24 aprile 2014

Accadde oggi...

24 aprile 1968: un giovane talento si propone all'Apple Records, l'etichetta dei Beatles, ma viene rifiutato. Si fa chiamare David Bowie.

23 aprile 2014

Woody Guthrie - Dust Bowl Ballads (1940)


Strade polverose di un'America inquieta e povera. Lo spirito dell'hobo con tutta la sua filosofia popolare sempre alla ricerca della giustizia sociale.
Le canzoni di Woody Guthrie, classe 1912, sono il viaggio di un emarginato attraverso i drammi della Grande depressione e le rivolte del Midwest. Sono l'eco di un grido sofferto, una ribellione verso quello sviluppo sociale alienante e alienato, così inumano da accantonare e lasciare al proprio destino chi non vale perché non serve.
Musicalmente, a differenza di Pete Seeger - altro grandissimo cantore 'impegnato' nell'unire dialetticamente cultura e lotta sociale - il quale si muoveva in un contesto più rigoroso che evidenziava l'approccio storico-tradizionale del ricercatore folk di matrice bianca, Guthrie è stato il filo conduttore che ha ricondotto la 'protest song' nella strategia affidata, la spontaneità colloquiale del 'talking blues' e del 'train time'.
Canzoni narrative di denuncia in cui la capacità di espressione diventa una vera poesia fatta di parole dure, vissute ognuna sulla propria pelle.
Estremamente prolifico (scriveva quasi ogni giorno una canzone), questo "Ballate delle tempeste di polvere" è sicuramente uno dei suoi migliori album, dove c'è la maggior ricchezza poetica.
Dotate della forza immensa della ragione e della verità, le quattordici ballate qui incluse sono un vero anelito di speranza verso una terra promessa mai raggiunta, una gloria mai vissuta e che beffardamente arriva a gratificarlo subito dopo la morte.
Bob Dylan, Ramblin' Jack Elliott, Fabrizio De André, Judy Collins, Bruce Springsteen, Joan Baez, Roger McGuinn ma anche Nick Cave e lo stesso figlio Arlo, hanno tutti un debito verso questo leggendario eroe popolare che ha fatto della canzone uno strumento di denuncia e di sensibilizzazione. 4/5

21 aprile 2014

Black Sabbath - Black Sabbath

Cos'è questa cosa che sta dietro di me?
Una figura in nero che punta su di me
Mi volto rapido e inizio a correre
Scopro di essere il prescelto
Oh no

Una grande forma nera con occhi di fuoco
Rivela alla gente i loro desideri
Satana seduto lì, sorride
Guarda quelle fiamme diventare sempre più alte
OH no, no, ti prego Dio aiutami

È questa la fine, amico mio?
Satana sta arrivando, è dietro la curva
Le persone scappano perché hanno paura
Le persone è meglio che se ne vadano e stiano attente
No, no, ti prego, no

19 aprile 2014

Accadde oggi...

19 aprile 1978: esce il 45 giri “Because The Night” interpretato da Patti Smith. Il brano è scritto dalla stessa Smith insieme a Bruce Springsteen e diventerà uno dei singoli più conosciuti di tutti i tempi.

Editors - An End Has a Start


17 aprile 2014

Miles Davis - Kind of Blue (1959)


