Gorillaz - Gorillaz (2001)

Qualcuno ha parlato di postmoderno? Di icone comunicative? Di situazionismo (società dello spettacolo come nuova forma di oppressione)? Di factory creativa? Di trip hop, reggae, dub, hip hop, rock'n'roll, punk rock? Di tutto ciò in unico album? Qualcuno ci ha provato, ma nessuno l'ha fatto meglio dei Gorillaz. Il loro segreto? Probabilmente quello di non essere un vero gruppo. Anzi, di non essere nemmeno del tutto umani. Di non esistere, insomma. La band nasce nel 1998, quando Damon Albarn, che di mestiere fa il cantante dei Blur, e Jamie Hewlett, che si guadagna da vivere creando storie a fumetti, vanno a vivere insieme. Nel loro appartamento londinese concepiscono una band composta da quattro individui disegnati a cui danno anche i nomi: Russel, Noodle, 2D e Murdoc. Non solo: i Gorillaz hanno anche una storia, paradossale e in fondo non troppo diversa da quelle raccontate nei comunicati stampa veri delle case discografiche. Soprattutto, i Gorillaz hanno un suono, che è quello ultra-sintetico, ultra-contemporaneo, che si può ascoltare in una traccia dell'album di debutto dei Deltron 3030, uscito nel 2000, quando per la prima volta Damon Albarn, Dan The Automator e Del tha Funkee Homosapien lavorano insieme. Senza spiegare troppo, già i nomi dei tre «musicisti» dicono tutto. Raccontano come sia già ampiamente iniziata la fase post rock'n'roll, quella in cui si continua a suonare, ma soprattutto si assemblano i suoni, si mettono insieme, si ricombinano, facendo assumere ai suoni stessi significati nuovi. Si mixa e si remixa, si mescola e si manipola, e nel fare tutto ciò, naturalmente, inventare nuove identità non è un vezzo, ma una necessità. E la fine del mito rock'n'roll dell'autenticità, che però — da vecchio rockettaro — Albarn non dichiara né tantomeno celebra. I Gorillaz si presentano come una rock'n'roll band vera, per quanto disegnata, un quartetto che potrebbe prendere in mano chitarra e basso da un momento all'altro, se solo volesse. Cosi i quattro teppistelli di periferia diventano paradossalmente una delle poche realtà a cui aggrapparsi, se si crede ancora nel potere salvifico di tre accordi e una melodia da appoggiarci sopra. Un disegno che la musica, questa musica, sintetica ma sempre tesa come una corda di violino, mai tronfia, riesce miracolosamente a sostenere.

di P. M. Scaglione - Rock! (Einaudi)

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