5 novembre 2015

Johnny Cash - At Folsom Prison (1968)

Nell'eterna lotta tra la vita e la sua rappresentazione, vince sempre quest'ultima. Nessuno lo sa meglio di Johnny Cash, che all'alba del 1968, un anno che a tutti appare carico di promesse e minacce, riesce finalmente a realizzare un progetto a lungo osteggiato dai suoi stessi discografici: registrare un album dal vivo nella prigione californiana di Folsom, quella in cui, un decennio prima, ha ambientato Folsom Prison Blues, la storia di un carcerato che sente il richiamo della libertà nel fischio di un treno e ripensa al proprio passato, agli errori commessi, a quello che è stato e a quello che sarebbe potuto essere. Il racconto è in prima persona, per quanto Cash, che di errori ne ha certamente commessi, non possa dire di essere mai stato davvero un carcerato. In quella canzone c'è però un verso — in prima persona appunto — che entrerà nella coscienza collettiva degli americani quasi come un proverbio: «Ho ammazzato un uomo a Reno solo per vederlo morire». Naturalmente, quando il 13 gennaio 1968 Cash canta nella prigione di Folsom, è quella la canzone che apre le danze nel refettorio. Il verso viene accolto nel piú assoluto silenzio (pare che eccessi di ogni tipo fossero stati preventivamente ed energicamente scoraggiati) e chi mixa l'album è costretto a sottolineare il passaggio con urla e fischi. Il che ci riporta al rapporto tra arte e vita, particolarmente critico per Johnny Cash, e al legame tra esperienza e racconto. Cash ha fatto di sé spettacolo, della sua figura immancabilmente vestita di nero, del suo vocione profondo e scuro, del suo volto che appare scolpito in una smorfia di consapevolezza e scetticismo. Canta da sempre storie di violenza, carcere e vagabondaggio, come vuole una tradizione che lui stesso negli anni ha provveduto a rafforzare (le sue prime incisioni risalgono al 1954). Ora però la stanchezza comincia a farsi sentire: in lui e nel suo pubblico, che è cresciuto, è cambiato e in fondo non può essere del tutto insensibile al vento di innovazione che spira sulla società americana e anche sulle pianure agricole che da sempre vibrano al suono del country. Johnny Cash entra a Folsom per un bagno di vita vera (vera a modo suo, come è «vero» il suo assassino di Reno), per entrare a contatto con sofferenze reali e uscirne, paradossalmente purificato, rinnovato. Beh, il battesimo nel senso di colpa funziona: Cash guadagna in una sola sera altri vent'anni di carriera e un sapore di verità che non lo abbandonerà mai piú. (Mia valutazione: Distinto)

di P. M. Scaglione - Rock! (Einaudi)

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