Portishead - Portishead (1997)

 Alcuni generi musicali sono precisamente legati ad un luogo e ad un periodo. Uno di questi nacque a Bristol tra la fine degli anni '80 e gli inizi degli anni '90: un gruppo di musicisti, produttori, dj ma anche artisti visuali, scrittori, artisti visuali prese a prestito l'arte del sampling dall'hip hop statunitense (cioè il campionamento digitale di fonti sonore eterogenee opportunamente combinate sia da altre canzoni ma anche di suoni naturali, rumori, chiacchierate e così via) e lo mischia con le basi elettroniche, la musica dub, influenze caraibiche, voci spettacolari, atmosfere malinconiche, cupe ma affascinanti. Nasce così il trip hop. E nel 1991 Geoff Barrow, che aveva già collaborato con i primi maestri del genere, Tricky e i Massive Attack come ingegnere del suono junior (ma anche con Neneh Cherry o i Primal Scream), incontra una giovane cantante, Beth Gibbons, a cui si aggiunge, quasi per caso successivamente, un chitarrista di formazione jazz, Adrian Utley. Nasce così un gruppo dall'alchimia particolare: Barrow è maestro dei campionamenti, dei tape loop, dell'arte dello stratching, Utley fa innamorare Gibbons di Edith Piaf e fa conoscere ai due la sua maestosa collezione di colonne sonore cinematografiche e di musica sperimentale degli anni '60, segnando così le scelte della band che nel panorama trip hop bristoliano è un unicum. Nascono i Portishead.

Prima di iniziare l'attività musicale, Barrow e Gibbons recitano in un cortometraggio, in bianco e nero, To Kill A Dead Man (1994) scritto e prodotto da loro due e di cui firmano anche la colonna sonora. Pubblicano quindi un primo album, registrato da Dave MacDonald a cui viene invitato come sessionista Adrian Utley.  Quel disco diventerà una delle perle del movimento e uno dei dischi più famosi e belli: Dummy esce nel 1994 guidato da canzoni ormai famosissime come Glory Box e Sour Times (che campiona perfino Lalo Schifrin). Dummy è un successo commerciale, vende 150 000 copie negli Stati Uniti dove non si sono mai esibiti, si aggiudica anche il Mercury Prize, fa scoprire alla critica questo ormai trio che travalica la "purezza" del genere e crea atmosfere cinematografiche eleganti e sofisticate.

Vanno in tour ma poi, con scelta personale, si prendono una pausa, tanto che per il secondo atto della loro discografia bisogna aspettare tre anni. Portishead, questo è il titolo del loro secondo lavoro, entra nella lista dei dischi che riguardano un luogo perchè, come il nome della band, è il nome del piccolo paesino vicino Bristol dove Barrow è cresciuto. Rispetto a Dummy, il disco segna un passaggio importante: il campionamento è ridotto al minimo (solo Only You incorpora un pezzo del tema dell'Ispettore Clouseau di Ken Thorne e un altro pezzo di un brano di un gruppo hip hop di Los Angeles, The Pharcyde, il brano è She Said) per il resto è tutto avvolto in un'atmosfera cupa, dalle basi che spesso ricordano il suono "granuloso" del vinile, con riferimenti evidenti al cinema e ad un atmosfera in bianco e nero, dove agli ingredienti soliti (le base elettroniche, le drumbeat programmabili) ci sono archi, fiati, pianoforti, intermezzi di basso e chitarra acustica.

La prima traccia dell'album, Cowboys, colpisce fin da subito; costruendo una trance ritmica, il brano prosegue per i primi tre minuti prima di cambiare completamente: la batteria è sospesa, il lento scratch del disco, mentre la voce di Beth Gibbons canta: "Indiscusso, nessun segno di rimpianto / Il tuo orgoglio gonfio pretende rispetto". Humming è il brano con la durata più lunga, e assomiglia ad una sorta di confessione, con i riverberi del basso e delle corde chitarristiche di Utley, sei minuti davvero importanti. Elysium è uno dei brani simbolo, dove Gibbons domanda: "Perché dovrei perdonarti? (...) Ma non puoi negare come mi sento\E non puoi decidere per me\E non puoi negare come mi sento\E perché dovresti decidere per me?. C'è anche la politica nei testi del gruppo. In Western Eyes, che inizia con piano, voce e degli archi in lontananza, si valutano i valori occidentali: "Hanno valori di un certo gusto / Gli innocenti che non vedono l'ora / Di crocifiggere, invalidando / Rivolgendosi alla disonestà" dove compare anche un intervento di una voce maschile, quella di Shaun Atkins. Critica anche della pervasività del capitalismo (nel 1997 molto meno "visibile" che oggi). Da ricordare anche la stupenda All Mine, dal video musicale stupendo, in bianco e nero, un misto tra David Lynch, la televisione degli anni '60 e certi romanzi distopici.

Il disco ebbe successo minore e meno fragoroso di Dummy, però la critica se ne innamorò. Con il tempo la sua fama è cresciuta, anche grazie al successivo tour a supporto del disco, che al Roseland di New York ebbe una fantastica serata dove le canzoni di Portishead furono suonate insieme ad una orchestra di 33 elementi, e riportate con altre perle della loro corona nel disco Roseland NYC Live del 1998, che fa gustare le canzoni in un altra dimensione.

L'animo sfuggente della band si manterrà per anni: ci vorranno dieci anni per arrivare a Third (2008) che abbandona la scia del trip hop, ormai consumata, per un tuffo nel suono della kosmik music tedesca anni '70, il doo wop, il surf rock miscelati con il loro tocco inimitabile, che assomiglia alle atmosfere di Twin Peaks virate in bianco e nero. 

Fonte

Commenti

E T I C H E T T E

Mostra di più