25 gennaio 2015

Maybe - Janis Joplin



Forse

Forse

Se fossi capace di pregare e ci provo, caro,
Torneresti a casa, a casa da me.

Forse

Whoa, se fossi capace ti tenere la tua manina
Oh capiresti
forse, forse, forse, forse, si.

Forse, forse, forse, forse, forse caro

Intuisco che potrei aver fatto qualcosa di sbagliato
Tesoro sarei contenta di ammetterlo.
Oh, vieni a casa da me!
Tesoro forse, forse, forse, forse si.

Beh so che sembra non importare mai, piccolo,

Oh tesoro, quando esco o quello che sto cercando di fare,
Non vedi che sono ancora qui
E continuo ad avere bisogno di te.

Ti prego, ti prego, ti prego, ti prego,

oh non ci ripenserai piccolo.
Adesso vieni, ho detto torna,
on tornerai da me!

Forse caro, oh forse, forse, forse,

Lascia che ti aiuti a spiegarmi come
Tesoro forse, forse, forse, forse
Forse, forse, forse si
Forse, forse, forse si
Ooh!

24 gennaio 2015

Alice Cooper

Pioniere dell'efferatezza coniugata al rock'n'roll, in una plaetale messa in scena di grand guignol e hard rock, Vincent Damon Furnier (1948) è figlio di un pastore di Detroit trasferitosi a Phoenix, Arizona. Nal 1964 forma il suo primo gruppo, gli Earwigs, con i compagni di scuola Glen Buxton e Dennis Dunaway. Nell'autunno 1965 diventano Spider con l'ingresso di Michael Bruce e nel 1966 Nazz, con Neal Smith a completare l'organico.

Discografia e Wikipedia


23 gennaio 2015

Scopertine #23


551. Dire Straits - Brothers in Arms - 552. Prefab Sprout - Steve McQueen (Two Wheels Good) - 553. Mekons - Fear & Whiskey - 554. Big Black - Atomizer - 555. Suzanne Vega - Suzanne Vega (1st Album) - 556. Pogues - Rum, Sodomy & The Lash - 557. Kate Bush - Hounds of Love - 558. The Smiths - Meat is Murder - 559. Tom Waits - Rain Dogs - 560. Jesus & Mary Chain - Psychocandy - 561. New Order - Low Life - 562. Simply Red - Picture Book - 563. Dexys Midnight Runners - Don’t Stand Me Down - 564. Scritti Politti - Cupid & Psyche 85 - 565. Elvis Costello - Blood & Chocolate - 566. Afrika Bambaataa & The Soul Sonic Force - Planet Rock: The Album - 567. Beastie Boys - Licensed to Ill - 568. Metallica - Master of Puppets - 569. The The - Infected - 570. Nanci Griffith - Last of the True Believers - 571. Billy Bragg - Talking with the Taxman About Poetry - 572. Talk Talk - Colour of Spring - 573. Megadeth - Peace Sells…But Who’s Buying? - 574. Bon Jovi - Slippery When Wet - 575. Sonic Youth - Evol

22 gennaio 2015

Pink Floyd - The Dark Side of the Moon (1973)

1. Speak To Me/Breathe // 2. On The Run // 3. Time // 4. The Great Gig In The Sky // 5. Money // 6. Us And Them // 7. Any Colour You Like // 8. Brain Damage // 9. Eclipse

