29 luglio 2017

28 luglio 2017

The Velvet Underground - The Velvet Underground and Nico (1967)

Alla metà degli anni '60, mentre nella West Coast fermentava la Summer of Love e il flower power, nei cafè "underground" del Lower East Side della grande mela nascevano i Velvet Underground. Nessuno se ne accorse a parte Andy Warhol, il guru della pop art, che lì tirò fuori dall'anonimato inserendoli nei suoi spettacoli totali. Una storia affascinante quella dei Velvet, che con l'ausilio della voce glaciale di Nico debuttarono con VU & Nico cambiando per sempre la percezione di fare musica, con quel blend di folk acido elettrico composto da Sterling Morrison, Lou Reed (alle chitarre), Moe Tucker (e il suo drumming ossessivo e tribale) e John Cale (viola). Un debutto folgorante con suoni ed atmosfere che si ripercuoteranno per sempre nel rock a venire, dal punk al glam, dalla new wave al Detroit sound, che aveva ben poco a vedere con il pop e il rock dell'epoca e con testi che inneggiavano alla diversità sessuale e alla tossicodipendenza. Registrato in soli due giorni, contiene capolavori come il poema di strada Waiting For My Man (un r'n r scarno e ripetitivo), l'ipnotica Venus in Furs (ispirato al romanzo Venere in Pelliccia), la riverberata Sunday Morning (con quell'inimitabile suono di carrillon), la serenata I'll Be Your Mirror (dedica di Lou alla bellezza statuaria di Nico), il delirio psichedelico di Heroin fino al caos di Black Angel's Death Song. Forse il disco più influente della storia del rock, nessuno all'epoca lo comprò (solo 100 copie) e i pochi che lo fecero, divennero o musicisti o critici musicali (come disse Brian Eno). 
(Emilio Mera)

27 luglio 2017

Pink Floyd - The Dark Side of the Moon


Dietro al concept della copertina di The Dark Side Of The Moon c’è il lavoro della Hipgnosis, agenzia fotografica e grafica che divenne un vero e proprio laboratorio di idee. Il risultato secondo il designer Storm Thorgerson rappresenta sia la diversità sia la pulizia del suono della musica. Il prisma raffigurato è carico di concetti cari alla band dove il raggio di luce è la vita. Il prisma simboleggia l’uomo che acquisisce una consapevolezza che si traduce in azioni e vita. In un mondo sublunare, molteplici effetti e proiezioni individuali si dividono tra il lato visibile e quello oscuro.

26 luglio 2017

Mick Jagger, leggenda del rock

Viene al mondo una leggenda del rock internazionale. A Dartford, in Inghilterra, nasce Mick Jagger che, con Keith Richards, dà vita ad una band tra le piu’ significative e seguite della storia della musica, i Rolling Stones. Un gruppo che tra la fine degli anni Sessanta e i Settanta, ha rappresentato l’atra faccia dei Beatles, quella più ribelle e trasgressiva, che sposa la filosofia del sesso droga e rock and roll, a cui però gli Stones pagano il prezzo altissimo della morte prematura per overdose di Brian Jones. Carismatico, affascinante, seduttivo, Mick Jagger sembra nato per il palcoscenico e, con gli altri membri della band, Brian Jones, Bill Wyman e Charlie Watts, sforna successi diventati dei classici. "Satisfaction", "Jumpin Jack Flash", "Simpathy for the devil" e "Paint It Black”: sono solo alcuni dei titoli che hanno conquistato migliaia di fan.


Genesis - Selling England by the Pound (1973)

Il fatto che Selling England sia nella classifica dei lettori di un sito lontano dal rock progressivo come Rootshighway è la conferma della bellezza indiscussa di questo disco, anche rispetto agli altri del primo periodo della band britannica, quello con Peter Gabriel alla voce solista. In effetti se Nursery Crime comprende un brano simbolo del prog (la magica The Musical Box) ed il successore Foxtrot è carattterizzato dalla suite simbolo del genere (Supper's Ready), è indubbio che il terzo tassello della trilogia dei primi anni 70 sia il più completo ed equilibrato, aggiungendo al prog romantico e melodico dei precedenti un tocco di pop che prenderà lentamente, ma inesorabilmente il sopravvento nel periodo collinsiano della band (quando Phil Collins si trasferì dalla batteria alla voce solista sostituendo Gabriel). Selling England è basato su quattro lunghi brani: l'iniziale Dancing With The Moonlit Knight, la splendida Firth Of Fifth, che si guadagna l'immortalità per l'intro di piano e l'assolo di chitarra di Steve Hackett (senza dimenticarne il mirabile andamento melodico), la contrastata The Battle Of Epping Forest e l'evocativa The Cinema Show. La voce calda ed espressiva di Gabriel (spesso affiancata dai controcanti di Collins) è essenziale nel dare diverse tonalità anche all'interno dello stesso brano, mentre le tastiere di Tony Banks sono l'anima musicale della band. Il disco è completato da due tracce più brevi, ma non meno significative: I Know What I Like rappresenta il primo tentativo riuscito di fondere prog e pop con una scrittura più diretta ed essenziale, More Fool Me è il primo brano cantato da Phil Collins, anticipazione di quanto avverrà due anni dopo. (Mia valutazione:  Capolavoro)
(Paolo Baiotti)

25 luglio 2017

Accadde oggi...

