25 settembre 2017

Shannon Wright - Division (2017)

di Nino Ciglio

Quindici anni di carriera, alcuni momenti di rilievo (Yann Tiersen & Shannon Wright) e una personalità sempre costante, uguale a se stessa, decisa a non scendere a compromessi con niente e nessuno. Questa, in breve, la carriera della musicista/compositrice di Atlanta, che, dopo quattro anni di assenza, progetti paralleli e un figlio, ritorna oggi con Division. L’innegabile bontà della proposta della Wright si svela sotto ogni sfumatura della sua lunga carriera artistica; la sua è musica fatta di stratificazioni, anzi, per meglio dire, di de-stratificazioni: ognuno degli album precedenti (da Flight Safety a Let In The Light) utilizza mezzi scomodi e non convenzionali che, quasi sempre, fanno rima con il rock and roll. A guardare bene, però, il suo rock and roll è molto diverso da quello di una PJ Harvey o di Sharon Van Etten, alla quale è stata spesso associata. Prendiamo Division, per esempio: l’album è stato concepito insieme alla pianista contemporanea Katia Labeque. Ed ecco la prima differenza rispetto al progetto noise chitarristico di In Film Sound (2013). Il lavoro espone un lato emotivo e molto più sofferente (e sofferto), dove le chitarre distorte e disordinate, le percussioni battute e indiavolate, incontrano l’animo meditativo di un pianoforte o di una viola. Soft Noise, in questo senso, ne è forse l’esempio più toccante: una cavalcata melodica fino ad una chiusura altamente rumoristica che, un po’, ricorda i Muse di Origin Of Symmetry.
E pensare che Wright aveva quasi deciso di smettere di suonare, al punto da confidarlo a Katia Labeque, artista che si è poi rivelata non solo una sua grande fan, ma soprattutto una importante fonte di ispirazione per questo lavoro. Division, quindi, concepito in otto intensissime tracce, è stato scritto in parte a Roma, di fronte al pianoforte della Labeque, ed in parte a Parigi. È decisamente l’album più complesso dell’artista, sebbene l’inizio, nella title track, sembri suggerire una certa continuità con gli album precedenti, ovvero, voce sofferente e biascicata accompagnata da un ritmo incalzante e deciso che, a parte i già citati Muse migliori, richiama alla mente alcune operazioni proto-grunge in chiave Melvins. Le cose si fanno più complicate (e affascinanti) con The Thirst, che sembra essere un connubio fra una colonna sonora di un film di Gaspar Noé e le cose più interessanti dei mai abbastanza citati Dirty Three. Le successive Wayward e Accidental inseriscono elementi di ritmica elettronica, synth e mellotron che non stonano nel clima di profondità generale. I beat sono elementari, ma immersi nell’atmosfera rivelatrice e orchestrale (nel senso più minimale del termine) del disco, riescono comunque nell’obbiettivo di de-costruire il genere, per toccare la materia.
Piccola nota di merito per la già citata Soft Noise, che fra vaghi richiami ai Radiohead (nel sistema melodico e nel crescendo finale) rappresenta il brano più rappresentativo; e per la speculare Lighthouse (Drag Us In), che biascica un mantra di piano e voce fino a una coda nella quale si scatena un piano soffocante e una batteria riverberata, fra Kyuss e Low. Questi ultimi brani, assieme a Division e al breve sipario elettronico, rendono il nuovo lavoro della Wright un oggetto affascinante, chiaramente difficile da digerire, ma assolutamente da ascoltare, per gli amanti del genere.