La linea melodica di Speak To Me/Breathe è come un tramonto del 1973, in technicolor; i tramonti allora erano di un arancione intenso, tersi e dal freddo pungente. L'ineluttabilità, la profonda, vitale malinconia, l'alienazione proseguono sui sintetizzatori di On The Run e sugli esperimenti che conducono a Time, forse uno dei brani più profondi della storia del rock. Già, la storia del rock, Dark Side Of The Moon è uno di quegli album che, più di tantissimi altri, merita un trattato tutto per sé; concepito con lo stesso approccio dei precedenti ha finito per essere "casualmente" curato in ogni minimo particolare. Ma non è questo il punto, non sono queste le ragioni per cui è assolutamente obbligatorio includerlo in qualsiasi scaffale dal contenuto culturale, non solo musicale; non è l'assolo vocale da "gospel mama" di Clare Torry in The Great Gig In The Sky, né la melodia ideata da Richard Wright, né i cori della citata Time, richiamanti le atmosfere di Abbey Road, inteso come l'epico album dei Beatles, né i sette quarti di Money; e nemmeno i resoconti oramai non più attendibili sulle vendite dal marzo 1973 attraverso quarant'anni di ristampe, CD, SACD e DVD. Quel che conta poi è il vinile originale, opera d'arte, pur'essa originale e non più manomettibile, l'indiscutibile, intrinseca bellezza di Us And Then, Any Color You Like, Brain Damage, della ripresa di Breathe e di tutte le altre. Troppo ovvio identificare o associare il "lato oscuro della luna" a quello della vita. E' stato riportato in un vecchio sondaggio che Great Gig è la canzone ideale per l'amplesso amoroso, così come che molti all'epoca dei fatti acquistarono il disco per la copertina targato Hipgnosis: affascinante come le canzoni del disco.

(Roberto Giuli)

20 gennaio 2015

19 gennaio 2015

Coconut Skins - Damien Rice



Buccia Di Cocco

Puoi tenerle la mano

e farle vedere come piangi
spiegarle le tue debolezze
così che capisca
e poi rigirarti e morire

Puoi affrontare delle decisioni

prima di disintegrarti dentro
Passare il tempo a chiedere il permesso agli altri
e poi scappare via e nasconderti

Oppure puoi sederti al caminetto

scaldarti un po' il culo
senza bisogno di sapere cosa stai facendo o cosa stai aspettando
ma se qualcuno dovesse chiedertelo
di' loro che lecco bucce di cocco
e usciamo insieme
di' loro che Dio è appena sceso in terra per perdonare i nostri peccati
E liberarci dal dubbio
la la la la la la la...

Puoi tenere le sue uova

Ma nel tuo cesto c'è un buco
Puoi giacere tra le sue gambe e andare alla scoperta
Dille che stai cercando la sua anima
Puoi aspettare anni
Guardare il tuo concime trasformarsi in carbone
Il tempo è contagioso
Tutti stanno invecchiando

E allora puoi sederti al caminetto

e scaldarti un po' il culo
Senza bisogno di sapere che stai facendo o cosa stai cercando
Ma se qualcuno te lo dovesse chiedere
Di' loro che cucino le bucce di cocco
E usciamo insieme
Di' loro che Dio è appena sceso in terra per perdonare i nostri peccati
E liberarci dal dubbio
la la la la la la la...

18 gennaio 2015

Sam Cooke

Sam Cooke (1931-1964) uno degli otto figli di un ministro del culto, inizia a cantare in chiesa. A nove anni fa parte, con due sorelle e un fratello, dei Singing Children. A Chicago, dove vive e frequenta la scuola, si unisce agli Highway QCs, gruppo gospel curato da R.B. Robinson, baritono coi Soul Stirrers. Partecipa spesso a concerti degli Stirrels e a quelli dei Pilgrim Travelers, nei quali milita James Woody Alexander, che poi diverrà manager di Cooke.

