5 aprile 2016

Joni Mitchell - Blue (1971)

Con una delle sue bizzarre (e sempre delicate) analogie, Joni Mitchell ha detto di se stessa ai tempi di Blue: «Non avevo difese, di alcun tipo. Mi sentivo come il rivestimento trasparente di un pacchetto di sigarette. Non potevo nascondere nulla». Il che rimanda a una delle passioni piú travolgenti della sua vita, il fumo, ma in fondo anche alle altre due: la pittura, che pratica da sempre secondo uno stile poetico e realista, e la musica. In quest'ordine: la sua affermazione piú spesso ripetuta la vede come «pittore prima, musicista poi». Oppure: «Se la scuola d'arte fosse stata solo un po' piú soddisfacente, non avrei mai cominciato a cantare». E andata cosí, Joni ha cantato accompagnata dalla chitarra per anni, grazie alla musica, dal Canada se n'è andata negli Stati Uniti e ha incontrato David Crosby, che l'ha portata in California e l'ha difesa quando produttori e case discografiche hanno tentato di annacquare con i suoni alla moda il suo stile confessionale ed essenziale. Per Blue, il quarto album della sua carriera, Joni si difende molto bene da sola, anche grazie al successo dell'album precedente, Ladies Of The Canyon, quello che contiene l'inno generazionale Woodstock, scritto proprio da una delle poche della sua generazione che a Woodstock non c'è stata. Gli amori perduti (anche una figlia, partorita e poi abbandonata, come rivelerà quasi trent'anni dopo), la nostalgia per la propria casa, l'impossibilità di averla, una casa, di sentirla davvero propria: sono questi i temi dell'album, affrontati con un'attrezzatura minima. Una chitarra, una voce da soprano (talvolta eccessivamente da soprano, ma è il gusto del tempo), qualche tocco strumentale dagli amici di passaggio. Tutto testi e musica, soprattutto l'approccio alla musica - racconta la storia di una donna sola, una donna in viaggio che teme e desidera il ritorno e che al tempo stesso se ne vuole andare lontano: «Ah, se avessi un fiume sul quale pattinare lontano da qui! », canta in River. Siamo sempre lí: il massimo dell'autobiografismo coincide sempre con la costruzione di un personaggio, con la strutturazione di un racconto, e dunque, per fortuna, tradisce se stesso. Con questo (presunto) mettersi a nudo, Joni Mitchell inventa una figura, la donna cantautore, vulnerabile e ineffabile, a cui il rock'n'roll non saprà piú rinunciare. (Mia valutazione: Distinto)

di P. M. Scaglione - Rock! (Einaudi)

0 commenti: