Pretty Girls Make Graves - Élan Vital (2007)
A loro si aggiungono Nick Dewitt alla batteria e alle tastiere, J. Clark alla chitarra e Nathan Thelen alla chitarra e come seconda voce. Con questa formazione vanno in studio negli storici Robert Lang Studios di Shoreline (dove hanno registrato Nirvana, Alice In Chains, Foo Fighters, Soundgarden, Dave Matthews Band tra gli altri) e registrano Good Health, un album decisamente punk sia per la musica, veloce ed urticante, che per la rapidità dell’esecuzione (9 brani racchiusi in 28 minuti). Non passano inosservati, e una della grande (in senso qualitativo) della musica indipendente, la Matador, li ingaggia per un nuovo lavoro. The New Romance esce nel 2004, prodotto da Phil Ek, che a differenza del primo amplia lo spettro sonoro, con virate alla musica emo, al gothic e ad una struttura più corposa e interessante dei brani, che convincono la critica specializzata: è uno degli album indipendenti dell’anno.
C’è una certa attesa per il lavoro successivo, anche perché nel 2004 Nathan Thelen se ne va sostituito dalla polistrumentista Leona Marrs. A guidare i musicisti c’è Colin Stewart, uno dei più affermati produttori ed ingegneri del suono della musica indipendente canadese. E ne viene fuori un disco che ha un luminoso gelato in copertina dal titolo bellissimo: Élan Vital. Che è lo Slancio vitale citato da Henri Bergson nel suo libro Evoluzione Creatrice del 1907: nelle parole dello stesso autore, è “un’esigenza di creazione. Esso non può creare in modo assoluto perché trova davanti a sé la materia, cioè il movimento opposto al proprio; ma esso si impadronisce di questa materia, che è pura necessità, e tende ad introdurre in essa la maggior somma possibile d’indeterminazione e di libertà”. In egual misura ispirata al post-punk, alimentata dall'indie dei primi anni '90 e forgiata dal punk, la band è più compatta che mai e anche più espansiva. Hanno mantenuto tutta la furia e la grinta del loro sound iniziale, conferendogli una portata più ampia, ma spicca su tutti Andrea Zollo e la sua voce più matura e sicura, ma non per questo meno impetuosa e vivace. Le Pretty Girls hanno scritto una serie di canzoni davvero intriganti, che sono spesso un’idea di inno generazionale, come The Number, con il suo ritornello meraviglioso (Because I want/And I don't know what I want/But when I want it I want it) o Parade, dal ritmo gioioso che dice "Been meeting in the back room\Been gathering in the parking lot\Been talking in the break room\Of what we're are doing with what we've got". In una grande prova di apertura stilistica, pubblicano anche un sinuoso brano disco (Domino), un brano che sa di folk rock (Selling The Wind), una sognante ballata elettronica indie (Pearls On A Plate) e alcuni brani che non assomigliano a nessuno tranne che alle Pretty Girls (Bullet Charm o The Nocturnal House).
Al massimo dell'attenzione nei loro confronti, con tanta ammirazione da pubblico e critica, dopo due dischi davvero belli, si sciolgono: alcuni dei componenti seguono carriere solisti dai mille problemi, mentre il ricordo dei loro lavori continua ad affascinare. Sono pochissimi i lavori di musica indie a cui sono stati dedicati delle pubblicazioni cerimoniali come per i 20 anni di Good Health, tanto che la band si riforma (con la formazione di Élan Vital) ed è ripartita con una serie di concerti dove hanno suonato per intero The New Romance. Un gruppo interessantissimo con un suono personale e che regala mille soprese ad ogni ascolto. Magari mangiando un gelato.

Commenti