Discografia e Wikipedia

17 gennaio 2015

Scopertine #22


526. ZZ Top - Eliminator - 527. Eurythmics - Sweet Dreams (Are Made of This) - 528. U2 - War - 529. The Police - Synchronicity - 530. Meat Puppets - II - 531. Culture Club - Colour by Numbers - 532. Frankie Goes to Hollywood - Welcome to the - leasuredome - 533. Run DMC - Run DMC (1984) - 534. Sade - Diamond Life - 535. Cocteau Twins - Treasure - 536. Minor Threat - Out of Step - 537. Van Halen - 1984 - 538. Prince - Purple Rain - 539. Replacements - Let it Be - 540. Style Council - Café Bleu - 541. Tina Turner - Private Dancer - 542. Echo & the Bunnymen - Ocean Rain - 543. Minutemen - Double Nickels on the Dime - 544. Lloyd Cole & the Commotions - Rattlesnakes - 545. Youssou N’Dour - Immigrés - 546. Bruce Springsteen - Born in the USA - 547. Fall - This Nation’s Saving Grace - 548. Abdullah Ibrahim - Water from an Ancient Well - 549. Aha - Hunting High & Low - 550. Tears for Fears - Songs from the Big Chair

Elephant Micah - Where In Our Woods (2015)

di Lorenzo Righetto

Attesissimo nella scena folk indipendente (sospetto più dagli addetti ai lavori che dagli ascoltatori), il nuovo disco di Joe O’Connell, “Where In Our Woods”, arriva quasi in sordina agli inizi ancora infreddoliti e letargici di questo 2015. E, di conseguenza, si presenta in punta di piedi, rinunciando all’intensità del precedente, forse insuperabile “Louder Than Thou”, vero “vangelo” del cantautorato americano di pochi anni fa.

“Where In Our Woods” rappresenta invece un lavoro molto più sedimentato, una liturgia intima che ricorda un po’ l’isolazionismo sonoro del recente omonimo di Oldham, qui presente fra l’altro a fornire le seconde voci al disco. La scrittura di O’Connell si fa quasi ascetica nelle sue ostinate ripetizioni (le note calcate su due corde di “Slow Time Vultures”), ma senza evocare gli scenari di ricerca interiore in paesaggi desolati dello scorso album.
Il disco è improntato a una religiosità naturalistica (“By The Canal”), declinata in personaggi dell’America profonda (“Demise Of The Bible Birds”), e in questo la scelta di un accentuato minimalismo stilistico può essere considerata un’ovvia conseguenza, compreso l’affidarsi, per l’acustica, a corde di nylon piuttosto che metalliche.

Il risultato generale non ha, così, la potenza di “Louder Than Thou”, ma neanche quell’afflato contemplativo che l’avrebbe potuto rendere ugualmente interessante. Dal punto di vista della scrittura e degli arrangiamenti, “Where In Our Woods” suona come uno degli ultimi lavori di Oldham, i più intransigenti e “tradizionali”, se vogliamo, ma anche i più ermetici e chiusi su sé stessi. Un album minore, insomma. (3,5/5 voto mio)

16 gennaio 2015

Genesis - Selling England by the Pound (1973)

1. Dancing With The Moonlit Knight // 2. I Know What I Like (In Your Wardrobe) // 3. Firth Of Fifth // 4. More Fool Me // 5. The Battle Of Epping Forest // 6. After The Ordeal // 7. The Cinema Show // 8. Aisle Of Plenty

Il fatto che Selling England sia nella classifica dei lettori di un sito lontano dal rock progressivo come Rootshighway è la conferma della bellezza indiscussa di questo disco, anche rispetto agli altri del primo periodo della band britannica, quello con Peter Gabriel alla voce solista. In effetti se Nursery Crime comprende un brano simbolo del prog (la magica The Musical Box) ed il successore Foxtrot è carattterizzato dalla suite simbolo del genere (Supper's Ready), è indubbio che il terzo tassello della trilogia dei primi anni 70 sia il più completo ed equilibrato, aggiungendo al prog romantico e melodico dei precedenti un tocco di pop che prenderà lentamente, ma inesorabilmente il sopravvento nel periodo collinsiano della band (quando Phil Collins si trasferì dalla batteria alla voce solista sostituendo Gabriel). Selling England è basato su quattro lunghi brani: l'iniziale Dancing With The Moonlit Knight, la splendida Firth Of Fifth, che si guadagna l'immortalità per l'intro di piano e l'assolo di chitarra di Steve Hackett (senza dimenticarne il mirabile andamento melodico), la contrastata The Battle Of Epping Forest e l'evocativa The Cinema Show. La voce calda ed espressiva di Gabriel (spesso affiancata dai controcanti di Collins) è essenziale nel dare diverse tonalità anche all'interno dello stesso brano, mentre le tastiere di Tony Banks sono l'anima musicale della band. Il disco è completato da due tracce più brevi, ma non meno significative: I Know What I Like rappresenta il primo tentativo riuscito di fondere prog e pop con una scrittura più diretta ed essenziale, More Fool Me è il primo brano cantato da Phil Collins, anticipazione di quanto avverrà due anni dopo.

