The Deviants - The Deviants #3 (1969)

 La storia di musica odierna parte da una cosa che, lo raccontai già per Trout Mask Replica di Captain Beefheart, mi è capitata spesso all’inizio della mia passione musicale: fidarmi delle recensioni delle enciclopedie del rock. In verità a distanza di anni, le delusioni si contano sulle dita di due mani, ma sono così cocenti che il pensiero mi scuote ancora un pochino. I Deviants sono stati un gruppo di pochissimo successo a fine anni ’60 in Gran Bretagna, ma sono probabilmente uno dei più idolatrati dalla critica. Nascono nel 1966, quando Mick Farren decide di fare protesta con la musica: quelle formazioni che facevano concerti a nome The Social Deviants in posti importanti come il club UFO in Tottenham Court o all’Alexandra Palace Love-In Festival cambiavano di continuo (tra l’altro, per mia curiosità, nemmeno Wikipedia mi sa dire il cognome del primo batterista ufficiale, dal nome Benny, ma dal cognome sconosciuto). Farren è un tipo interessante, e con caparbietà mette in musica idee politiche, amori clandestini, diritti civili in una forma che anticipa tutto ciò che verrà in futuro: garage rock, punk, anche il rap in certi passaggi. Nel 1967 arriva ad una formazione stabile, con Cord Rees al basso e Sid Bishop alla chitarra, con alla batteria Russell Hunter: Hunter e Farren fanno amicizia con Nigel Samuel, figlio 21enne di un miliardario, che è ben felice di dare ai ragazzi le 700 sterline per registrare Ptooff!, il loro album debutto, che viene pubblicato per la prima volta nel Giugno 1968: copertina splendida e leggendaria che si apriva in 6 pannelli, registrato in maniera semi amatoriale negli studi Sound Techniques a Chelsea, un suono che nelle parole di John Peel, autore delle note in una ristampa successiva, “C'è poco che non sia buono, molto che sia eccellente e qualche lampo di brillantezza occasionale”. La band stampa 8000 copie, che vengono distribuite con varie testate della stampa alternativa prima che la Decca li metta sotto contratto. È considerato un capolavoro, ma non mi è mai piaciuto completamente. E nello stesso anno pubblicano Disponsable, con Duncan Sanderson che prende il posto di Cord Rees: un disco ancora più audace, ma di cui rimane solo un certo gusto provocatorio.

Sid Bishop di sposa e lascia la band, che al momento è a zero successo, e chiede a Jamie Mandelkau, che pur essendo canadese è il presidente degli Hell’s Angels britannici, un suggerimento per un chitarrista per sostituirlo: arriva così Paul Rudolph, uno che diventerà una delle figure centrali dell’Underground musicale britannico e suonerà nei dischi solisti a metà degli anni ’70 di Brian Eno. Ovviamente Rudolph è il primo musicista professionista che abbia mai avuto la band, tanto che Farren spiazzato dal fatto che è davvero ora di suonare, finirà per essere isolato dagli altri. Infatti Farren per The Deviants #3 scriverà nella sua autobiografia, dal titolo esemplare di Give The Anarchist A Cigarette, “eravamo così creativamente esauriti che non siamo riusciti nemmeno a trovare un nome accattivante per quel maledetto disco”. Era un disco che non voleva, ma che rispetto ai primi due mi piace moltissimo, perché è meno “approssimativo”, sebbene alcune canzoni somiglino pericolosamente a demo non finiti, e che perde il gusto totale dell’irriverenza per uno spirito satirico zappiano che ha un certo fascino: è comunque un affascinante spaccato dello stato dell'underground britannico nel 1969. In copertina, come tutti i dischi agostani, una suora sorridente in maniera maliziosa con un ghiacciolo multigusto tra le mani. Alcune canzoni sono effettivamente improvvisate: Death Of A Dream Machine è poco più di un jingle. Ha i suoi punti forti in Billy The Monster, il sinistro canto zappiano con cui si apre l'album, The People's Suite che è una brillante canzone “suite” che dura solo due minuti e mezzo e che dice en passant: "Siamo le persone che pervertono i vostri figli, li sviamo dalle lezioni che avete insegnato loro": ancora una volta, Zappa incombe pesantemente sull'andamento del brano, ma se i tabloid dell'epoca avessero mai avuto bisogno di vedere confermate le loro peggiori paure, i Deviants furono lieti di accontentarli. E la finale Metamorphosis Explosion, 10 minuti ad omaggiare la psichedelia californiana alla Grateful Dead. Musicalmente, The Deviants 3 si colloca in un vuoto a metà strada tra la prima Edgar Broughton Band, con la quale nutrivano una rivalità sfrenata, e gli esordienti Pink Fairies, nei quali tutti i membri, tranne Farren, si rifugiarono presto. Perché il nostro, dopo un tour fallimentare negli Stati Uniti dove il resto della band lo mandò via, ritorna in Gran Bretagna dove registra il suo disco solista d’esordio, Mona - The Carnivorous Circus, che uscì nel 1970 per concludere gli obblighi contrattuali firmati da Farren con la Decca: è un disco che esprime appieno la sua pazzia psichedelica, partendo dal classico di Bo Diddley Mona, e lo registrò insieme al leggendario batterista Twink e Steve Peregrin Took, braccio destro di Marc Bolan nei T.Rex, che per motivi di diritti è accreditato come Shagrat The Vagrant.

Farren dopo Mona abbandona la musica e si mette a fare il giornalista: scriverà persino per il New Musical Express, e scriverà ben 23 libri, tra cui uno, The Armageddon Crazy del 1989, che raccontava di un periodo degli Stati Uniti post-2000 dominato da fondamentalisti che sovvertono la Costituzione.

Si riformeranno nel 1996 come Deviants IXVI (che è 96 in numeri romani) e pubblicheranno un disco nel 2002, Dr. Crow, che è bello. Ma la notizia secondo me più sensazionale è che Farren avrà la gloria che ogni artista vorrà avere (sebbene non si sia mai definito tale): durante uno dei rarissimi concerti dei rinati Deviants, al The Borderline di Londra il 27 Luglio 2013, Farren ebbe un malore sul palco, morendo poco dopo in ospedale.

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