2 gennaio 2017

Dire Straits - Brothers In Arms (1985)

A un certo punto dell'anno 1985 la Philips può dichiarare che quanti nel mondo possiedono un lettore cd probabilmente si ritrovano in casa una copia di Brothers In Arms. La multinazionale olandese, che sostiene il nuovo formato (insieme alla Sony che l'ha inventato) e che incidentalmente è anche proprietaria della casa discografica per cui lavorano i Dire Straits, chiude cosí un cerchio che appare perfino troppo perfetto per essere vero: il quinto album della band guidata dallo stempiato Mark Knopfler (la fascia di spugna con cui asciuga il sudore degli assoli e nasconde una fronte sempre piú spaziosa diventerà un incongruo simbolo del rock'n'roll light di questi pieni anni Ottanta) è il primo nella storia a superare il milione di copie vendute nel nuovo formato, oltre che — probabilmente — il primo album di musica non colta a essere registrato, masterizzato e pubblicato interamente in digitale. Il sax soprano, la batteria con un'eco da far impallidire Phil Collins, i sintetizzatori dolciastri — muro invalicabile per i rockettari duri e puri — sono miele per le orecchie di un pubblico che tutti, forse anche i discografici, fino ad ora hanno sottovalutato. Un pubblico che si immagina maturo, con una buona disponibilità economica (le macchine per suonare i cd non sono ancora alla portata di tutti), poco interessato, forse addirittura spaventato, dagli eccessi spettacolari del pop che domina le classifiche di vendita. A tutti quanti loro, i Dire Straits di Mark Knopfler propongono un rock'n'roll molto leggero, senza spigoli (e dunque perfetto nella magniloquenza del suono digitale), morbido e però anche un po' figlio del blues (meglio, rock blues) che Knopfler ha tanto suonato prima di far propri, come leader dei Dire Straits, la chitarra di J. J. Cale e il canto trascinato e dolente del Dylan fine anni Settanta. Lui, d'altra parte, è un musicista vero, un appassionato delle radici del suono americano e un mago della chitarra, probabilmente il massimo divulgatore del suono vibrato delle Fender Stratocaster. Che qui abbandona, in favore della Gibson Les Paul, per il pezzo che proietterà la sua band a nuovi, inarrivabili, livelli di popolarità: è Money For Nothing, blanda tirata anti-Mtv e antishowbusiness che gli garantisce, paradosso in una storia abbastanza paradossale, innumerevoli passaggi su Mtv con un video, uno dei primi, realizzato in una ancora goffa animazione digitale. (Mia valutazione: Buono)

di P. M. Scaglione - Rock! (Einaudi)

3 commenti:

Stani ha detto...

Condivido.
Bravo

Anonimo ha detto...

a mio parere un capolovoro, e brothers in arms uno delle canzoni più belle di sempre. ho ascoltato il cd centinaia di volte e ancora adesso mi regala emozioni. scarsina come recensione.

Silvano Bottaro ha detto...

@anonimo: la recensione rispetta, per scelte editoriali (è pubblicata assieme a tante altre su il libro specificato alla fine) termini di spazio e battute. Aspettiamo la tua comunque.