Nico, Guida per principianti

Modella, attrice, frequentatrice dei backstage dei concerti dei Rolling Stones, di Jimi Hendrix, dei Doors senza mai trasformarsi in groupie, musa “ingombrante” nel primo album dei Velvet Underground prodotti da Andy Warhol e guidati da Lou Reed, poi cantante solista stravagante e fondatrice occulta del genere “gothic-rock”. Ti parliamo di Christa Päffgen, in arte Nico.

Nico, chanteuse e virago teutonica, è stata indubbiamente una delle cantanti più cool di sempre. La sua voce cavernosa, programmaticamente indifferente alle nozioni di bello e di brutto in musica, ne fecero un personaggio del tutto esotico nella New York musicale degli anni ’60. Prima di morire nel 1988 a soli 49 anni, ha avuto una carriera densa, sospinta dalla ricerca continua di novità e da impulsi nichilistici, che l’hanno trasformata in un’icona.

Gli inizi di Nico fra la fotografia di moda e il cinema

Nata a Colonia nel 1938, trasferitasi nell’enclave americana di Berlino con la madre per sfuggire all’occupazione russa della città, nei primi anni ’50, dopo aver fatto la cucitrice e la commessa, Christa Päffgen inizia a lavorare come modella. Ottiene incarichi in giro per l’Europa. A Ibiza incontra Nikos Papatakis detto Nico, regista che le suggerirà il soprannome con cui diventerà famosa.

Alla fine degli anni ’50 inizia a comparire in qualche film. Nel 1959, trovandosi nel Lazio, ospite nella villa di un amico, viene invitata sul set de La Dolce Vita, dove Federico Fellini, che ne resta colpito, le affida la piccola parte di traghettatrice di Marcello Mastroianni per feste romane. Sostanzialmente, interpreta se stessa.



Nel 1960 si trasferisce a New York e studia “Il Metodo” di recitazione Strasberg. È suo il volto sulla copertina dell’album del celebre pianista jazz Bill Evans, Moon Beams. Nel 1962 ha un figlio da Alain Delon, che non sarà mai riconosciuto dal padre. Nel 1963, dopo aver ottenuto il ruolo di protagonista nel film francese Strip-tease, registra l’omonima canzone di Serge Gainsbourg per la colonna sonora del film, che però sarà scartata in favore dell’incisione di Juliette Gréco. La versione di Nico è stata resa nota nel 2001, ed è la sua prima registrazione in assoluto.



Conosce Brian Jones quindi i Rolling Stones, poi Bob Dylan, poi Andy Warhol. Chiunque la incontri resta colpito dalla sua voce—ronzante, gutturale, non intonata—e dalla sua avvenenza nordica terrificante. Warhol le dedica uno dei suoi moltissimi Screen Test, video-ritratti in bianco e nero di personalità dell’epoca. Lo puoi vedere qui sotto: azzera il volume dopo aver premuto play, perché questi film sono stati realizzati volutamente senza traccia sonora.



Nico e i Velvet Undrground

Sempre Warhol propone ai Velvet Underground, da lui gestiti, di arruolare Nico in veste di sciantosa. Il gruppo accetta, con riluttanza. L’album che ne viene fuori nel 1967 è uno dei più celebri e influenti della storia del rock. Il disco che, secondo l’arguta considerazione di Brian Eno, vendette appena 10.000 copie, ma avrebbe causato la nascita di 10.000 band: una per acquirente.



La carriera solista di Nico

Nico e gli altri componenti della band non legano, perciò la cantante abbandona il gruppo dopo il primo disco e intraprende la carriera solista. Il suo primo disco, Chelsea Girl, è intasato da arrangiamenti orchestrali troppo corposi, che infastidiscono la stessa cantante. La quale, però, ha poca voce in capitolo e canta solo brani altrui. I’ll keep it with mine, ad esempio, è di Bob Dylan.



Nel successivo disco, The Marble Index (1969), scrive da sé i brani. Agli arrangiamenti la supporta John Cale dei Velvet Underground. Ne esce un album molto sperimentale, sofisticato, ma che ha qualcosa da dire. Da questo momento Nico inizia a giochicchiare con quello che diventerà il suo strumento “d’elezione”, e conferisce alla sua figura un alone “gotico”: l’armonium.



Nel 1970 esce un album ancora più spiazzante e bellissimo, Desertshore, considerato un disco dal sapore, appunto, “gotico”. Apparentemente austeri, i brani di Nico sono in realtà molto teatrali, e quasi sovraccarichi di spunti sonori.



Mentre continua a produrre dischi e tenere concerti (anche collettivi: uno di questi è diventato un album storico, June 1, 1974), Nico incontra il regista Philippe Garrel. Diventa la sua musa, partecipando a diversi suoi film. Nel 1985 esce il suo ultimo album, Camera Obscura. Gli anni Ottanta sono molto difficili per Nico, soprattutto a causa della tossicodipendenza. Mentre viene “riscoperta” dalle generazioni più giovani, decade a livello psicofisico. Della fase finale della sua carriera si parla in questo bel documentario del 1995.

Un giorno di luglio nel 1988, dopo essere uscita di casa in bicicletta—secondo il figlio, per andare a comprare della marijuana—cade dalla bici. Il giorno seguente muore per emorragia cerebrale.

These days, la canzone più celebre di Nico

La canzone probabilmente più famosa di Nico è These Days. È utilizzata spesso come colonna sonora filmica (ad esempio, ne I Tenenbaum di Wes Anderson). La canzone è il capolavoro di Jackson Browne, chitarrista e cantante pop-folk statunitense, che la scrisse quand’era adolescente, col titolo I’ve been out walking. Nico, che probabilmente aveva avuto una relazione col giovane chitarrista, la canta quasi facendo il verso alla sua voce. La canzone è amatissima negli Stati Uniti dove ha ricevuto una pioggia di omaggi sotto forma di cover da una miriade di cantanti e gruppi. Perfino Cher ne ha registrato una versione. La versione di Nico è la più bella di tutte.



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