(Paolo Baiotti)

Musica jazz. Il linguaggio dello swing

di Eleonora Del Grosso

La musica jazz – forma d’arte che affonda le sue radici nel continente nero maturando i suoi primi frutti nelle Americhe a partire dai primissimi anni del 1900 – nasce primariamente come musica swing. Per “swing” s’intende un’esperienza ritmica che caratterizza la grammatica basilare del jazz delle origini, musica da ballo dalla pulsazione regolare, dotata per l’appunto di swing. Spesso al giorno d’oggi si confonde erroneamente lo swing con il jazz in senso lato. L’identificazione è opportuna soltanto in riferimento alla prima fase storica del jazz americano, quando i jazzisti utilizzavano quasi esclusivamente lo swing come espressione ritmica fondamentale, al punto che il jazz in toto si lasciava definire così. In altri termini, a quell’epoca il jazz come forma e come contenuto erano la stessa cosa, ovvero swing. La musica jazz si è poi evoluta rispetto a questo suo portamento ritmico originario includendone molti altri che attualmente fungono da contenuti stilistici variegati nei confronti dei quali il jazz è forma musicale ampiamente inclusiva. Lo swing era comunque destinato a prevalere nella definizione storica di questa musica, in quanto risultava il contenuto ritmico più forte e incisivo nello sviluppo generale del jazz. Tuttora i jazzisti accettano e talvolta utilizzano una definizione convenzionale di jazz come swing, poiché in esso il jazz e i suoi fautori trovano il loro simbolo rappresentativo preferenziale, un portavoce indiscusso dell’anima musicale jazz.

Il motivo di questa incoronazione dello swing sta nello speciale ruolo tecnico che esso riveste per chi suona jazz, una funzione stilistica che fa dello swing qualcosa di più che uno dei tanti portamenti ritmici sperimentati dalla musica jazz nel corso del tempo. Ebbene, lo swing vanta il fatto di essere la “parlata” ufficiale della musica jazz: come ogni lingua impone specifiche regole di pronuncia, così il jazz pretende di essere parlato con swing, elemento in mancanza del quale esso perde il suo connotato ritmico distintivo e perciò la sua stessa ragion d’essere, dato che questa musica da sempre esige, per sua definizione, una particolare ritmicità del discorso musicale che è per l’esattezza lo swing.

“Il jazz senza lo swing non significa nulla”, recita il titolo di un famoso brano del pianista e compositore afroamericano Duke Ellington del 1941, It don’t mean a thing if it ain’t got that swing. (La traduzione letterale è “Non significa nulla se non c’ha lo swing” – è una frase con soggetto impersonale, a significare che l’assunto vale indistintamente per qualsiasi brano di musica jazz). Lo swing da sempre rappresenta la fondamentale cadenza del parlare jazzistico, dunque il jazz come forma d’arte lo ha eletto a garante della propria anima storica, al di là di ogni trasformazione e contaminazione stilistica che il jazz ha poi incontrato. Per chiarire il discorso con una metafora, si pensi al fatto che allo stesso modo la lingua italiana, nonostante ora abbracci numerosi dialetti che ne arricchiscono il profilo complessivo, crede di trovare le sue più virtuose sembianze nello stile linguistico dell’umanesimo fiorentino. Quindi potremmo dire che il jazz d’oggi – di stampo internazionale, piuttosto vario in se stesso – ha con lo swing afroamericano delle origini quello stesso rapporto di devozione nostalgica che la nostra vecchia Italia intrattiene con i ricordi della sua fulgida giovinezza linguistica rinascimentale…D’altronde lo swing è un linguaggio, o stile di pronuncia, che i jazzisti ancora parlano e sempre parleranno, anche laddove se ne volessero discostare intenzionalmente, perché – ciò va ricordato – lo swing sta al jazz come il latino o il greco antico stanno all’italiano dei giorni nostri. E’ una specie di fattore genetico della lingua.