24 settembre 2017

Chet Baker

"Stai attento Dizzy, c’è un bianco che sta per farti le scarpe!"
(Charlie Parker, rivolgendosi a Dizzie Gillespie e riferendosi a Chet Baker)

Chesney Henry "Chet" Baker Jr. (Yale, 23 dicembre 1929 – Amsterdam, 13 maggio 1988) è stato un trombettista e cantante statunitense di musica jazz, noto per il suo stile lirico e intimista e per essere stato tra i principali esponenti del genere conosciuto come cool jazz.
Figlio del chitarrista Chesney Henry Baker, Sr., Chet Baker nacque nel 1929 a Yale nello stato americano dell'Oklahoma. Nel 1940 la sua famiglia si trasferì a Glendale in California. Da bambino cantò in competizioni amatoriali e nel coro della chiesa. Nella sua adolescenza, il padre gli comprò un trombone, che fu poi sostituito da una tromba essendo il primo troppo grande per il ragazzo. La sua prima formazione musicale si tenne presso la Glendale Junior High School, anche se il suo apprendimento fu principalmente intuitivo (in un'intervista degli anni 1970, Baker dichiarò di essere in grado di leggere una melodia, ma che le sigle degli accordi non avevano per lui alcun significato). Nel 1946, a 16 anni, lasciò la scuola e si arruolò nell'esercito. Inviato a Berlino, suonò nella Banda del 298ª Armata dell'Esercito. Dopo il suo ritorno nel 1948, studiò teoria e armonia musicale al El Camino College di Los Angeles, nel frattempo si esibiva in jazz club, finendo per abbandonare gli studi al secondo anno di corso. Nel 1950 si ri-arruolò nell'esercito e divenne membro della Banda della Sesta Armata dell'Esercito al Presidio di San Francisco. Nella città ha continuato a esibirsi in numerosi club, tra cui il Bop City e il Black Hawkin. In seguito a dei test psichiatrici, fu ritenuto inadatto alla vita militare: ottenne così il congedo definitivo dall'esercito che gli permise di dedicarsi alla carriera professionistica nel mondo del jazz. (Wikipedia)

"Se avessi potuto suonare come Wynton [Marsalis], non avrei voluto suonare come Wynton."

Chet Baker è considerato il punto di riferimento dello stile jazzistico definito "cool jazz", nato tra gli anni '50 e gli anni '60. Tossicodipendente per oltre trent'anni, ha trascorso diversi momenti della sua vita sia in carcere che in alcuni istituti di disintossicazione.

A dare la scossa al piccolo Henry Junior, dal punto di vista dell'ispirazione musicale, è suo padre, chitarrista dilettante che sogna per lui un futuro nel mondo della musica. Quando Chet ha infatti appena tredici anni, riceve in dono dal papà un trombone che però, nonostante gli sforzi, non riesce a suonare in nessun modo. Ripiega su una tromba, la quale da quel momento diventa la compagna di vita e di viaggio del piccolo Baker.

È in questo periodo che la sua famiglia si trasferisce in California, nella cittadina di Glendale. Qui il piccolo trombettista suona per la banda della scuola, ma deve anche dare una mano a casa, poiché la sua famiglia non è particolarmente agiata. Terminate le lezioni lavora in un bowling come raccoglitore di birilli.

Nel 1946 si arruola nell'esercito e viene mandato a Berlino. Qui la sua occupazione è quasi esclusivamente quella di musicista nella banda del proprio reggimento, ma entro una manciata di anni, e a seguito di alcuni suoi comportamenti non proprio allineati con lo stile militare che gli valgono alcuni test psichiatrici sfavorevoli, viene congedato e dichiarato inadatto ad una vita a tempo pieno nell'esercito degli Stati Uniti.

Agli inizi degli anni '50 Chet torna a casa deciso a fare l'unica cosa che gli riesce bene: suonare la tromba. Passano un paio d'anni e il 2 settembre 1952 il trombettista si ritrova a San Francisco per l'incisione di uno dei suoi primi dischi, in compagnia di un altro grande musicista del tempo, il sassofonista Gerry Mulligan. Proprio quel giorno, in sala di registrazione, ci si rende conto che manca nella rosa dei brani una ballata, al che il contrabbassista Carson Smith propone la canzone che sarebbe diventata il cavallo di battaglia di Chet Baker: "My funny Valentine".

