29 luglio 2016

Grand Funk Railroad

Hard rock band americana popolare negli anni '70, i Grand Funk Railroad si formano a Flint, Michigan, nel tardo 1968, per iniziativa di Don Brewer e Mark Farner, batterista e chitarrista di Terry Knight and the Pack. Reclutato il bassista Mel Schacher, affidano il ruolo di manager a Terry Knight, dj di Detroit, poi cantante con i Pack e solista a New York.

Accadde oggi...

1953: Nasce Patti Scialfa, cantautrice moglie di Bruce Springsteen e membro della E Street Band.

1968: Nasce Stefano Bellotti in arte Cisco. Dapprima nei Modena City Ramblers, poi titolare di una buona carriera solista.

1974: Muore soffocata da un sandwich "Mama" Cass Elliot, voce femminile dei Mamas and Papas.

2014: Muore Giorgio Gaslini, grande pianista, compositore e direttore d'orchestra. Era nato a Milano il 22 ottobre del 1929.

The Byrds - Younger than Yesterday (1967)

Seminali e anticipatori di suoni e tendenze, i Byrds più che una vera band furono un grande laboratorio musicale dove alcune tra le più illuminate menti (Roger McGuinn, Gene Clark, David Crosby, Gram Parsons, Chris Hillman) della giovane scena rock americana mossero i primi passi per poi fuggire ed affermarsi altrove, rendendo impossibile ai Byrds di cementare una propria identità di gruppo, ma consentendo alla band di assorbire influenze e contributi diversi rendendo la propria opera sempre innovativa. Il miglior esempio di questo melting pop musicale è per l'appunto Younger Than Yesterday, quarta opera della band che seguì la svolta psichedelica di Fifth Dimension. Reduci dalla fuoriuscita di Gene Clark, realizzarono un album maturo in cui le idee e le intuizioni dei due fuoriclasse, McGuinn e Crosby, si integrano alla perfezione raggiungendo un punto di equilibrio unico. Se pezzi quali Have You Seen your Face o Renaissance Fair sono stupendi esempi del classico folk rock psichedelico guidato dalle 12 corde della Rickenbacker di McGuinn, le misteriose dolenti ballate di David Crosby quali Everybody's Been Burned e Mind Gardens anticipano le intuizioni che verranno esplose in futuro nel supergruppo con Still, Nash e Young. Non secondario il contribuito dell'anima roots Chris Hillman che contribuì con delle purissime Time Between e The Girl With no Name indicando la strada per la prossima svolta country-rock. Younger than Yesterday appare come un caposaldo del rock americano, una pietra miliare in grado di anticipare i suoni e le tendenze che verranno battute dal rock a stelle e strisce nei decenni futuri.  (Mia valutazione:  Buono)
(Gianluca Serra)

28 luglio 2016

23 grandi canzoni di Neil Young #12

Tired eyes
(Tonight’s the night, 1975)

“Please take my advice”: una anomala canzone di Neil Young, bellissima e sonnolenta come gli occhi del titolo, con lui che di fatto parla, più che cantare. Salvo lasciarsi andare nella dolcezza del refrain.

Accadde oggi...

1960: James Brown, il padrino del Soul, compare sulle scene del mitico Apollo Theatre di Harlem, che sarà poi 'teatro' di un suo imperdibile live album.

1943: Nasce Rick Wright, tastierista dei Pink Floyd. Muore il 15 settembre 2008.

1944: Nasce a Chicago Mike Bloomfield, chitarrista e componente della Paul Butterfield Band e degli Electric Flag. Memorabile la sua partecipazione a 'Highway 61 revisited' di Bob Dylan. Bloomfield muore a San Francisco il 15 febbraio 1981.

1948: Nasce Ares Tavolazzi, componente degli Area e bassista di levatura superiore, arruolato di volta in volta da Paolo Conte, Francesco Guccini, Mina, Eugenio Finardi, Lucio Battisti, Pat Metheny ed altri.

1973: Nell'autodromo di Watkins Glen ben 600.000 persone assistono a un concerto cui prendono parte Grateful Dead, Band e Allman Brothers.

1979: 'I don't like Mondays' dei Boontown Rats conquista la vetta della classifica britannica. Bob Geldof l'aveva scritta ispirato dalla storia vera della sedicenne Brenda Ann Spencer, che fece una strage sparando nel cortile di una scuola a San Diego, uccidendo due adulti e ferendo un poliziotto e otto bambini. La sua spiegazione: 'Non mi piacciono i lunedì, e questo ha vivacizzato la giornata'.