Allora io dico, si faccia pure largo il jazz d’avanguardia in voga ai nostri tempi, giacché sperimenta positivamente un certo astrattismo ritmico e mescola sapientemente tradizioni stilistiche molto diverse tra loro, ma agli odierni jazzisti cosmopoliti suggerisco: non dimenticate di masticare ogni tanto l’antico idioma che riverbera al fondo di ogni passata e attuale espressione jazzistica, cioè quella particolare cadenza ritmica un po’ zoppicante che fa del jazz una musica inconfondibile, devota ai suoi padri afroamericani che più di un secolo fa creavano e diffondevano il primo idioma jazzistico, prima da umili e grandissimi musicisti di colore, poi da intramontabili icone dell’arte dello swing.

14 gennaio 2015

13 gennaio 2015

Bad Day - R.E.M.



Cattiva Giornata

Un annuncio di pubblico servizio mi ha seguito fino a casa l'altro giorno,

Ho fatto finta di nulla. Se n'è andato via.
La merda? cosi' densa che potresti mescolarla con un bastone - senza Teflon
coperto con la calce della presidenza.
Siamo stufi di essere trascinati di qua e di là,
nascondila nella tua manica.

Diffondi su di me un lieto rumore col passare del tempo, Signore,

tieni conto delle tue benedizioni.
Siamo stufi di essere trascinati di qua e di là,
crolliamo tutti.

Hai mai visto in televisione i premi di San vito su ordinazione?

le danze investigative? quelle formiche nei pantaloni guardano.
Bene, guarda dietro agli occhi,
è un sacro, anestetizzato senza valore, salvami il culo, togli di torno questi ragazzi,
il fumo e lo specchio ci hanno chiuso.

Diffondi su di me un lieto rumore col passare del tempo, Signore,

tieni conto delle tue benedizioni.
I giornali non vogliono mentire!
Io sospiro. Non uno di più.

E' stata una brutta giornata,

per favore non fotografarmi,
è stata una brutta giornata,
per favore,
è stata una brutta giornata,
non fotografarmi.

Siamo molto in basso, il prezzo è eccessivo.

L'annunciatore sembra stia striscando,
la luce se n'è andata, è finito il petrolio,
abbiamo dato la colpa all'altro tipo,
di sicuro tutti gli uomini sono stati creati uguali,
qui c'è la chiesa, qui il campanile,
per favore restate sintonizzati, non abbiamo strascico,
ceneri ceneri, crolliamo tutti.

Diffondi su di me un lieto rumore col passare del tempo, Signore,

tieni conto delle tue benedizioni.
ignora la paure minori,
uh, questo significa guerra.

Rit.


Diffondi su di me un lieto rumore col passare del tempo,Signore,

tieni conto delle tue benedizioni.
Siamo stufi di essere trascinati di qua e di l?,
crolliamo tutti.

12 gennaio 2015

Ry Cooder

Ryland Peter Cooder (1947) californiano di Santa Monica, impara a tre anni le prime note sullea chitarra e cresce ascoltando vari generi musicali: soul, r'n'b, rockabilly, folk e country. Negli anni '60 suona all'Ash Groove di Los Angeles, dove conosce John Lee Hooker, il Reverendo Gary Davis, Sleepy John Estes e altri bluesmen che lo influenzeranno profondamente.

