Pink Floyd - Ummagumma (1969)

 Quando la Emi, che li aveva sotto contratto, decise che sarebbe stato pubblicato come uno dei dischi di punta della neonata etichetta Harvest, quella che era una delle band più promettenti del panorama rock britannico sapeva bene che era necessario un album “serio”, cioè una musica che si slegava dalla fruizione dei locali, dove si andava a ballare, ma che invece era diretta ad un nuovo pubblico, in espansione, che sentiva tutto rapito a gambe incrociate sulla pista da ballo, immerso nella musica.

Quella band erano i Pink Floyd, che iniziarono a pensare al loro quarto disco negli studi di Abbey Road. Lo chiamarono Ummagumma, che nel gergo di uno dei groupie del gruppo, Ian "Imo" Moore, voleva dire “fare sesso”. Stavolta fu proposto un metodo nuovo per la sua ideazione. Ognuno dei componenti infatti lavorò autonomamente ad un proprio brano, nel tempo stabilito di 15 minuti ciascuno. Liberi anche dalle pressioni della casa discografica per l’uscita di un singolo, i musicisti furono felici e liberi di sperimentare. Ne venne fuori una combinazione di canzoni del tutto innovativa e sperimentale: Richard Wright scrisse Sysyphus, un concerto per tastiera in 4 movimenti, che si ispira al mito della fatica di Sisifo (che spinge una roccia su una collina scoscesa nell'Ade fino alla cima ma, immancabilmente, questa ricade all’indietro e deve iniziare da capo, senza fine) e ha momenti di pura avanguardia, tra cacofonia, sperimentazioni e momenti, soprattutto nelle parti III e IV davvero misteriosi, al limite del rumorismo. Nick Mason compose The Grand Vizier’s Garden Party, in tre parti, dove c’è un flauto, suonato dalla sua futura moglie Linda, e due parti per legni e percussioni. Roger Waters sciorina un titolo fantasmagorico, Several Species Of Small Furry Animals Gathered Together In A Cave And Grooving With A Pict, per un collage di suoni trovati, voci di animali modificate nella velocità di registrazione e svariati altri effetti speciali, a cui affianca la malinconica Grantchester Meadows, completamente acustica, solo voce e chitarra, con un bucolico cinguettare di uccelli a ricordare un posto, Grantchester, nel Cambridgeshire, in Inghilterra, che è il luogo dove Syd Barret e David Gilmour sono cresciuti. Con un buon paio di cuffie, si può distintamente sentire una mosca ronzare, tra lo sfarfallio dei cinguettii tra i due canali, a dare un ‘aria di pace, serenità e spazio naturale. David Gilmour fu quello più in difficoltà nel progetto dei 15 minuti, tanto che leggenda vuole che chiese aiuto a Waters per la sua The Narrow Way: in tre parti anch’essa, è divisa in due portentosi strumentali, in pieno spirito prog, a cui nel terzo si aggiunge la sua voce. L’album sarebbe già sorprendente, ma in quel momento la band è impegnata in numerosi concerti, dove suonavano una sorta di mega suite, che per anni si è pensato fosse l’embrione di un disco concept: si chiamava The Man, The Journey, e raccontava la storia di una giornata di vita (Sleep, Work, Play, Start Again) e che conteneva i semi da cui i musicisti poi trassero parti della colonna sonora di More (1968), Granchester Meadows, The Narrow Way e The Grand Vizier’s Garden Party. Per questo, fu deciso di pubblicare una prima parte live, con alcuni dei loro successi precedenti, cioè Astronomy Domine, Careful With That Axe, Eugene (che verrà risuonata per la colonna sonora di Zabriskie Point di Michelangelo Antonioni), Set The Controls For The Heart Of The Sun ( l’unico brano con Syd Barrett e primo con David Gilmour che suonano alcune parti per chitarra, rendendolo l'unico del gruppo in cui hanno suonato tutti i cinque componenti) e A Saucerful Of Secrets, brani questi registrati presso il Mothers Club di Birmingham il 27 aprile 1969 e al Manchester College of Commerce il 2 maggio, con l'aggiunta in studio di alcune parti vocali.

Tutta questa meraviglia era contenuta in una misteriosa e stupenda copertina, opera dei geni della Hipgnosis. Legata al surrealismo di Dalì e Magritte, Aubrey Powell si ispirò all’Effetto Droste, cioè al logo di una marca di cacao olandese sulla cui confezione era raffigurata una donna che tiene un vassoio con una scatola dello stesso cacao, creando così un’immagine dentro l’immagine stessa. Spinti anche dal fatto che fino ad allora avevano avuto un atteggiamento misterioso e tutto sommato poco appariscente, decisero di comparire “dal vero” in copertina. Furono infatti scattate delle fotografie a casa della fidanzata di Storm Thorgerson a Cambridge disposte una all'interno dell'altra, identiche tra loro ma con una rotazione dei membri del gruppo nelle varie posizioni, a giro, sul retro una foto di tutto il materiale usato nelle registrazioni dell'aeroporto di Biggin Hill, nel Kent.

Uscito nell’ottobre del 1969, arrivò al 5 posto delle classifiche inglese, segnando di fatto un assunto: la band aveva fan fedeli che amavano la loro musica al di fuori delle hit e dei singoli. All’inizio tuttavia fu un po’ bistrattato dalla critica, per il suo sperimentare, ma con il passare del tempo, e vista anche la virata che il gruppo farà sin dal successivo Atom Heart Mother (1970), è ormai considerato uno dei capolavori del gruppo, sicuramente il disco più fantasioso e meno scontato all’interno di una discografia, va detto, leggendaria per suono e successo.

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