5 settembre 2015

The Doors - The Doors (1967)

Jim Morrison e Ray Manzarek si incontrano per caso, nel '65, all'università, al corso di cinematografia: Jim scrive poesie che potrebbero diventare testi di canzoni, Ray è un musicista. La leggenda vuole che Jim gli canti Moonlight Drive sulla spiaggia di Venice, a Los Angeles, e che Ray capisca subito che quell'incontro li porterà lontano. Due anni dopo, in effetti, sono al numero uno della classifica americana con la versione ridotta di Light My Fire, tratta dal loro album d'esordio. Nel mezzo, è ovvio, sono successe molte cose: la band si è formata davvero, con John Densmore alla batteria e Robbie Krieger alla chitarra, e Jim ha scelto un nome semplice, The Doors, che ha i riferimenti giusti, all'altezza delle loro ambizioni. Cita il titolo di un libro sull'assunzione di mescalina pubblicato da Aldous Huxley nel 1954 (Le porte della percezione), che a sua volta cita il poeta visionario William Blake: «Se le porte della percezione fossero aperte, tutto apparirebbe all'uomo com'è, infinito». I quattro suonano molto dal vivo, a lungo in un club che diventerà leggendario, il Whisky a Go Go. E qui che li scopre il boss dell'Elektra, un'etichetta che ha bisogno di staccarsi dall'agonizzante scena folk rock. Il locale li caccia la sera in cui Jim Morrison attacca a The End, il pezzo con cui chiudono i concerti, un segmento recitato in cui racconta di voler uccidere il padre e scopare la madre. Fuck, «scopare», non si può dire neanche al Whisky a Go Go, e i Doors scoprono cosí le gioie e i dolori della controversia, i problemi che dà la censura, e l'effetto promozionale che se ne può ricavare. Jim è un poeta, canta bene, ha una presenza strepitosa, ma la band non è da meno: senza basso, con una formazione insolitamente composta da chitarra, batteria e organo, dà ai pezzi un tocco molto personale e insieme classico. I Doors sono perfetti per questi tempi in cui il rock'n'roll scopre di essere intellettualmente adulto, e si crede capace di esprimere concetti complessi. The End, la suite di 11 minuti che chiude il loro album d'esordio, racconta proprio questo: l'uccisione metaforica dei padri, il richiamo a immagini e storie dell'antichità come rivendicazione culturale, la teatralità del tutto come nuova dimensione artistica. Jim Morrison morirà pochi anni dopo, nel 1971, a 27 anni, offuscando con la propria involontaria icona sballona un'esperienza musicale che rimane decisiva. (Mia valutazione: Distinto)

di P. M. Scaglione - Rock! (Einaudi)

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