1. So What // 2. Freddie Freeloader // 3. Blue in Green // 4. All Blues // 5. Flamenco Sketches

Parlare di Kind of Blue in dieci righe? Del disco che dopo mezzo secolo resta il più venduto nella storia del jazz? Nonché della prima espressione compiuta di jazz modale della storia? Dell'ensemble impressionante che lo realizzò: John Coltrane, Julian "Cannonball" Adderley, Bill Evans, Wynton Kelly, Paul Chambers e Jimmy Cobb, l'unico sopravvissuto e speriamo che gli altri non si rivoltino nella tomba? Dire che un capolavoro di siffatta grandezza fu registrato in una chiesa sconsacrata sulla 30ma strada in appena due session e grazie a uno slalom tra divorzi e disintossicazioni da eroina? Che pertanto è in odore di miracolo e difatti canonizza il suo autore quale Re Mida del jazz, come fu prima per il bebop e come sarà in seguito per la fusion, il jazz-rock e gli arditi cross-over con il pop? Di come, se non ci fosse stato Gershwin, sarebbe stata la colonna sonora baciata per Manhattan con i suoi umori metropolitani? Di come l'iniziale So What snoccioli una lectio magistralis di modal jazz con i suoi nove minuti spesi su un unico accordo? Di come Blue in Green, dove il pianoforte di Evans impone il sigillo di comproprietà, incarni magnificamente il romanticismo sugar free? Di come sarebbe diversa la musica contemporanea se Kind of Blue, questa "sorta di tristezza" che già nel titolo è sintesi mirabile di poesia e musicalità, non fosse esistito? E se non fosse esistito questo tormentato, geniale, arrogante, iconoclasta, rivoluzionario, incasinato figlio dell'Illinois? Dieci righe saranno servite se tornando a casa ci verrà voglia di abbassare le luci e rimetterlo sul piatto.

(Donata Ricci)

16 aprile 2014

Accadde oggi...

16 aprile 1971: esce "Brown sugar" dei Rolling Stones. Tempo qualche settimana e dominerà le classifiche: al numero uno nella classifica statunitense e al secondo posto in quella inglese.

15 aprile 2014

Sarah Vaughan

Cantante (1924 - 1990). Deve l'originalità del suo stile vocale all'assidua frequentazione in gioventù dei musicisti bop; cantò tra l'altro con Billy Eckstine, Charlie Parker e Dizzy Gillespie, nell'orchestra di Earl Hines e in quella dello stesso Eckstine a metà degli anni '40. Nella prima versione di Lover Man con Parker e Gillespie a nome di quest'ultimo, si può apprezzare il suo ampio vibrato, modellato sull'esempio di Eckstine e il suo ginnico fraseggio boppistico.

Discografia e Wikipedia

Accadde oggi...

15 aprile 2001: Muore Joey Ramone. Vero nome Jeffrey Hyman, fu il primo batterista dei Ramones prima di diventarne il cantante. Era nato a Forest Hills, quartiere Queens di New York, il 19 maggio 1951.

13 aprile 2014

Neil Young - On the beach (1974)


Se si escludono le estemporanee night-session di Tonight's the night, On the beach è il lavoro più drammatico, triste e doloroso di Young, ma anche quello meno negativo. Neil Young mette a nudo le sue esperienze facendone un punto di forza realizzando sei incubi agghiaccianti, tetri ed impenetrabili e due rifugi malinconici per il cuore. Storie di morte raccontate da chi è sopravvissuto, ricordi vicini e lontani che vengono rivisti con significati rivelatori. On the beach è una introspezione esistenziale con evidenti sottintesi psicoanalitici in un misto di irreale e quotidiano, di bisogno-abbandono, dove per la prima volta Neil Young vive la sua vita e le sue esperienze in prima persona. E' l'impronta esasperata e vera del suo personale modo di intendere il blues: una musica cruda, chitarre sporche e lancinanti, ritmiche squadrate ed essenziali e su tutto la voce cruda di Neil che tesse frenetiche immagini surreali, suonate e interpretate esclusivamente per sè stesso. Con queste confessioni autobiografiche On the beach cancella il passato ed esprime una nuova esigenza del musicista che artisticamente e umanamente lascia tutt'oggi stupefatti. 4/5

11 aprile 2014

Accadde oggi...

11 aprile 1961: Al Gerde’s Folk City, localaccio del Greenwich Village, un giovanissimo e ancora sconosciuto cantautore, Robert Allen Zimmerman, fa il suo debutto sul palco aprendo il concerto di John Lee Hooker e cantando "Blowin' In The Wind." Di lì a un anno inciderà il primo disco per la Columbia con lo pseudonimo di Bob Dylan.

Accadde oggi...

11 aprile 1992 - I Pearl Jam appaiono per la prima volta sulla tv americana al programma Saturday Night Live a New York.