David Bowie - The Rise and Fall of Ziggy Stardust & the Spiders from Mars (1972)

Invece di avere tante personalità, il londinese David Jones decise di averne una ma su più livelli. Si inventò prima David Bowie, che a sua volta s'inventò Ziggy Stardust. Che era un alieno vestito come una groupie, trasformatosi in artista per portare al nostro mondo un messaggio positivo di pace, finendo però distrutto dagli abusi tipici del ruolo. Una parabola già tristemente nota in quel 1972, proprio all'indomani della morte a catena del trio Morrison/Hendrix/Joplin, tutti accomunati dalla sindrome del rock and roll suicide che chiude anche la vicenda di Ziggy. Anticipando intelligentemente il declino già previsto dal titolo dell'album, Jones ucciderà definitivamente il suo personaggio per tornare ad essere Bowie e crearsi così nuove maschere come il Thin White Duke di pochi anni dopo. Ma quello che (s)vestiva i panni della prima icona dichiaratamente gay della storia del rock resta il Bowie più universalmente amato e riconosciuto, quello che metteva d'accordo l'anima rock portata in dote dal chitarrista Mick Ronson con la voglia di avanguardia e sperimentazione che lo caratterizzerà in ogni fase della sua carriera. Bowie in questa occasione fece sua tutta l'esagerata teatralità tipica del glam-rock dell'epoca e pensò il disco come un musical di Broadway, avendo però la freddezza di non cercare un filo logico obbligato, solitamente causa di brani minori o di semplice raccordo di molte rock-opera (errore che commetterà anni dopo con Outside), ma semplicemente di assemblare 11 brani a sé stanti che diverranno undici classici immortali.  (Mia valutazione:  Distinto)


(Nicola Gervasini)

27 luglio 2016

40 copertine di dischi censurate #28


Guns N’ Roses - Appetite for Destruction (1987)

L'album fu ritirato dal commercio pochi giorni dopo l'uscita a causa della copertina che raffigurava un quadro di Robert Williams censurato.

Pink Floyd - The Wall (1979)

Difficile pensare che uno degli album più famosi della storia del rock sia stato originato da uno sputo. Sì, uno sputo, perché quella grande band - al tempo già pluridecorata - aveva difficoltà a calcare il palcoscenico di fronte a un pubblico numeroso. Fu così che un bel giorno - era il luglio 1977 - il bassista Roger Waters, irritato dagli schiamazzi e dalle urla di alcuni spettatori, decise di annaffiare con un po' di saliva uno di loro. Proprio da quell'esternazione poco artistica nascerà il personaggio di Pink, costretto oltretutto a muoversi, e anche in fretta, tra le rovine di un conto in banca - quello dei Floyd, appunto - che gridava vendetta. The Wall è la trasfigurazione della vita di Waters, un atto d'accusa nei confronti del "sistema", simbolo universale dell'alienazione dell'artista e dell'essere umano, vittima sacrificale che mattone dopo mattone costruisce un muro di difesa, quel muro che esattamente dieci anni dopo assumerà connotati storici epocali. The Wall è allo stesso tempo l'album più fruibile (come oso, commerciale?) e il testamento artistico di una band che ha scandito il suono della storia, il concept più famoso, il doppio immancabile in ogni scaffale che si rispetti, insomma, un piccolo grande capolavoro. Sono passati più di trent'anni, ma niente ha potuto scalfire la perfezione "tecnica" di un sound in anticipo sui tempi e di alcune canzoni. Riascoltando Another Brick oppure Comfortably Numb ci si rende perfettamente conto che il muro dell'arte, all'epoca, non era ancora crollato.  (Mia valutazione:  Ottimo)

(David Nieri)

26 luglio 2016

Accadde oggi...

1943: Nasce Mick Jagger. Probabilmente ha venduto l'anima al diavolo.

1958: Nasce Giorgio Canali, esponente del rock tricolore. Attivo nei CCCP divenuti poi CSI e PGR. Ora solista apprezzato.

1974: Nasce Samuel Beam in arte Iron and Wine. Cantautore statunitense.

2013: Muore a 74 anni il chitarrista J.J. Cale. Sue 'After midnight' e 'Cocaine', cavalli di battaglia di Eric Clapton.

