Beck - Odelay (1996)

Beck si chiama David Campbell, è figlio di un musicista e un'artista. Suo nonno materno, con cui vive per un certo periodo in epoca adolescenziale, è un'artista del gruppo Fluxus, suo nonno paterno un pastore presbiteriano. Sua nonna è ebrea, lui è cresciuto in una famiglia che aderisce al culto di Scientology, che abbraccia lui stesso (come sua moglie, Marissa Ribisi, sorella dell'attore Giovanni). Un bel mix di religioni, talenti e punti di vista si agita dentro la vita di Beck, menestrello elettronico a cui il rock'n'roll del XXI secolo guarda con crescente attenzione e indefettibile speranza. Il tutto comincia nel 1994, quando il disc jockey di una radio universitaria lancia in California — e da li, nel mondo — le note sintetiche (però con steel guitar) di Loser. E un ritornello Sono un perdente, baby, perché non mi ammazzi ?») che diventa il sarcastico inno di una generazione. Beck è del 1970, di lui dicono che ama Bob Dylan e i Beastie Boys: l'affermazione è un po' generica, ma chiarisce come quelli che hanno trent'anni intorno al 2000, i primi veri araldi della generazione digitale, possano mixare dentro di sé musiche e stili senza troppi scrupoli filologici, o cronologici. In realtà Beck arriva a Odelay piuttosto irritato per il successo di Loser, che sente come una gabbia. Forse dorata, ma per lui senza dubbio opprimente: difficile uscire dal ruolo di portavoce di una generazione, pid d'uno, in passato, ne è rimasto prigioniero. Per il nuovo album, Beck scrive e registra canzoni acustiche con il segreto (ma neppure troppo) intento di mostrare al mondo quanto è bravo. Poi, grazie al cielo, incontra i Dust Brothers, i due che hanno fatto la fortuna di Paul's Boutique e dei Beastie Boys. Il risultato non può che essere un cut up di idee musicali, suoni, ritmi campionati e suonati, accostati come se a nessuno importasse davvero. Cosi sarà, il talento di Beck rifulge davvero, la sua cultura pure: della musica americana lui è una specie di enciclopedia, blues, country, folk rock, c'è dentro di tutto, e tutto alla Beck. L'album diventa allora una specie di guida alle sonorità pid cool della fine degli anni Novanta, un preannuncio delle direzioni che il rock'n'roll degli anni Duemila amerà intraprendere. E che lo stesso Beck si incaricherà di annunciare e rafforzare, negli anni a venire.

di P. M. Scaglione - Rock! (Einaudi)

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