Era il 1990. Un giovane benzinaio di San Diego entra in possesso di una demo di un giovane gruppo di Seattle, i Mother Love Bone, i quali stanno cercando un cantante per la loro formazione. Eddie Vedder impugna carta e matita e scrive al volo un testo, ispirato alla propria vita. La storia di un ragazzo a cui viene detto dalla madre che quello che lui ha sempre ritenuto essere il suo padre naturale, in realtà è il suo patrigno, poiché il primo morto in un incidente quando lui era tredicenne. Da qui il grido di maledizione: I’m still alive. La canzone era Alive. Col tempo, questo grido ha cambiato il significato per Eddie, grazie anche al pubblico, che nei concerti gridava la maledizione con un significato diverso: quello di speranza.

Scopertine #1


1. Frank Sinatra – In the Wee Small Hours - 2. Elvis Presley – Elvis Presley - 3. Louvin Brothers – Tragic Songs of Life - 4. Louis Prima – Wildest - 5. Fats Domino – This is Fats - 6. Duke Ellington – At Newport - 7. Frank Sinatra – Songs for Swingin’ Lovers! - 8. Crickets – Chirping… - 9. Count Basie – Atomic Mr Basie - 10. Thelonious Monk – Brilliant Corners - 11. Sabú – Palo Congo - 12. Miles Davis – Birth of the Cool - 13. Machito – Kenya - 14. Little Richard – Here’s… - 15. Tito Puente & His Orchestra – Dance Mania - 16. Billie Holiday – Lady in Satin - 17. Jack Elliott – Jack Takes the Floor - 18. Sarah Vaughan – At Mister Kelly’s - 19. Ella Fitzgerald – Sings the Gershwin Song Book - 20. Ray Charles – Genius of… - 21. Miles Davis – Kind of Blue - 22. Marty Robbins – Gunfighter Ballads & Trail Songs - 23. Dave Brubeck – Time Out - 24. Joan Baez – Joan Baez - 25. Elvis Presley – Elvis is Back!

09 aprile 2014

Accadde oggi...

9 aprile 1956: Gene Vincent registra la demo di "Be bop a lula". Diventerà uno dei classici del rock che nel corso del tempo sarà poi reinterpretato da innumerevoli artisti del calibro di Elvis Presley, Jerry Lee Lewis, Beatles, John Lennon, Carl Perkins e Queen.

The Chieftains

Non sempre è possibile individuare con precisione il momento in cui un artista, o un gruppo di artisti, valica la linea d'ombra tra l'elité e il mito. Per i Chieftains, uno dei pochi ensemble musicali diventati il simbolo di una nazione, questo coincide con l'uscita e il successo di Barry Lyndon, il capolavoro con cui Kubrick prende atto dell'impossibilità dell'uomo di progredire. Nel 1975 il film al botteghino non fu un successo ma la colonna sonora agì da detonatore sullo spirito di un tempo in cui la musica popolare stava diventando rifugio sicuro per i tanti delusi da un rock che iniziava a dare i segni di una decadenza da Babilonia. Grazie ai Chieftains, il grande pubblico scoprì lo straordinario patrimonio musicale irlandese - qualcosa di molto simile a quello che ha fatto di Tolkien l'alfiere della riscoperta di miti e fiabe celtiche.
"Negli anni '50 l'Irlanda era percorsa dalla febbre per il rock'n'roll e farsi vedere in giro con un violino significava sembrare un gay agli occhi di tutti" racconta Sean Keane, il violista entrato nella band insieme a Peadar Mercier (bodhran) e Derek Bell (arpa celtica) in occasione della registrazione del quarto album, aggiungendosi così al nucleo originario formato alla fine degli anni '50, oltre che da Moloney, da Sean Potts (tin whistle), Martin Tubridy (flauto, concertina) e Martin Fay (fiddle).
Per ricordare le difficoltà dell'inizio c'è un aneddoto che vale la pena di ricordare: nonostante la crescente popolarità di cui erano circondati, grazie soprattutto ai loro entusiasmanti concerti, ci sono voluti più di dieci anni prima che ciascun componente della band decidesse di lavorare nei Chieftains a tempo pieno, vincendo così la paura di "costringere le proprie famiglie a un futuro incerto". Moloney, tanto per fare un esempio, per anni è andato in tournée prendendosi le ferie dal suo lavoro di dirigente d'azienda.
Oggi quella dei Chieftains, il cui organico ha subito diversi mutamenti, è la storia di un successo crescente, testimoniato dalla presenza in cartellone dei festival e di eventi più importanti della sfera musicale. Moloney & C. sono ormai identificati con la musica irlandese tradizionale. E, nonostante la disinvoltura con cui affrontano i repertori più disparati, non si sono mai allontanati dalla strada maestra delle proprie radici: è piuttosto il loro approccio al repertorio, quella speciale attitudine - patrimonio esclusivo dei grandissimi - che consente a un artista di svelare al pubblico più vasto tutti i segreti di un repertorio musicale considerato per pochi. Come Miles Davis con il jazz, "I Chieftains sono i Grateful Dead della musica tradizionale" ha detto Larry Kirwan, cantante dei Black 47, gruppo rock irlandese di stanza a New York.
Il successo dei Chieftains è l'ennesima conferma di quanto sterili possano essere le classificazioni troppo rigide: non a caso ormai nella bacheca sono allineati vari Grammy ottenuti in diverse categorie. Con il passare del tempo il gruppo sembra aver assunto un ruolo da testimonial non solo della cultura irlandese ma, più in generale, della musica popolare e della sua volontà di aprirsi al mercato.
Quanto al lavoro sulle possibili contaminazioni tra il proprio passato e la modernità, i Chieftains hanno raggiunto il massimo della creatività con "Irish Heartbeat" l'album capolavoro inciso con Van Morrison, ombroso quanto geniale patriarca musicale dell'Irlanda del blues, del jazz, del rhythm'n'blues e della sofferta spiritualità.