Steely Dan - Aja (1977)

I due vengono dall'Est, dal Queens l'uno, l'altro dal New Jersey. Si incontrano in un college di campagna nello Stato di New York, e trovano spazio sull'altra costa, a Los Angeles, dove li chiamano a comporre per i cantanti della casa discografica ABC. Stanno arrivando gli anni Settanta, ma loro, Walter Brecker e Donald Fagen, lavorano ancora come si faceva ai tempi di Frank Sinatra: scrivono, qualcun altro interpreterà. Sono però gli anni Settanta, quello che scrivono loro, in fondo, si adatta solo a loro: a qualcuno viene in mente che dovrebbero formare un gruppo. Lo fanno, si scelgono il nome di un oggetto per il piacere femminile inventato da William Burroughs nel Pasto nudo e cominciano a mettere insieme quel mix di rhythm and blues, funky, jazz (molto jazz), melodie pop e suoni secchi, senza eco, che diventerà un riconoscibilissimo marchio di fabbrica, Totalizzano diversi buoni successi, amati dalle radio americane, e a gennaio 1977, quando entrano in studio per registrare il sesto album, possono chiamare il meglio degli strumentisti jazz della loro generazione. I boss sono loro, i due newyorkesi: il gruppo è una finta. Per l'assolo di chitarra di Peg si permettono di provare cinque o sei musicisti, fino a quando Jay Graydon li convince e finisce sull'album. Sono perfezionisti, bravissimi, e come tutti i grandi innovatori non fanno altro che togliere il superfluo. Niente eco, niente riverbero, il suono ha da essere secco. Nessuno strumento prevale sugli altri, le armome complesse e articolate danno spazio a tutti gli straordinari musicisti che passano per lo studio. Inseguono il suono totale e dunque sono fuori dal tempo, i pezzi potrebbero essere stati scritti da sempre, ma è tutta anni Settanta quell'idea che jazz, rock e funky si possano incontrare a metà strada e che la cerimonia sia tutta cerebrale, matematica e razionale. Anche i testi non hanno tempo, parlano di Ulisse che ripensa alla maga Circe, forse dell'attrice che nel 1932 si suicidò lanciandosi dalla lettera H della scritta Hollywood, sulle colline della città dei sogni: lei si chiamava Peg Entwistle, la canzone è Peg. Il disegno degli Steely Dan coprirà quasi perfettamente gli anni Settanta. Poi sarà revival, o qualcosa di simile: è ormai chiaro che la perfezione formale non protegge dal dolore della vita, ma è stato bello provarci. (Mia valutazione: Buono)

di P. M. Scaglione - Rock! (Einaudi)

25 luglio 2016

Flora Cash - This Breeze

The Who - Quadrophenia (1973)

Poco apprezzato all'epoca e amatissimo dalle generazioni successive, Quadrophenia è uno sguardo retrospettivo sul mondo dei mods e sulla gioventù londinese degli anni sessanta che era cresciuta in simbiosi con la band. Protagonista è il giovane Jimmy Cooper, che attraverso le sofferenze e le frustrazioni adolescenziali arriverà ad affrontare nell'epilogo finale la decisione se crescere definitivamente superando l'illusione dell'eterna giovinezza o morire. Diverso dal suono barocco e pomposo di Tommy, Quadrophenia si consacra per il tipico ed esplosivo rock'n roll targato Who, ovvero una miscela micidiale fatta da un drumming istintivo "a doppia cassa", da un basso granitico che piuttosto di tenere il ritmo esegue assoli, da una chitarra che sputa rasoiate ed una voce roca che offende. Dal suggestivo brano d'apertura I Am the Sea, seguendo per le potenti The Real Me, The punk and the Godfather, alle malinconiche ballate Sea and the Sand, I Am the One, fino alla struggente Love Reign O'er Me, leit motiv dell'intera opera, l'album contiene alcune tra le cose migliori che il rock abbia mai realizzato, dimostrando a distanza di quarant'anni la sua totale attualità. Metafora universale sulla perdita della giovinezza, l'opera fù in realtà un chiaro richiamo che Townshend tentò di rivolgere agli altri membri del gruppo e ai fans, a fare i conti con il cambiamento per non rimanere imprigionati in un passato che non esisteva più. Paradossalmente, se attraverso il dolore e la sofferenza il protagonista Jimmy alla fine riuscirà a purificarsi ed a cambiare, così non avvenne per gli Who che continuarono a navigare a vista tra litigi ed eccessi fino alla tragica morte di Keith Moon nel 1978.  (Mia valutazione:  Distinto)


(Gianluca Serra)