All'epoca inoltre, questa era una ballad che nessuno aveva ancora inciso ed era un vecchio brano degli anni '30, firmato Rodgers e Hart, due autori noti nel settore, ma di certo non grazie a "My funny Valentine". Quando Baker la incide, per quell'album del 1952, la canzone diventa un classico e quella registrazione, la prima di centinaia e centinaia di versioni, resterà per sempre la migliore del repertorio del leggendario trombettista.

Ad ogni modo, forte della registrazione dell'album, dopo qualche mese il jazzista riceve la chiamata da parte di Dick Bock, da Los Angeles. Il numero uno dell'etichetta World Pacific Records lo vuole per un'audizione con Charlie Parker, al Tiffany Club. Dopo soli due brani, "Bird", come viene soprannominato il più grande sassofonista di sempre, decide che il ventiduenne Chet Baker può far parte del suo ensemble e lo prende con sé.

Dopo il tour con Parker, Baker si dà da fare con il quartetto di Mulligan, in un'esperienza musicale non molto lunga ma comunque intensa ed interessante. I due, insieme, fanno in tempo a dare vita alla versione bianca del cool jazz, denominata in quegli anni "West Coast sound". Purtroppo però, per via dei problemi di droga che attanagliano anche Mulligan, la formazione deve sciogliersi quasi subito.

Sono questi gli anni più forti della vita del musicista di Yale che lo vedono incidere diversi album con la World Pacific Records e, al contempo, iniziare la sua esistenza di tossicodipendente dall'eroina. Riesce a dare vita ad una sua formazione jazz nella quale comincia anche a cantare, inventando dal nulla una sonorità fino a quel momento inascoltata nel panorama contemporaneo, intimistica, profondamente cool, come si sarebbe detto, e soffusa come i suoi stessi assolo di tromba.

All'inizio del 1955 Chat Baker viene nominato il miglior trombettista d'America. Nel sondaggio della rivista "Downbeat" stacca di molto i suoi inseguitori, totalizzandosi primo con ben 882 voti, davanti a Dizzy Gillespie, secondo con 661 voti, Miles Davis (128) e Clifford Brown (89). Quell'anno però si scioglie anche il suo quartetto e iniziano i suoi guai con la giustizia, sempre a causa dell'eroina.

Si trasferisce in Europa dove si sposta tra Italia e Francia soprattutto. Incontra la sua futura moglie, la modella inglese Carol Jackson, con cui avrà tre figli. Tuttavia Chet Baker deve combattere contro la sua dipendenza dalla droga che inoltre gli causa non pochi problemi legali, come gli accade nei primi anni '60, quando viene arrestato in Toscana. Deve trascorrere oltre un anno nel carcere di Lucca. Successivamente, subisce la stessa sorte nella Germania Ovest, a Berlino, e in Inghilterra.

Nel 1966 Baker esce di scena. La causa ufficiale è data dai gravi dolori che deve sopportare a causa dei suoi denti anteriori, che decide di farsi estrarre. Molti però sostengono che il trombettista abbia perso la dentatura anteriore a causa di alcuni regolamenti di conti, per motivi legati ai pagamenti dell'eroina il cui uso, e abuso, gli aveva già danneggiato non poco la dentatura stessa.

Di certo sappiamo che, dopo alcuni anni di anonimato e in cui di lui non si sa più nulla, è un appassionato di jazz a scovarlo mentre Chet lavora come benzinaio, offrendogli la possibilità di rimettersi in sesto, trovandogli persino i soldi per risistemargli la bocca. Da quel momento Chet Baker deve imparare a suonare la tromba con la dentiera, modificando anche il proprio stile musicale.

