della propria grandezza. L'ultima (penultima, se si contano le serate al Copacabana, immortalate nello strepitoso disco dal vivo At The Copa) è questo album, registrato a fine 1963 nello studio della Rca a Hollywood, California, prodotto da Hugo Peretti e Luigi Creatore, due italiani che lavorano in coppia e che si firmano solo con i nomi di battesimo. «Su questo LP ci sono entrambi i lati della personalità di Sam Cooke», scrivono i due nelle note, intendendo che la prima metà del disco privilegia i brani ritmati, la seconda le ballate. E vero, ma c'è anche di piú: il senso stesso dell'avventura musicale di Sam Cooke, racchiuso nella canzone che dà il titolo all'album. Si tratta di un vecchio brano gospel, reso laico e sexy con un semplice intervento nel testo: invece che il ritorno del Messia, ciò che rende felice colui che canta è il ritorno della donna, lontana ma sulla via di casa. E dal 1956, da quando lasciò i Soul Stirrers per la carriera solista, che Cooke lavora a questa idea. La musica della chiesa, quella in cui è cresciuto, lui l'ha portata in strada, l'ha laicizzata, conservando un afflato mistico che ha poco di spirituale, ed è anzi del tutto carnale. E il soul, un genere, meglio, un linguaggio, che Cooke ha inventato quasi da solo, e che comunque interpreta con una classe superiore. Tanto superiore che lui stesso si sente pronto ad alzare la posta: ispirato da Blowin' In The Wind (che infatti canta al Copa) dice la sua sui tempi che cambiano, sulle umiliazioni subite dalla sua gente, e su un futuro diverso che ora lui e gli altri neri d'America si sentono in grado di immaginare e che anzi sentono vicino. E A Change Is Gonna Come, «un cambiamento sta per arrivare». Come capiterà ad altri leader neri, non vivrà abbastanza per vedere avverarsi la sua profezia. (Mia valutazione: Distinto)

di P. M. Scaglione - Rock! (Einaudi)

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