Lande Hekt - Lucky Now (2026)
di Fabio Cerbone
Ballate pop estatiche e dolciastre malinconie elettriche si impastano nel suono di Lucky Now, terzo album solista di Lande Hekt, talento inglese rivelatosi qualche anno fa nel trio da filosofia indie-punk delle Muncie Girls e poi avviata al viaggio in solitaria grazie a un ep di esordio nel 2019, seguito da Going to Hell del 2021, bene accolto dalla stampa nazionale. Lucky Now sembra presentarsi all’appello come la raccolta della riappacificazione con se stessa, il classico salto di maturità, infarcito di canzoni che introducono nelle liriche della musicista, sempre avviate a un percorso autobiografico, una sorta di tranquillità e di maggiore sicurezza dopo le prese di coscienza del passato.
Legata spesso alle tematiche della sua identità sessuale (artista queer), dell’infanzia travagliata, nonché delle battaglie personali in età adulta, per scacciare le dipendenze dell’alcol, oggi Lande Hekt incontra la produzione squillante di Matthew Simms (Wire, It Hugs Back) e offre un gioiellino di jangle-pop chitarristico dove l’eco di una lunga tradizione, dagli anni Ottanta alla riscoperta di certi suoni indipendenti, si fa strada attraverso unidici brani coerenti con quell’immaginario sonoro, potitivi nell’impatto e pronti a offrire squarci di melodia e tremolii elettro-acustici.
I sobbalzi di Kitchen II annunciano il piccolo mondo di Lande Hekt, introducendo alla sua dolce fragilità, pronta ad esplodere nei capogiri di Lucky Now e a farsi tesa nell’avanzare di Rabbits, da qualche parte fra l’incantato indie rock delle Throwing Muses (Lande ha aperto alcune date del tour della band di Kristin hersh) e tutta la tradizione di casa, con Pastels e Teenage Fanclub che esplodono nella testa.
L’insistenza tra quiete pop e detonazione rock è il leit motiv di un album che sposa una sceneggiatura a prova di bomba, per qualcuno forse persino ripetitiva, ma indubbiamente efficace nell’aprire le melodie e le confessioni di Lande Hekt alla stupefatta energia power pop di A Million Broken Hearts e My Imaginary Friend, quest’ultima avvolta in riverberi chitarristici da scuola Smiths. Disco sulla distanza adorabile nel trascinare l’ascolto verso un rapporto di complicità con la stessa Lande Hekt, Lucky Now brilla della sua semplicità domestica (la sognante Middle of the Night, marchiata anche dalla presenza di un banjo), frutto del ritorno della musicista nella sua casa natale di Exeter nel Devonshire, scelta che echeggia forte e chiaro nella conclusiva Coming Home, a suo modo manifesto sonoro dell’intero album.

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