29 giugno 2012

Billy Bragg

Esponente della canzone di protesta degli anni ottanta (nato nel 1957, vero nome Steven Williams) è una sorta di Bob Dylan inglese vent’anni dopo. Cresce col primo punk inglese, ama i clash e ha idee vicine a quelle del partito laburista. La sua peculiarità è soprattutto la sua lingua lunga, schietta e incisiva, le frecciate al potere. La stampa inglese lo definirà Billy il terribile.
E’ Peter Jenner, manager dei Pink Floyd e dei Clash, che gli procura un contratto. Bragg ne esce con sette brani solo chitarra e voce, tra queste A New England (capolavoro) entra nelle classifiche indipendenti inglesi. A questo punto Bragg pubblica un (mini) disco “Life’s a riot with spy vs. spy” nel ’83, che balza al primo posto delle classifiche indipendenti ed entra in quelle nazionali. A questo successo seguono lunghi mesi di tournees in tutta Europa e america. E’ del ’84 il suo primo vero disco “Brewing up with Billy Bragg”.
Da quel momento la fama dell’artista cresce vertiginosamente e Bragg è sempre in prima fila a tutte le manifestazioni a sfondo sociale e politico. Seguono altri dischi negli anni a venire, arricchendosi in più di arrangiamenti strumentali. Ma è con il suo settimo album “Workers playtime” dell’ 88 che Billy si dimostra un artista ormai maturo. Ottime composizioni, musicalmente interessanti (She’s got a new spell) una su tutte (bellissima).
Nel decennio a venire se la sua scelta “militante” è sempre in prima linea, non così è musicalmente parlando. Il “tono” musicale diventa senza dubbio un pretesto per esprimere le proprie accuse a tutto il sistema politico e sociale.Più tardi accompagnato dai Wilco, esce “Mermaid Avenue” I e II. Bragg mette in musica le ultime liriche scritte da Woody Guthrie e ancora una volta riesce a sorprendere. Testi e musica finalmente vanno a braccetto. Il cantautore e i Wilco compongono melodie superbe su testi pregnanti.
Quello che affascina di Bragg sono le sue canzoni agrodolci sulla vita quotidiana, le sue ballate di vita domestica. Nella sua spartana semplicità riesce a fondere con talento melodico ora confessioni adolescenziali ora meditazioni profonde. Provate ad ascoltare: The Short Answer, Must I Paint You A Picture e Valentine Day Is Over, ve ne accorgerete, sono dei veri gioielli.

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