Secret Oyster - Sea Son (1974)

Il viaggio di Ottobre tra il progressive europeo arriva in Danimarca, ultima tappa di questo piccolo ma significativo tour alla ricerca del prog “degli altri”. La piccola penisola, insieme con le altre grandi repubbliche scandinave, è stata un fervente laboratorio di idee e gruppi del genere sin dalla prima ora e, a dispetto di altri paesi, ha sempre mantenuto viva la fiamma del prog negli anni più difficili del punk fino ai giorni nostri (a quelle latitudini si scrive con due “g”, progg e ancora oggi è fenomenale serbatoio di band che rielaborano quei canoni, fan club, collezionisti). Tra i meravigliosi gruppi prog di quelle terre, ho scelto la band della storia musicale odierna per un semplice motivo personale: il disco di oggi è il regalo di un funzionario dell’ambasciata danese in Italia, che ho conosciuto per motivi di lavoro, appassionato di rock come me, con cui feci uno scambio: un disco dei Perigeo (La Valle Dei Templi,1975) per uno, a suo giudizio, della più sorprendente band del prog danese: i Secret Oyster e il loro Sea Son, pubblicato nel 1974. I Secret Oyster erano un super gruppo, nato dall’unione di musicisti provenienti da band diverse: Karsten Vogel (sassofono), Mads Vinding (basso) e Bo Thrige Andersen (batteria e percussioni) provenivano dai Burnin’ Red Ivanhoe, Claus Bøhling (chitarra) dagli Hurdy Gurdy, Kenneth Knudsen (tastiere e Moog) dai Coronarias Dias, si formano nel 1973. Soprattutto quelli che venivano dai Burnin’ Red Ivahoe erano all’epoca musicisti piuttosto famosi in Danimarca e nell’ambiente prog, avendo quella band ottenuto interessanti riscontri di critica e pubblico con alcuni dischi davvero notevoli (su tutti il bellissimo M144, 1969): nel 1972, tra l’altro dopo una trionfale tournee europea, la band si scioglie, principalmente perché il leader Vogel è affascinato dai primi gruppi jazz rock e vorrebbe intraprendere quella strada musicale, in contrasto con gli altri musicisti. Lo fa con i Secret Oyster, che si ispirano come sound e composizioni ai Mahavishnu Orchestra, ai Nucleus, come faro il leggendario Bitches Brew di Miles Davis. Con questa formazione pubblicano il primo disco, Furtive Pearl (1973) che viene appena notato da critica e pubblico. Cambio di formazione con Jess Stæhr (basso) al posto di Vinding e Ole Streenberg alla batteria al posto di Thrige: registrano ai Rosenberg Studios di Copenhagen, Sea Son nasce in soli tre giorni di sessioni, tra il 4 e il 7 luglio del 74’. L'album esce nell'autunno dello stesso anno per la CBS. Totalmente strumentale, Sea Son è ai vertici di quel prog rock sofisticato, venato di jazz, che in quegli anni si posizionava al lato rispetto alla potenza quasi sinfonica di altri gruppi del movimento. Vogel voleva creare una musica che proprio come il jazz da lui tanto amato partiva per memorabili e indimenticabili viaggi sonori, lavorando su ogni assolo, avendo tra l’altro la sintonia giusta tra i musicisti di improvvisare su un accordo, su un assolo e così via. I brani mostrano tutto ciò al più alto livello: si parte alla grande con il groove funk di Oyster Jungle; la raffinatezza di Pajamamafia, dal bellissimo intro leggermente psichedelico con un uso intelligente del piano elettrico e del sintetizzatore Moog insieme a una forte dose di linee melodiche di sax; l'impressionante lavoro di chitarra di Bohling in Black Mist, con fenomenale linea di basso – in questo senso il lavoro di Staehr in tutto il disco è eccezionale. Il suono è ricco, pieno di interazioni tra sax e tastiere, evidenti vibrazioni funk, ma anche momenti più solenni come i drammatici archi dell’intro di Painforest (brano meraviglioso tra l’altro), o la tessitura raffinata di Paella. Ma il vero pezzo clou è Mind Movie: brano epico, dai continui cambi di ritmo e di tensione musicale, che si sviluppa in meravigliosi duelli strumentali, con grande risalto per gli assoli alla chitarra di Bøhling che meraviglia per ben 9 minuti. Nella versione rimasterizzata oggi in commercio sono presenti tre brani in più: Sea Son e Alfresco (scritto proprio così, tutto attaccato) parte I e II, con fantastico lavoro al sassofono di Vogel. Ogni ascolto regala delle soddisfazioni, ed è evidente la ricerca di qualità sonora e di esecuzione che fanno del suono dei Secret Oyster un esempio piuttosto unico anche tra i gruppi dell’epoca. Purtroppo come il primo, anche il secondo ebbe discreto successo solo in patria. Ma Vogel e compagni non mollano: pubblicano nel 1975 delle musiche per un balletto, Vidunderlige Kælling (che in danese significa Maledetta Puttana) centrato sul tema della violenza sulle donne, che viene pubblicato con il titolo di Astarte (dal nome della dea madre venerata nell'area semitica nord-occidentale), poi Straight To The Krankenhaus nel 1976 prima di sciogliersi, e riformarsi come Burnin’ Red Ivanhoe (ah questi danesi…). Nel 2019, ad oltre 40 anni dal loro scioglimento, viene pubblicato nel materiale registrato nel 1978, con il titolo Striptease. Vale la pena cercarne i lavori e ascoltarli, per sentire il fascino elegante e per niente freddo della loro musica. 

Commenti

Etichette

Mostra di più