Ólafur Arnalds – Like Gravity (2026)

 di Silvano Bottaro

Like Gravity non è un album nel senso tradizionale, ma un progetto curatoriale e collaborativo: nasce come colonna sonora di un film/documentario sulla collaborazione artistica e raccoglie quindici brani realizzati con vari musicisti della comunità creativa legata ad Arnalds.
Il disco si muove nel territorio tipico di Arnalds: pianoforte minimale, archi, elettronica ambient e voci eteree. Ma qui l’elemento centrale è la collaborazione: Bonobo, RY X, Talos, JFDR, Josin, Loreen e altri artisti contribuiscono a creare un mosaico sonoro molto coerente, fatto di brani delicati, sospesi, spesso malinconici.
L’ascolto è fluido, cinematografico: più che un album di canzoni sembra una lunga colonna sonora emotiva, costruita su atmosfere e stati d’animo più che su strutture tradizionali.
La tracklist è in parte una retrospettiva di collaborazioni passate e in parte una nuova narrazione tematica sulla connessione tra artisti. 
Like Gravity è un disco intimo, collettivo e cinematografico, che parla di amicizia, collaborazione e comunità artistica. Non è un album innovativo come re:member o emotivamente compatto come some kind of peace, ma è un lavoro molto coerente e profondamente umano.
Se ti piace Arnalds, è un disco da ascoltare la sera, dall’inizio alla fine, come si guarda un film lento e pieno di paesaggi. È un disco che non cerca il capolavoro, cerca la connessione. E in questo senso il titolo è perfetto: la gravità è ciò che tiene insieme le cose, anche quando sono lontane.

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