24 luglio 2016

Lenny Kaye

"L'America è la patria del rock'n'roll; e sebbene abbia dilagato per tutto il mondo, la natura di "crogiolo in cui tutto trova posto" di questa musica rimane specifica di una tipica promessa del Nuovo Mondo. Il rock'n'roll contiene i semi e i percorsi di innumerevoli musiche etniche, da cui attinge a piacimento indipendentemente dal loro segno - nero, bianco, verde o ben che sia. Ma, ancora, non importa quante derivazioni, genealogiche riuscivano a estrapolare da quel genitore che chiamiamo rock; esso continua a rimanere un'invenzione alla Frankenstein, disposta a saccheggiare il recente passato tanto quanto ad abbracciare tutti i party di domani."
(da "La terra promessa" di Gino Castaldo)

Robert Johnson - King of the Delta Blues Singers (1961)

E' l'album che, voluto da John Hammond Sr e pubblicato nel '61, ha fatto conoscere a tutti il leggendario bluesman che assomma in sé stilemi e tratti lirici del blues del Delta, facendo da ponte fra quello arcaico e quello urbano, in particolare chicagoano, del primissimo dopoguerra, e quindi anche alle sue influenze sul rock. Le registrazioni risalgono al '36 a San Antonio, TX, e '37 a Dallas, TX, quando il ventiseienne bluesman aveva ormai fatto sua la "leggenda cross road". Proprio lo splendido Cross Road Blues è uno dei brani portanti dell'album che raccoglie una tale messe di classici di carattere stilistico (impressionante) e contenutistico, da lasciare a bocca aperta. Come On In My Kitchen, Walkin' Blues, Ramblin' On My Mind, Me And The Devil Blues, Hell Hound On My Trail, sono altri titoli che dall'epoca dell'uscita dell'ellepi abbiamo ritrovato in decine e decine di dischi e concerti blues e rock (dal vol. 2, pubblicato nel '70, arriveranno I Believe I'll Dust My Broom, Sweet Home Chicago e Love In Vain Blues… e dall'unione dei due sarà pubblicato The Complete Recordings). Ma oltre che questi, al tempo mi colpì immediatamente la complessità esecutiva di Preachin' Blues: sembra che ci sia il supporto di un secondo chitarrista (stessa impressione la dichiara Keith Richards… mica paglia). Aldilà di tutto c'è l'estrema, a tratti disperata forza interpretativa di colui che costituisce un riferimento irrinunciabile.  (Mia valutazione:  Distinto)

(Gianni Del Savio)

23 luglio 2016

Led Zeppelin: storia della musica

di Artaserse Brazo

I Led Zeppelin occupano i vertici della scena rock, metal e blues mondiale sin dall'ultimo ventennio del Novecento. Affronteremo, nella seguente guida, i punti principali e gli inconfondibili tratti che sancirono l'immortalità del gruppo britannico nella globale storia della musica. Animarono i palcoscenici di tutto il mondo dal 1968 al 1980 e, persino oggi, suscitano un vivido ricordo nella memoria dei più.
Il gruppo dei Led Zeppelin fu composto dal chitarrista Jimmy Page, dalla voce di Robert Plant, dal bassista John Paul Jones e dal batterista John Bonham. Nacquero nel 1968 nel Regno Unito e, tra i generi trattati, spiccano l'Hard rock, l'Heavy metal, il blues rock, il British blues e anche il meno conosciuto Industry rock. Incisero e pubblicarono, immediatamente dopo la formazione, il primo album, omonimo del gruppo, a Londra. I Led Zeppelin riuscirono in un compito prodigioso: contribuire all'evoluzione della musica Rock non introducendo o inventando nulla di particolare, ma, riprendendo il patrimonio Blues e attingendo al Folk e in particolar modo alla musica orientale. La discografia comprende nove dischi ufficiali e dal 1968 a oggi la band, ricca di fama e ammirazione, ha venduto più di trecento milioni di dischi.
Il quarto disco è indubbiamente il più importante, suggestivo e ammirato. All'interno spaziano diversi generi ed è riscontrabile la fusione di influenze folk-celtiche, dominanti all'interno del terzo album, ed elementi Hard rock. Una delle canzoni più celebri del gruppo britannico, come dell'intera storia della musica, è Stairway to Heaven, pubblicata nel 1971 all'interno del quarto album; "L'idea di Stairway to Heaven era quella di avere un pezzo di musica, una canzone che si sarebbe dovuta sviluppare su più strati e dovesse andare a coinvolgere diversi stati d'animo" disse Jimmy Page in un intervista con la BBC nel 2014.