Discografia e Wikipedia

11 gennaio 2015

Scopertine #21


501. Dexys Midnight Runners - Too Rye Ay - 502. Simple Minds - New Gold Dream (81, 82, 83, 84) - 503. Madness - Rise & Fall - 504. Donald Fagen - Nightfly - 505. Haircut One Hundred - Pelican West - 506. Kate Bush - Dreaming, the - 507. Orange Juice - Rip it Up - 508. Michael Jackson - Thriller - 509. Birthday Party - Junkyard - 510. Venom - Black Metal - 511. Bruce Springsteen - Nebraska - 512. Associates - Sulk - 513. Iron Maiden - Number of the Beast - 514. Duran Duran - Rio - 515. Violent Femmes - Violent Femmes (1st Album) - 516. Malcolm McLaren - Duck Rock - 517. Def Leppard - Pyromania - 518. REM - Murmur - 519. The The - Soul Mining - 520. Tom Waits - Swordfishtrombones - 521. Blue Nile - A Walk Across the Rooftops - 522. Hanoi Rocks - Back to Mystery City - 523. Cindy Lauper - She’s So Unusual - 524. Paul Simon - Hearts & Bones - 525. Echo & The Bunnymen - Porcupine

10 gennaio 2015

Little Feat - Waiting for Columbus (1978)


[Disc 1] 1. Join the Band // 2. Fat Man in the Bathtub // 3. All That You Dream // 4. Oh Atlanta // 5. Old Folks Boogie // 6. Time Loves a Hero // 7. Day or Night // 8. Mercenary Territory // 9. Spanish Moon // [Disc 2] 1. Dixie Chicken // 2. Triple Face Boogie// 3. Rocket in My Pocket // 4. Willin' // 5. Don't Bogart That Joint // 6. A Apolitical Blues // 7. Sailin' Shoes // 8. Feats Don't Fail Me Now

I Settanta sono stati anni gloriosi per il rock a stelle e strisce in tutte le sue varie sfaccettature, con una fervente attività in studio e non, con la relativa pubblicazione di album dal vivo entrati di diritto nella storia, per importanza storica e musicale. Waiting for Columbus, uscito nel 1978, oltre a far parte di questi ultimi, ha anche il pregio di fotografare un gruppo, i Little Feat, in uno dei momenti di loro massimo splendore. La band capitanata dal corpulento asso della chitarra slide, Lowell George, sembra nata per calcare le assi di un palcoscenico, dove la loro intrigante formula sonora a base di blues, folk, elementi soul e un'impronta ritmica tipicamente neworleansiana, è libera di emergere in tutta la sua magnificenza. Attorniato da strumentisti dalle eccelse doti tecniche (Paul Barrere e Bill Payne su tutti) George ci guida in un orgiastico calderone sonoro che a partire dalla sarabanda ritmica in puro stile New Orleans di Fath Man in the Bathtub, passando per il r'n'b in salsa southern di Oh Atlanta si conclude con il tripudio finale di una Feats Don't Fail Me Now mai così intensa e trascinante. A questi si aggiungono dilatate versioni di classici come Dixie Chicken e Sailin Shoes, la suadente Spanish Moon e l'immortale Willin, a completare un'incandescente magma sonoro capace di inglobare al suo interno sia le assolate sonorità di stampo californiano che gli oscuri ritmi voodoo della Louisiana.

(Marco Poggio)

8 gennaio 2015

7 gennaio 2015

Child in Time - Deep Purple



Figlio del tempo

Dolce figlio del tempo vedrai la linea.

La linea che separa il bene dal male.
Vedrai il cieco che spara al mondo.
Pallottole volanti che riscuotono pedaggi.
Se sei stato cattivo, oh Signore, lo scommetto,
e se sei stato colpito da piombo volante.
Faresti bene a chiudere gli occhi, chinare la testa.
E aspettare il rimbalzo del proiettile.

