The Band - Music From The Big Pink (1968)
Tra gli anni in cui sono stati attivi, dal 1968 e il 1975, sono stati una delle meraviglie della musica, studiati e amati come i Beatles, i Rolling Stones o i Led Zeppelin. Sin dal primo disco, che uscirà nel 1968, mostreranno la loro maestosa, ricca, a tratti caotica amalgama di stili e influenze quasi a raccogliere una rassegna sulle radici della musica americana. Il disco è per questo una dedica a quello scantinato e a quell'atmosfera. La casa che Danko affittò infatti aveva una caratteristica: era dipinta di rosa, tanto che per tutti loro era Big Pink. E da qui il titolo del disco: Music From The Big Pink.
Registrato insieme a John Simon negli studi A&R di New York e ai Capitol di Los Angeles con il preciso obiettivo di suonare "come suonavamo nello scantinato", Music from Big Pink prende da quelle atmosfere e parla di famiglia, di fede e di vita rurale permeandone i valori di incertezza. Alcune canzoni affrontavano il tema del declino delle istituzioni. La voce che diventerà un marchio di fabbrica di Richard Manuel conferisce all'album gran parte del suo aspetto inquietante, mentre lo stile grezzo di Rick Danko e Levon Helm rafforza il fervore rustico dei brani. Lo strumento dominante è l'organo di Garth Hudson, mentre l'insolito lavoro di chitarra di Robbie Robertson, con una quasi totale assenza di assoli, destabilizza ulteriormente il suono. In scaletta gioielli meravigliosi ed imperituri: Tears Of Rage, scritta anche da Dylan, con echi shakespiriani (per i riferimenti di Dylan al Re Lear) è una canzone sulla conseguenze della guerra in Vietnam; We Can Talk per la prima volta le tre voce di Manuel, Helm e Danko insieme, cosa che diventerà un marchio di fabbrica della ditta; Chest Fever di Robertson ha un intro meraviglioso all'organo di Hudson, divenuto proverbiale; ci sono altre due brani con Dylan, leggendari, This Wheel's On Fire e la storica I Shall Be Released, che diventerà uno degli inni per le battaglie dei diritti civili, umanitari e politici in tutto il mondo. Ma la canzone simbolo del disco, e dei nostri quattro grandi musicisti, è The Weight: scritta in prima persona, racconta l'arrivo, la visita e la partenza di un viaggiatore da una città chiamata Nazareth, in cui l'amica del viaggiatore, Fanny, gli chiede di andare a trovare alcuni dei suoi amici e di porgere loro i suoi saluti. A ogni incontro, però, il viaggiatore torna con più favori da fare, e quei favori diventano ancora più favori, finché il peso di così tanti impegni inaspettati lo spinge a prendere la sua borsa e lasciare definitivamente la città per tornare da Fanny. I cantanti, guidati da Helm, raccontano gli incontri del viaggiatore con la gente del posto dal punto di vista di un sudista americano della Bible Belt, come lo stesso Helm, originario dell'Arkansas rurale. Dal primo verso "I pulled into Nazareth, was feeling 'bout half past dead" un gruppo di ragazzi scozzesi fonderà nel nello stesso anno un gruppo rock, i Nazareth appunto.
Il disco, trainato dall'interesse per il "redivivo" Dylan (che regalerà ai ragazzi il dipinto in copertina, la pittura è un'altra delle sue passioni), all'inizio era considerato per quello, ma con il passare del tempo vivrà di vita propria grazie alle qualità che caratterizzano il gruppo: un disco di roots music in anticipo di venti anni, con armonie vocali che faranno scuola (per quanto tutt'altro che "cristalline", ma talmente potenti ed affascinanti che compensano), con una divisione equa e meravigliosa dei compiti dei musicisti, che dimostreranno nel corso delle loro carriere la loro superba levatura. Messe insieme tutte queste cose, forse nome più azzeccato non c'era di The Band.

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