07 aprile 2014

Scusi dov'è il west? #John Mayall

Tre “nostri” musicisti si trasferirono in California a fine anni Sessanta per ri-trovare un’ispirazione che sembrava stesse per scomparire. In pochi anni e con pochi dischi segnarono la storia della musica rock, sprigionando un’energia insperata: Eric Burdon, John Mayall, Van Morrison.

John Mayall è originario di Manchester, dove nacque il 29 novembre del 1943. Il padre era un chitarrista amante del jazz e attraverso di lui conobbe Pinetop Smith, Leadbelly, Sonny Boy Williamson (suo maestro per l’armonica) Muddy Waters. Passò tre anni in Corea per il servizio militare e lì imparò a suonicchiare la chitarra elettrica. Nel 1963 decise di provarci come musicista e partì per Londra dove suonò nei Blues Syndicate e conobbe il batterista Hughie Flint e Alexis Korner.
Nel 1963 formò i Bluesbreakers e suonò al Marquee di Londra come cantante, tastierista e armonicista di una band maniacalmente devota al Chicago Blues. Formazione con Bernie Watson alla chitarra, John McVie al basso e Peter Ward alla batteria. La storia poi è nota. La sua band sostituirà presto quella di Korner e diventerà una sorta di università del blues inglese, per anni il principale punto di riferimento della scena britannica. Mayall farà da chioccia al fior fiore dei musicisti inglesi di quel periodo, scrivendo anche materiale originale in un’epoca in cui i bluesman bianchi si limitavano quasi sempre a rielaborare il materiale dei neri.
Nel 1965 arrivò Eric Clapton (che si era appena fatto le ossa negli Yardbirds), poi sostituito da Peter Green con il quale Mayall incise A Hard Road (su Supernatural Carlos Santana ci costruirà una carriera ma molti singoli, fra cui la leggendaria Out Of Reach e Stone Crazy con un trio che avrebbe potuto rivoluzionare il mondo - Peter Green, Jack Bruce e Aynsley Dumbar - saranno raccolti su Thru The Years e su altre antologie), a sua volta sostituito da Mick Taylor e di seguito arrivarono Andy Fraser, Tony Reeves, Rick Grech, Jon Hiseman e tanti altri. Tanti gregari che stavano diventando stars, formando gruppi importanti come Cream, Fleetwood Mac, Free, Colosseum, Blind Faith.
Nel gennaio 1968 partì il primo tour americano con una data al Cafe Au Go-Go Club di New York. Lo stesso anno Mayall incise i due volumi di Diary Of A Band e Bare Wires (un passo storico, dove seppellisce il blues sotto un cumulo di raffinatezze jazz - la Bare Wires Suite dura 23 minuti!) quasi interamente composto dallo stesso e coprodotto con Mike Vernon. In estate sciolse definitivamente i Bluesbreakers (14 luglio) e incise a Londra ai Decca Studios Blues From Laurel Canyon, un concept-album dedicato a Los Angeles (il titolo si riferisce all’indirizzo di Frank Zappa, presso cui Mayall aveva soggiornato), per inciso uno dei miei dischi preferiti, numero 68 nelle charts USA. Arrivarono anche Jon Mark, John Almond, Alun Davies… fu un periodo estremamente creativo.
Terzo tour americano a febbraio del 1969 per spingere Blues From Laurel Canyon.