1943: Nasce a Liverpool, UK, Jim McCarty, batterista, fondatore degli Yardbirds e poi membro dei Renaissance.

1946: Nasce a Santiago, Cuba, Alpharita Constantia "Rita" Anderson, cantante e moglie di Bob Marley.

1958: Nasce a Coral Gables, Florida, USA, Thurston Moore, leader, cantante e chitarrista dei Sonic Youth.


7 canzoni della Dave Matthews Band #7

Gravedigger

(Some devil, 2003)

Grande atmosfera. Come in un’Antologia di Spoon River, ogni lapide ha una richiesta per chi scaverà la sua fossa: per esempio che non sia troppo profonda, per poter sentire la pioggia.

24 luglio 2017

Stu Larsen - Resolute (2017)

di Beatrice Pagni

Rilassato e affascinante, è un mondo senza pretese quello di Stu Larsen, cantautore girovago del Queensland, alle prese con un sophomore dal respiro conciliatorio, dopo il debutto del 2014 con Vagabond. Il nuovo lavoro, Resolute, ha visto la luce tra un cottage in Scozia, un appartamento in Spagna e un bunker dell’esercito in Australia, ma ascoltandolo sembra quasi sia stato ideato e messo giù in note e parole tra un viaggio e l’altro. Registrando memo improvvisate sul suo telefono, Larsen ha così architettato un quadro primitivo per i dieci brani del disco. Insaziabile viaggiatore, animo nomade e sguardo trasognato, il musicista di Dalby deve all’incontro con Passenger, al secolo Mike Rosenberg, l’inizio di una lunga avventura intorno al globo.
Resolute diventa il corpo sonico di quello spirito errante riprodotto in chiave folk, che racconta di spostamenti e città: il sound di Larsen si erge fondamentalmente a quello di un cantautore/cantante, con una texture fortemente pop che lo porta vicino a figure come James Taylor, o ai più giovani e bucolici Entrance e Will Stratton. Una sorta di bohémien, sempre in movimento e pieno di cose da dire, tanto che il desiderio di guardare il mondo attraverso i suoi occhi diventa incontrollabile. Inoltre, quel romanticismo tipico dell’on the road rende ancor più introspettivo e soffice lo stupore nostalgico che rievoca questo nuovo progetto. Nel voler sostenere una spensieratezza cosmopolita, Larsen impasta dieci canzoni orecchiabili che riescono a guardare più in profondità rispetto al tenore di base di quello che un disco così rilassato potrebbe suggerire a un primo ascolto. Un disco che profuma ancora di strade percorse ma privo di quel senso errabondo e confuso dell’esordio.
Dall’intimità dolcissima di Aeroplanes, in apertura, si rotola come balle di fieno verso il valzer commovente di What’s A Boy To Do, che si fa forte di un perfetto equilibrio fra sottile strumentazione e superba vocalità. Il country-folk urbano di Chicago Song sussurra alle crepe del cuore armonie fresche e organiche. Il mondo acustico di chitarra e voce sposa i testi ora leggeri ora pensierosi di Larsen, mostrando la versatilità delle sue competenze linguistiche e dell’utilizzo di metafore. Il pianoforte imponente di What If permette un’inversione di rotta sul suono della chitarra che si adatta così allo stile vocale di Larsen e all’approccio spirituale del suo sound. Dai riverberi ariosi ed evangelici di Far From Me agli accordi minori e viscerali di By The River passando per la traccia finale Til the Sun Comes Back, Larsen fa il pieno di speranza, con accordi ottimisti e aperture estese.
Quella di Larsen diviene così un’ostentazione a cuore aperto, spudoratamente chiara e pop, di canzonette non ridotte negativamente a canzoncine: con la sua allegria cosmopolita, Resolute coordina il desiderio – di molti – di far sparire luoghi comuni e sentimenti facili dallo spazio della musica. E nell’orizzonte reale e brillante del giovane Stu Larsen si staglia la sagoma del bravo narratore, forse ancora un po’ troppo legato al sentimentalismo ma libero di fotografare col proprio sguardo la realtà circostante. Proprio quella determinazione, quella risolutezza del titolo, un po’ manca a questi dieci brani sulla ricerca, sul viaggio e sulla speranza, ma è un peccato veniale alla fine del giro di giostra, al termine della corsa in moto, quando la strada si ritrova a un bivio e, non sapendo che direzione prendere, ci si affida alla voce di Larsen, all’immagine che quel suono può evocare: «I saw a vision, some kind of apparition but it felt so real, so free I had conversation, a faint of deliberation for who now could it be, for anyone but me».

23 luglio 2017

John Lee Hooker

John Lee Hooker (1917 - 2001) artista fondamentale nell'evoluzione del blues urbano e del rock da esso derivato, impara i primi rudimenti della chitarra dal patrigno William Moore, che lo porta con sè fin da bambino agli spettacoli del fine settimana e alle feste da ballo. Nei '30 si esibisce in qualche locale di Memphis, poi si trasferisce a Cincinnati dove canta anche in gruppi gospel.

Discografia e Wikipedia


22 luglio 2017

Damien Rice - 9 Crimes



Tutti possiamo essere spregevoli. Ognuno di noi porta con sé un crimine commesso o un crimine che l’anima gli chiede di commettere.

Fernando Pessoa