Nel 1964, parzialmente disintossicato, il jazzista ritorna negli Usa, a New York. È l'epoca della "british invasion", il rock imperversa e Chet deve adeguarsi. Ad ogni modo realizza alcuni dischi interessanti con altri rinomati musicisti, come il grande chitarrista Jim Hall, testimoniato dal buonissimo lavoro dal titolo "Concierto". Ben presto però si stanca nuovamente degli Usa e ritorna in Europa, cominciando a collaborare con l'artista inglese Elvis Costello.

In questo periodo il trombettista fa la spola con la città di Amsterdam, per meglio vivere l'abuso di eroina e delle droghe in genere, grazie alle leggi olandesi più permissive. Contemporaneamente frequenta l'Italia, dove realizza molti dei suoi migliori concerti, spesso al fianco del flautista italiano Nicola Stilo, una sua scoperta. Recita anche in diversi film italiani, chiamato in causa da registi come Nanni Loy, Lucio Fulci, Enzo Nasso ed Elio Petri.

Dal 1975 risiede quasi esclusivamente in Italia, con ricadute nell'eroina a volte devastanti. Non sono pochi quelli che verso gli inizi degli anni '80 lo intravedono a Roma, nel quartiere Monte Mario, ad elemosinare soldi per una dose. A queste cadute per giunta, quando è in condizioni più decenti, alterna, sempre in questo periodo, performance da strada con la sua tromba, in via del Corso, purtroppo per lui sempre per racimolare soldi da spendere per soddisfare la propria tossicodipendenza.

Il 28 aprile del 1988 Chet Baker tiene il suo ultimo memorabile concerto, ad Hannover, in Germania. È un evento dedicato a lui: c'è un'orchestra di oltre sessanta elementi che lo aspetta per i cinque giorni di prove precedenti la serata del concerto, ma lui non si fa mai vivo. Tuttavia il giorno del 28 sale sul palco e tiene una delle sue migliori performance di sempre. Soprattutto suona, a dire dei critici, la migliore versione della sua "My funny Valentine", della durata di oltre 9 minuti: una long version indimenticata. Dopo il concerto, il trombettista non si fa più vedere.

Alle tre e dieci del mattino del giorno di venerdì 13 maggio 1988 Chet Baker viene trovato morto sul marciapiede dell'hotel Prins Hendrik di Amsterdam. Quando la polizia rinviene il corpo, privo di documenti di riconoscimento, inizialmente fa risalire la salma ad un uomo di trentanove anni. Solo successivamente avrebbe stabilito che il cadavere era da attribuire al noto trombettista, morto all'età di cinquantanove anni non ancora compiuti.

Baker viene seppellito il 21 maggio seguente, ad Inglewood, negli Stati Uniti. Sulla sua morte però aleggia da sempre un certo mistero, date le circostanza mai definite con chiarezza.


 (fonte)

23 settembre 2017

Accadde oggi...

1930: Nasce ad Albany, Georgia, USA, Ray Charles Robinson, ovvero Ray Charles, detto "The Genius", cantante soul. Morirà il 10 giugno 2004.

1949: Nasce a Long Branch, New Jersey, USA, Bruce Frederick Joseph Springsteen.

1967: Nasce a Rho (Milano) Cristina Trombini, in arte Cristina Donà, cantautrice.

1970: Nasce a Buffalo, New York, USA, la cantautrice Angela Marie "Ani" DiFranco.

1980: Bob Marley tiene a Pittsburgh il suo ultimo concerto. Morirà l'11 maggio 1981.

The Housemartins

Hull, sconosciuta città inglese di 300.000 abitanti, viene alla ribalta della scena rock agli inizi del 1986, per via di quattro giovani musicisti locali che, nel loro album d'esordio, ne tessono ironicamente le lodi, in contrapposizione con la capitale Londra.