Suonò al Palm Spring Pop Festival e, per due serate, al Fillmore East a febbraio con i Ten Years After. Tornato in Inghilterra, decise di trasferirsi in America debuttando il 5 luglio al Newport Jazz Festival, ri-suonò al Fillmore East a luglio (insieme agli Spooky Tooth) e a ottobre (con Chuck Berry e Elvis Bishop) data durante la quale registrò alcuni pezzi che poi usciranno su The Turning Point. Lasciò la Decca per passare alla Polydor e in America registrò subito anche un album in studio, Empty Rooms, (luglio 1970) con il nuovo bassista Larry Taylor (ex Canned Heat) e Usa Union. Arrivarono anche il chitarrista Harvey Mandel e il violinista Don “Sugarcane” Harris.
A novembre dello stesso anno lanciò il progetto Back To The Roots con Eric Clapton, Mick Taylor e Harvey Mandel alle chitarre (avrebbe voluto anche Peter Green ma l’esperienza in First Time Alone su Blues From Laurel Canyon gli era bastata), Don Harris al violino, Almond, Thompson e Larry Taylor al basso, Keef Hartley alla batteria.
Tornò a casa ma per poco tempo. A marzo sarà ancora al Fillmore per tre giorni con B.B. King e Taj Mahal. Ci tornerà a ottobre suonando con i Flock e gli It’s A Beautiful Day. Agli inizi del 1971 registrò una session con Albert King, suonò nuovamente al Fillmore ad aprile con Boz Scaggs per poi registrare un disco dal vivo con una nuova formazione virata verso il jazz: Jazz Blues Fusion con Blue Mitchell alla tromba, Larry Taylor al basso e Freddy Robinson alla chitarra. Sarà il suo ultimo grande disco. Continua a suonare un po’ ovunque (spesso anche in Italia), anche lui campando sulla gloria passata.
Stato attuale oggi: “un po’ matto ma educato”.
(Max Stefani - Outsider)

06 aprile 2014

Accadde oggi...

6 aprile 1968 - Arriva l'annuncio che Syd Barrett, co-fondatore, chitarrista e cantante dei Pink Floyd, lascia ufficialmente il gruppo.
6 Aprile 1968
Era ormai molto tempo che Syd Barrett non era più lo stesso. Non era più lo scrittore di “See Emily Play”, “Astronomy Domine” e in definitiva di tutto l’album “The Piper at The Gates of Dawn”. Il continuo abuso di droghe e la vita psichedelica che viveva aveva già avuto riscontri negativi anche nelle performance live che il gruppo eseguiva.
Una prima idea maturata in febbraio dello stesso anno fu quella di sostituire nelle performance live Barret con David Gilmour, compagno di classe di Syd e Waters ai tempi del liceo, lasciando al co-fondatore dei Pink Floyd il compito di scrivere in studio i testi delle canzoni. Ma questa proposta durò poco. In Aprile Syd venne definitivamente sostituito da Gilmour. Ma questo lasciò un segno indelebile nel gruppo, ma soprattutto in Roger Waters. Molti dei testi infatti, implicitamente o esplicitamente, sono riferiti a lui. In particolare l’album “Wish You Were Here”, dove la canzone ”Shine On You Crazy Diamond” è proprio dedicata al pazzo diamante, ormai ex componente del gruppo. Una curiosità: mentre i Pink Floyd stavano completando l’incisione dell’album, si presentò in studio un uomo totalmente pelato, con le sopracciglia rasate, con addosso un impermeabile e uno spazzolino in mano. Era Syd Barrett. Vedendo come si era ridotto, il gruppo si mise a piangere.