6 gennaio 2015

Colosseum

Una delle prime formazioni di jazz-rock inglese, nata nel 1968 dai resti dei Bluesbreakers di bare Wires, i Colosseum sono formati da Jon Hiseman (1944) e Dick Heckstall Smith (1934-2004) entrambi già con Graham Bond, assieme a Tony Reevers, Dave Greenslade e James Litherland. Nel 1969 escono "Those who are about to die salute you" e "Valentine Suite", con buoni esiti commerciali e ottimi responsi di critica.

Discografia e Wikipedia

5 gennaio 2015

Scopertine #20


476. Steve Winwood – Arc of a Diver - 477. Pretenders – Pretenders (1st Album) - 478. Einstürzende Neubauten – Kollaps - 479. Siouxsie & the Banshees – Juju - 480. Heaven 17 – Penthouse & Pavement - 481. Go-Gos – Beauty & the Beat - 482. Motörhead – No Sleep ‘Til Hammersmith - 483. Soft Cell – Non Stop Erotic Cabaret - 484. Orchestral Manoeuvres in the Dark – Architecture & Morality - 485. Brian Eno & David Byrne – My Life in the Bush of Ghosts - 486. Black Flag – Damaged - 487. X – Wild Gift - 488. Psychedelic Furs – Talk, Talk, Talk - 489. Human League – Dare - 490. Gun Club – Fire of Love - 491. Bauhaus – Mask - 492. Bobby Womack – Poet - 493. Tom Tom Club – Tom Tom Club (1st Album) - 494. Rush – Moving Pictures - 495. ABBA – Visitors - 496. ABC – Lexicon of Love - 497. Prince – 1999 - 498. Grandmaster Flash & the Furious Five – Message, the - 499. Elvis Costello – Imperial Bedroom - 500. The Cure - Pornography

RIP


4 gennaio 2015

The Band - Music from Big Pink (1968)

1. Tears Of Rage // 2. To Kingdom Come // 3. In A Station // 4. Caledonia Mission // 5. The Weight // 6. We Can Talk // 7. Long Black Veil // 8. Chest Fever // 9. Lonesome Suzie // 10. This Wheel's On Fire // 11. I Shall Be Released

Nel 1967 una improbabile casa rosa persa nelle campagne di Woodstock diventò la forgia di una stagione di capolavori. Quando Rick Danko l'affittò, non aveva idea che sarebbe stata la culla del primo album della sua band. Che aveva un nome (gli Hawks) che nessuno voleva più avere, nato per fare assonanza con il nome di Ronnie Hawkins quando nei primi anni 60 gli facevano da backing-band. Ma loro ora erano "La Band" di Dylan, e la Big Pink doveva essere proprio il luogo dove sarebbe nato l'atteso album in studio con il Gran Capo, dopo che Robertson e soci avevano dovuto sopportare lo sgarbo delle registrazioni di Blonde On Blonde (Dylan iniziò a registrare il disco con loro, ma, insoddisfatto del risultato, rifece tutto a Nashville con session-man locali). Il disco con Dylan venne registrato ma non uscì mai, se non come The Basement Tapes nel 1975. Invece nacque subito Music From Big Pink, in cui la collaborazione con Bob (r)esisteva nei 3 brani co-firmati (Tears Of Rage, This Wheel's On Fire e I Shall Be Realeased), tutti nati già classici ancora prima di venire pubblicati. Ma il resto era farina del loro sacco, da The Weight che resta il loro brano più celebre e riletto, al famoso incipit al limite del prog di Chest Fever. Per anni i fans hanno discusso se il capolavoro fosse questo o il più strutturato e definito "brown-album" che seguì. Entrambi sono forse il miglior esempio di come anche un gruppo composto da sei talenti forti e ingombranti poteva raggiungere risultati grandiosi e unitari. E ancora oggi miriadi di gruppi tentano di costruirsi una propria Big Pink per cercare la stessa magica ispirazione di quella cantina.

(Nicola Gervasini)