The Last Of The Famous International Playboys - Morrissey (1992)

 La sua epigrafe, il suo miglior riassunto, è tutto nel titolo di una sua canzone: I Started Something I Couldn't Finish, «Ho iniziato qualcosa che non sono riuscito a completare». Prima con gli Smiths, in una meravigliosa, ma breve parabola, poi in una carriera solista nata bella come il sole, ma presto oscurata dall'eclissi, Morrissey ha lasciato cadere dalle tasche sassolini che sono finiti nelle scarpe dell'inglese medio (primo destinatario delle trame) e poi in quelle dell'ascoltatore europeo. Morrissey ha portato a spasso la sua figura figlia del glam e del post-punk, un po' decadente e un po' dandy, diciamo, per semplificare,tra Marc Bolan e Oscar Wilde. The Last of the Famous International Playboys è fıglia di una strana e discutibile fascinazione di Morrissey per Ronnie e Reggie Kray, due gemelli che comandavano un organizzazione criminale che, negli anni cinquanta e sessanta, mise a ferro e fuoco l'East End londinese. La loro fama si deve non solo agli atti criminali, ma all'atteggiamento da bon vivant. Erano sempre presenti alle feste della Swinging London, erano amici di Judy Garland e Frank Sinatra e, in genere, di tutti i maggiori esponenti dello show business. Come ha dichiarato Ronnie Kray nella sua autobiografia: «Beatles e Rolling Stones comandavano il pop, Carnaby Street comandava la moda, io e mio fratello comandavamo Londra. Eravamo fottutamente intoccabili».
Quando Ronnie Kray mori, Morrissey inviò una corona di fiori.

(M. Cotto - da Rock Therapy)

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