Pearl Jam - Ten (1991)


1. Once // 2. Even Flow // 3. Alive // 4. Why Go // 5. Black // 6. Jeremy // 7. Oceans // 8. Porch // 9. Garden // 10. Deep // 11. Release

Solo con il giusto distacco e un po’ di anni dopo il 1991, anno della trionfale uscita di Ten, si è capito che i Pearl Jam col grunge non avevano poi molto a che fare. Dell’ultima grande rivoluzione che ha scosso la musica condividevano la provenienza (Seattle) ma non certi estremismi sonori né una certa (spesso tragica) pulsione autodistruttiva. Il primo album che segna l’unione tra Eddie Vedder - vocalist dal carisma straordinario - Mike McCready, Stone Gossard e Jeff Ament è piuttosto un ritorno del rock alla sua essenza, senza fronzoli né sporcature, rigonfio di passione e di riff memorabili, di esplosioni improvvise e tracce melodiche accattivanti. L’urgenza di urlare il malessere e il disagio di una generazione che ha perso i suoi punti di riferimento è ben presente (il serial killer di Once, uragano d’apertura; i tormenti autobiografici di Vedder in Alive, cavalcata elettrica con un assolo di chitarra che farà epoca; lo studente che fa strage in una scuola di Jeremy), ma tutto ciò si delinea in una forma controllata, calibrata, di presa immediata (Black, la prima di una lunga serie di ballate elettriche di cui i Pearl Jam diventeranno campioni assoluti). Sofferenza (Deep) e redenzione (Gardens), rabbia (Why go) e voglia di trovare una via d’uscita (Release me): Ten dimostra che il rock può ancora dare molte risposte e dare senso a molte giornate. E dopo più di vent’anni continua tuttora a farlo, più necessario e vitale che mai.

(Gianuario Rivelli)

05 aprile 2014

Accadde oggi...

5 aprile 1994: si suicida Kurt Cobain, leader dei Nirvana ed icona del grunge. Il corpo viene rinvenuto nella sua casa di Seattle, dove si era sparato un colpo di fucile alla testa.

Samson - Regina Spektor



Sansone

Tu sei la mia dolce rovina
ti ho amato per primo, ti ho amato per primo
la mia verità giace sotto i fogli di carta
devo andare, devo andare
i tuoi capelli erano lunghi la prima volta che ci siamo incontrati

Sansone tornò a letto
pochi capelli rimasti sulla sua testa
mangiò una fetta di meraviglioso pane e tornò dritto a letto
e i libri di storia ci hanno dimenticato e la Bibbia non ci ha menzionato
e la Bibbia non ci ha menzionato neanche una volta

Tu sei la mia dolce rovina
ti ho amato per primo, ti ho amato per primo
sotto le stelle cadenti arrivarono sulle nostre teste
ma sono solo vecchie luci, sono solo vecchie luci
i tuoi capelli erano lunghi la prima volta che ci siamo incontrati

Sansone venne al mio letto
disse che i miei capelli erano rossi
disse che ero meravigliosa ed entrò nel mio letto

Oh tagliai i suoi capelli da sola una notte
un paio di forbici sorde in una luce gialla
mi disse che avevo fatto la cosa giusta
e mi baciò fino alla luce del mattino
la luce del mattino
e mi baciò fino alla luce del mattino

Sansone tornò a letto
pochi capelli rimasti sulla sua testa
mangiò una fetta di meraviglioso pane e tornò drittò a letto

Oh noi non potremmo buttare giù le colonne
non potremmo distruggerne una soltanto
e i libri di storia ci hanno dimenticato
e la Bibbia non ci ha menzionato neanche una volta

Tu sei la mia dolce rovina
ti ho amato per primo

04 aprile 2014

Accadde oggi...