22 settembre 2017

James Yorkston, Jon Thorne, Suhail Yusuf Khan – Neuk Wight Delhi All-Stars (2017)

di Gianfranco Marmoro

Il fluire poetico del musicista scozzese James Yorkston, in perenne bilico tra Nick Drake e Syd Barrett, non poteva trovare miglior culla di quella cucita dalle abili architetture folk-jazz di Jon Thorne e dal magico suono del sarangi di Suhail Yusuf Khan. La festa di colori e suoni, a volte atonali, di "Everything Sacred", ha difatti certificato l'esistenza di un nuovo concetto di world music, dando forma a un idioma stilistico in cui i linguaggi perdono parte della matrice etnica per sposare inediti profili di bellezza lirica.

Il perfetto amalgama dei tre musicisti si evince già dal titolo del nuovo album "Neuk Wight Delhi All Stars", che nel ribadire il legame con gli eterogenei luoghi d'origine evidenzia in converso la forza espressiva dell'insieme, che trova la sua più aulica manifestazione nei quindici minuti abbondanti di "Halleluwah", che scorre tra furore ed estemporaneità strumentali di eccellente e raffinata fattura.
Yorkston, Thorne e Khan evitano ancora una volta le secche di una fusion dai toni concilianti, esplorando quel territorio al confine tra jazz e folk che già Pentangle e Incredible String Band esaltarono a forma d'arte.

Ci sono altresì curiose assonanze tra l'introduttiva "Chori, Chori" e la famosa "Suite: Judy Blue Eyes" di CS&N, similitudini che permettono di osservare la musica del trio da un punto di vista diverso da quello più banale e prevedibile dell'etno-folk. C'è una maggiore attenzione al canto in "Neuk Wight Delhi All Stars", quasi a sottolineare la sofferenza e la fragilità umana. Le canzoni sono ingenue e delicate ("Bales"), o stranamente ricche di armonie ("The Blue Of The Thistle") al punto da evocare il raffinato romanticismo di Peter Gabriel, fino a lambire vertici poetici di rara intensità in "The Blues You Sang", stupenda ballata folk cantata a più voci, che trascende i confini espressivi con una potenza lirica che solo Robert Wyatt è riuscito a riproporre con continuità.

Non è un album facile, il nuovo di Yorkston, Thorne e Khan. Il canto solitario di "Jaldhar Kedara (Wedding Song)" e la trance armonica di "Recruited Collier" quasi confondono le acque, lasciando alle sinergie pastorali e psichedeliche di "False True Piya" e "Saarang/Just A Bloke" le esternazioni più mesmeriche e spirituali di un'affascinante fusione tra Oriente e Occidente.

21 settembre 2017

Accadde oggi...

1934: Nasce a Westmount, in Canada, Leonard Cohen, cantautore, scrittore e poeta. Morirà il 7 novembre 2016.

1947: Nasce a Gaineswville, Florida, USA, Don Felder, chitarrista degli Eagles.

1951: Nasce a Genova Ivano Fossati, cantautore e polistrumentista, già nei Delirium, poi solista.

1987: Muore Jaco Pastorius bassista degli Weather Report, session man e solista. Era nato con il nome di John Francis Anthony Pastorius III a Norristown, Pennsylvania, USA, l'1 dicembre del 1951.

2011: Con un comunicato sul proprio sito web i R.E.M. annunciano la fine della loro attività.

Miriam Makeba


Jürgen Schadeberg - Miriam Makeba posing for Drum Cover, 1955

20 settembre 2017

Chris Bathgate - Dizzy Seas (2017)

di Gabriele Benzing

Un passo dopo l'altro. Flettersi e distendersi. Il ritmo del respiro che cerca il suo equilibrio, con la lentezza di un fluire ipnotico. Il moto meccanico del corpo, il libero spaziare della mente.
Ha fatto un lungo cammino, Chris Bathgate. Ha attraversato il silenzio dei boschi e la voce dei propri pensieri. Il suo ultimo album, "Salt Year", risaliva ormai al 2011. Poi, l'anno scorso, lo schivo riaffacciarsi con l'Ep "Old Factory". Ed ora, finalmente, il ritorno vero e proprio: perché le canzoni del songwriter americano sono fatte della stoffa preziosa delle cose per cui vale ancora la pena attendere.

