Rush - 2112 (1976)

Il rock progressive è stato il primo esperimento di musica rock europeo, ideato e messo in pratica, in varie forme, nel lustro che va dal 1968 al 1973 (il periodo d’elezione del genere) da una generazione di giovani europei nata pochi anni dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale, educata nelle scuole superiori, desiderosa di staccarsi dal rock importato dall’America e dai suoi simboli, creando una musica dal carattere sperimentale, influenzata dalla letteratura, l’arte e la mitologia classica e neogotica. C’è però una formazione, tra le più longeve del panorama rock internazionale, che prese spunto dal progressive proprio nel momento in cui quello europeo stava scemando, intorno alla prima metà degli anni ‘70. Il gruppo in questione nasce a Toronto nel settembre del 1968 per iniziativa di due amici, Alex Lifeson e Geddy Lee che muovono i primi passi in una high school insieme al batterista John Rutsey e al tastierista John Lindsey. La band si chiama Rush, anche se per un periodo si farà chiamare Hadrian. All’inizio i 4 suonano nello stile all’epoca sacro ed esplosivo dell’hard rock dei Led Zeppelin e dei Cream, suonano di spalla a gruppi famosi e autoproducono un disco, Rush, che verrà sentito da un noto produttore e Dj, Terry Brown, che spingerà la Mercury a ripubblicare il disco e che diventerà il loro produttore fino al 1983. Esce nuovamente nel 1974, e Finding My Way diviene il primo brano del catalogo a segnalarsi. Nel frattempo Lindsey se ne è andato e Rutsey abbandona il gruppo. Il suo posto viene preso dalla figura chiave del cambiamento stilistico dei Rush: Neil Peart. Straordinario batterista, uno dei più grandi di tutti i tempi, visionario, compositore di testi onirici, creativi e ricchi di citazioni, è l’uomo che fa fare il salto di qualità alla band. Nel 1975 due dischi, Fly By NIght e Caress Of Steel, dove la band inizia un approccio più fantasioso alla musica, soprattutto nei testi, dove emergono con chiarezza certe idee prese dai dischi dei grandi gruppi del progressive inglese, che in quegli anni uscivano anche in Nord America. La svolta, epocale, avviene con il disco di oggi. Peart si prende l’onore di scrivere i testi ( e sarà così per i successivi 40 anni…) ma non canterà mai, lasciando alla voce di Geddy Lee, da timbro che strizza l’occhio a quella di Jon Anderson e di Peter Gabriel, ma che rimarca un’anima heavy metal personale, con la musica puntellata dai ricami di chitarra di Lifeson. 2112 (1975) prende il nome dall’omonima suite che apre il disco. Ideata da Peart prendendo spunto da una novella della scrittrice filosofa Ayn Rand, fondatrice dell’oggettivismo, 2112, in 7 movimenti, narra le vicende che avverrebbero nell’anno 2112. Dopo una Ouverture che omaggia addirittura l'Ouverture 1812 di Tchaikovsky e che si conclude con i versi dalle Beatitudini nel Vangelo di Matteo, il brano parte con The Temples Of Syrinx: Peart Immagina un futuro dove i Preti dei Templi di Syrinx, (Geddy canta le parte dei Preti acutissimamente, con l’aiuto di effetti sonori) governano la terra, dopo aver riunito le popolazioni sopravvissute ad una guerra mondiale, sotto la “stella rossa della Federazione Solare” (quella in copertina, sul retro un uomo nudo si oppone al pentacolo, uno dei simboli della band, appare proprio in questo album per la prima volta). In una grotta il protagonista trova una chitarra, impara ad usarla (Discovery), con la chitarra magica di Lifeson a incantare, stupefatto dalla musica porta la chitarra ai Preti. I Preti distruggono la chitarra, “another toy that helped destroy the elder race of man”. L'uomo ha un sogno in cui un oracolo lo trasporta sulla terra in cui la vecchia razza degli uomini, in realtà non distrutta, si è trasferita (Oracle: The Dream). Il protagonista, colpito dalla bellezza della terra, decide di ripristinare la libertà distruggendo i tempi di Syrinx. In Soliloquy, il protagonista torna nella grotta in cui aveva trovato la chitarra, e in questa sezione la chitarra di Lifeson e i lamenti di Geddy quasi sottolineano la disperazione dell’uomo per quella bellezza, e quella libertà persa. L'ultima sezione Grand Finale è un grandioso pezzo strumentale e il famoso verso “Attention, all planets of the Solar Federation/We have assumed control” fa presagire la vittoria sui Preti, concludendo una delle canzoni più ricche ed emozionanti che il progressive abbia regalato ai suoi adepti. Ma il disco ha anche una seconda facciata entusiasmante: meno ricca della creatività della title track, ma bellissima nella storica A Passage To Bangkok, canzone sul turismo per cercare la marijuana migliore, e nella altrettanto famosa The Twilight Zone, scritta dai tre, appassionati della storica serie di fantascienza omonima degli anni ‘60. Il disco segna il passaggio a band rispettata, considerata da critica e pubblico, che regala al gruppo i primi successi commerciali importanti. Il primo periodo creativo si chiuderà l’anno successivo con un grandioso live, il primo di una serie fantastica di dischi dal vivo che chiudono dei periodi di triadi musicali: All The World’s A Stage è un doppio meraviglioso, dove è storica la riproposizione di tutta la loro bravura in 2112, Anthem, Bastille Day, Fly By Night. Una grande band da riscoprire.

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