4 aprile 1987 - Gli U2 fanno il loro ingresso nella classifica americana dei dischi più venduti con The Joshua Tree, entrando direttamente alla posizione numero 7, la posizione di entrata più alta nella classifica americana degli album per i seguenti 7 anni.

The Joshua Tree è l’album che ha consacrato definitivamente gli U2 come una delle migliori rock band di sempre. Dell’album, a mio parere ,la canzone più bella rimane Where the streets have no name, che inizialmente voleva essere scartata dal produttore, Brian Eno, ma che alla fine, grazie all’insistenza e alla produzione di Steve Lillywhite, venne inserita nell’album.

Sono state date diverse identificazioni al luogo descritto dalla canzone, “dove le strade non hanno nome”: c’è chi lo attribuisce al deserto Mohave, in California, dove si trova il Joshua Tree; c’è chi lo identifica con l’Etiopia, dove appunto le strade non hanno nome, ma numeri. Ma la vera spiegazione data direttamente da Bono è che la band si riferisce all’Irlanda del Nord, dove sei identificato, per religione e ricchezza, secondo le strade in cui abiti, come dichiarò: « Una storia interessante che mi raccontarono una volta è che a Belfast, a seconda della via dove qualcuno abita si può stabilire, non solo la sua religione ma anche quanti soldi guadagna: addirittura a seconda del lato della strada dove vive, perché più si risale la collina più le case sono costose. Puoi quasi dire quanto guadagna uno dal nome della strada dove abita e su quale lato della strada ha la casa. Questo mi disse qualcosa, e così cominciai a scrivere di un posto dove le vie non hanno nome. »

03 aprile 2014

Accadde oggi...

3 aprile 1964 - Bob Dylan entra per la prima volta nella UK singles chart con “The Times They Are A-changin’”.

Una delle canzoni che per prima mi fece avvicinare all’Ebreo errante, parla di un cambiamento imminente, radicale, cui tutti, dal politico allo scrittore, dalla madre al padre, devono stare davanti, accettarlo, oppure “affondare come una pietra”. Forse una delle canzoni più adatte al periodo che stiamo vivendo.

Nel 1985 Dylan commentò la sua canzone dicendo: “Questa è una canzone con uno scopo. Volevo scrivere un inno, qualcosa che raccontasse davvero quello che stava succedendo, con versi brevi e chiari, che si sommassero uno all’altro in maniera ipnotica”.

Nina Simone


02 aprile 2014

Accadde oggi...

2 aprile 1967: a Birmingham Steve Winwood, Jim Capaldi, Chris Wood e Dave Mason decidono di fondare i Traffic, band fondamentale a cavallo tra Sessanta e Settanta.

01 aprile 2014

Accadde oggi...

1 aprile 1966 - The Troggs registrano negli Pye Studio in Marble Arch a Londra la canzone Wild Thing, con nel ruolo di produttore Larry Page e con la presenza di Mick Jagger, come osservatore della band.
the troggs 2

La canzone, scritta nel 1965 da Chip Taylor (zio di Angelina Jolie) e basata su soli tre accordi (la leggenda vuole che la canzone presenta molte pause dovute allo stato di ubriacatezza in cui Chip versava mentre cercava di comporre il brano) , per i Wild Ones, ebbe successo nella versione dei The Troggs, rock band inglese nata ad Andover, sud dell’Inghilterra, raggiungendo in Luglio la posizione n° 1 in USA e n°2 in UK nella Billboard 100 chart. È dovere puntualizzare che queste due posizioni vennero raggiunte, oltre per la bellezza del brano, anche grazie al malinteso che fece si che la canzone venne pubblicata da due etichette discografiche diverse (Atco e Fontana) e che la Billboard (poiché venivano dallo stesso master) sommò le vendite di entrambe le case discografiche)

La canzone è entrata anche nella classifica delle 500 migliori canzoni secondo Rolling Stone alla posizione 257.