"As my footsteps start to fade/ How my thoughts they drift away", annuncia "Northern Country Trail", il brano chiamato ad anticipare il nuovo disco. Perdersi. Scomparire. È questo che Bathgate ha cercato lungo il percorso, e "Dizzy Seas" ne porta l'eco in ogni nota. Contorni impalpabili come le macchie di Rorschach della copertina, paesaggi atmosferici come il trascolare di un sogno ad occhi aperti: "Vorrei che la mente di chi ascolta potesse vagare liberamente durante una canzone".
L'essenza è fatta sempre della materia prima del folk, come insegna il lirismo antico del fiddle di "Water". Ma quel palpitare sottile che freme sottopelle, quello spaziare liquido che abbraccia il suono appartengono a una dimensione più onirica: "Sometimes my thoughts/ Are like lights on the water".

Come un Bon Iver che non dimentica le proprie radici, il Bathgate di "Dizzy Seas" si immerge allora nel viaggio per lasciarsi trasportare lontano.
Il banjo di "O(h)m" apre le porte a una danza dal sapore agreste, con la memoria del tempo degli esordi, delle pagine di "Throatsleep". Il riff elettrico che scandisce l'incedere deciso di "Beg" rimanda all'Americana di "Salt Year" e "A Cork Tale Wake". Poi, però, ecco "Hide" fluttuare sospesa, dilatarsi a mezz'aria sospinta dalle correnti del rimpianto: "All my wasted days come back to me/ Every hour, broken and dour, returns".
In una traiettoria così personale, non è un caso che l'unico elemento estraneo finisca per suonare anche quello meno calzante, lasciando nell'incertezza la collaborazione con il compagno di etichetta Tunde Olaniran in "Low Hey".

È un bisogno di orizzonte a spingere Bathgate. "A un certo punto ho cominciato a sentirmi sempre più a disagio quando mi trovavo al chiuso", racconta. "Non sopportavo più l'idea di avere un tetto sopra la testa". Ci sono cose che solo il respiro degli spazi aperti può custodire. "All the breathing of the night/ All the shifting of the lights/ All I need now is a sign", implora "Beg".
L'imponenza della natura e della solitudine permea ogni brano: la traccia di un sentiero nella foresta, come nel video che accompagna "Northern Country Trail"; lo scintillio dell'acqua increspata dal vento, come nei versi di "Come To The Sea"; una chitarra dai fili d'argento che tesse i suoi intarsi.
Non basta un ascolto distratto per apprezzare la ricchezza della trama di "Dizzy Seas". Ancora una volta, le stratificazioni dei brani di Bathgate chiedono di andare oltre la superficie, dalle spirali della title track alla chitarra nervosa di "Tintype Crisis", fino al soffuso epilogo di "Nicosia". Chiedono di lasciarsi andare, di guardarsi dentro. Di camminare nella notte con gli occhi pieni di domande: "How strange is the night?/ How strange is my time?/ How strange am I?".

19 settembre 2017

Accadde oggi...

1934: Nasce a Liverpool, UK, Brian Samuel Epstein, scopritore e manager dei Beatles. Morirà il 27 agosto 1967

1941: Nasce a Baltimora, Maryland, USA, Ellen Naomi Cohen, in arte Cass Elliot, cantante, ovvero la Mama Cass dei Mamas and Papas. Morirà il 29 luglio 1974.

1951: Nasce a Hull, in Canada, Daniel Lanois, musicista e produttore.

1966: Nasce a Pordenone Mauro Teardo, in arte Teho Teardo, musicista e compositore di colonne sonore.

1981: Simon & Garfunkel si riuniscono e tengono un concerto gratuito al Central Park di New York, davanti a un pubblico stimato in mezzo milione di spettatori. Ne deriverà lo storico album 'The concert in Central Park'.

Bear's Den - Above The Clouds Of Pompeii