My Morning Jacket - Z (2005)

Ho trovato affascinante scoprire che Jim James (che è il nome d'arte di James Edward Olliges Jr.) prese il nome della sua nuova band scovando un vecchio cappotto che aveva una targhetta cucita sopra, MMJ, My Morning Jacket. All'epoca la fondò per avere un gruppo che facesse, nelle sue intenzioni, musica acustica, rispetto al suo principale, Month of Sundays. Tuttavia la seconda band, fondata con il cugino Johnny Quaid alla chitarra, Tom Blankenship al basso e J. Glenn alla batteria (tutti e tre proveniente da un gruppo emo-punk, dal solare nome di Winter Death Club) in breve tempo diventerà un piccolo culto della musica indipendente mondiale, e con il quarto disco entra di diritto nella lista maggiolina di dischi dal titolo con una sola parola.

La band, che suona una musica ricchissima di riverberi e potenza, debutta nel 1999 con The Tennessee Fire: in patria ha un successo minimo, ma per ragioni strane sale altissimo in classifica in Belgio e nei Paesi Bassi, tanto che il gruppo organizza un tour europeo, con una esibizione durante un live che entrerà in un documentario olandese, This Is Not America. Nel 2000 si aggiunge in formazione Danny Cash alle tastiere. Nel 2001 At Dawn li fa scoprire anche negli USA, anche grazie al fatto che James registra le parti vocali in un gigantesco silo per i cereali: il riverbero naturale della voce diventerà un marchio di fabbrica dei primi lavori. Suonano da spalla a grandi gruppi come i Foo Fighters che li chiamano personalmente ad aprire i loro concerti, firmano con la ATO Records e pubblicano il terzo disco, It Still Moves nel 2003. Cambiano formazione, Chris Guetig alla batteria, Bo Koster alle tastiere e Carl Broemel alla chitarra. Tutto è pronto per il grande salto. Che avviene nel 2005.

Z è prodotto da Jim James e da John Leckie, produttore inglese tra i più quotati, che lavorò con XTC, Stone Roses, con i Radiohead per The Bends (1995). Pronti a sperimentare nuove cose, registrano le loro canzoni in uno sperduto studio sui Monti Appalachi, a Catskill Mountains, abbandonando il riverbero, il suono souther rock acido per un approccio più ampio ed "europeo" alle canzoni. James tra l'altro per la prima volta da due dischi non userà nessuno effetto per modificare la voce, mostrando il suo timbro naturale e convincente. Più che altro, frutto anche del primo supporto professionale alla produzione, la band esplora le possibilità musicali spaziando con naturalezza dalla psichedelia alla musica stile Motown, con interessanti innesti dub, ska e qualche pazzia emo. Si apre con Wordless Chorus, l'inno di apertura beatificante, che suona davvero come un radicale cambiamento rispetto ai precedenti episodi; Knot Comes Loose ha il suono Motown a cui accennavo prima, riadattato da un gruppo di folk visionari. Lay Low, epica e potente, aggiunge uno di quegli assoli di chitarra a spirale, galvanizzanti, che rimangono in testa per per pò. La stravagante Off The Record è un pop-reggae con un ritornello surf-rock. Tra l'intro ad onde di Gideon, il piano di What a Wonderful Man, un piccolo gioiello pop e l'epica alla Pearl Jam di Dondante, con James che canta un dolente falsetto, il disco apre una nuova prospettiva alla band e non rimane inosservato.

Va infatti in classifica e viene osannato dalla critica: ne seguirà un grandioso tour, che in parte verrà proposto in Okonokos, registrato in due serata al leggendario The Fillmore a San Francisco. La band farà un altro salto mortale con il successivo Evil Urges (2008), ancora più sperimentale e psichedelico, anno nel quale saranno protagonisti di una ormai storica esibizione durante un torrenziale temporale al Bonnaroo Music Festival che durerà 4 ore e mezza. Sono ancora oggi protagonisti della musica internazionale, suonano spessissimo in tour e nel 2025 è appena uscito il loro ultimo disco Is: è l'occasione per scoprire una band che è diventata famosa partendo da un cappotto trovato per caso.

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