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Mary Margaret O'Hara - Miss America (1988)

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di Silvano Bottaro
La canadese Mary Margaret O’Hara è stata una meteora, è apparsa, ha illuminato il pianeta musica, ed è sparita. Questo purtroppo è l’unico disco da lei inciso. Una delle più grandi cantautrici di tutti i tempi, non ha conosciuto il “bene commerciale”. La sua musica di difficile collocazione contiene un cocktail di folk, jazz, blues e country, tutta condita da un’estrema personalità. Su tutto risalta la sua interiorità, meditata e pura, non costruita ne artefatta. Altra qualità che la distingue è l’uso della voce, che lei usa in maniera estremamente articolata, creando armonie uniche, sensibili, intelligenti e profonde. Le undici canzoni che compongono il disco, non essendo estremamente facili, hanno bisogno di essere ascoltate lentamente, ed è proprio per questo che ascolto dopo ascolto ti rimangono inchiodate nella mente. Ricordo che all'epoca il termine che fu coniato a semplificare il disco è stato: elementare madifficile. La prima parte (lato A per il vinile) …

Jackson Browne - The Road

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Lucinda Williams - West (2007)

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di Silvano Bottaro

Settanta minuti su settanta senza nessuna caduta, la Williams ha fatto tredici! Tredici pezzi uno più bello dell’altro, senza noia, senza discontinuità. Un disco suggestivo, profondo. Anche se i testi introspettivi parlano di “perdite”, perdita di un amore, perdita della madre, perdita di affetti, la Williams non si perde d’animo, i suoi brani diventano un canto liberatorio e fa trasparire anche su delle liriche tristi e drammatiche, un suono emotivo carico di forza, di ottimismo e di speranza. In questo nono album, si sente la straordinaria partecipazione di Bill Frisell, che con la sua chitarra eclettica, traccia un segno ritmico indelebile, in tutto il disco. Quest’opera musicale è un susseguirsi di grandi ballate cariche di grandi emozioni, di grande musica. Ascoltare per credere.

Herbie Hancock

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Angelique Kidjo – Remain In Light (2018)

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Il capolavoro dei Talking Heads in versione world-beat è una sorpresa che non ci aspettavamo e mette in risalto quanto le influenze di artisti come Fela Kuti abbiano avuto importanza nella sua composizione, il tutto con il valore aggiunto della straordinaria voce della cantante beninese.

di Roberto Briozzo
Io il paradiso me lo immagino così: un mixer collegato a un sistema potentissimo che ti permette di giocare con le singole tracce degli strumenti dei tuoi dischi preferiti. Scegli un album o la canzone che vuoi e, togliendo cose o aggiungendone altre, ricrei il tuo mix secondo quello che ci senti dentro e, magari, in uno di quegli esperimenti ti capita di scoprire la vera natura del tuo artista del cuore. In una situazione del genere, con un disco come “Remain in Light” dei Talking Heads ci sarebbe davvero da divertirsi, considerando la fusione di stili che contribuisce alla sua unicità e quello che arriva a ciascun ascoltatore. Di certo l’influenza della musica afro-beat e di artist…

Hùsker Dù, Guida per principianti

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La musica rock storicamente ha avuto moltissime varianti, fra cui il punk: alla fine degli anni Settanta grandi band come Sex Pistols, Clash e Ramones partorirono un genere basato sui ritmi rabbiosi e sui testi di denuncia sociale.
Questa corrente, poi, si è evoluta in numerose alternative: fra cui un sottogenere nato in California alla fine degli anni Ottanta, l’hardcore melodico, che fra i suoi esponenti di spicco annovera anche gli Hüsker Dü.
Gruppo estremamente creativo e controcorrente, anche all’interno di questa sottocultura, riuscì a crearsi uno spazio di nicchia in cui differenziarsi rispetto ad altri artisti. Il loro suono, infatti, era estremamente particolare messo a confronto con altri gruppi punk. E alla fine si distaccarono dal genere per sperimentare altre sonorità.
Formatisi a Saint Paul, in Minnesota, nel 1978, il trio degli Hüsker Dü si cimenta in una lunga gavetta di concerti e cover prima di riuscire a mettere insieme abbastanza brani per pensare di poter realizz…

Angus and Julia Stone - Big Jet Plane

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Cowboy Junkies - The Trinity Session (1988)

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di Silvano Bottaro
Questo secondo disco dei tre fratelli canadesi Timmins; Margo alla voce, Peter alla batteria, John alla chitarra, più A. Anton al basso e J. Bird al mandolino e armonica, resta senza dubbio il disco più bello e suggestivo che abbiano inciso. The trinitysession è inciso dal vivo, in presa diretta, in una chiesa di Toronto (HolyTrinity) nel novembre del ’87.
La principale peculiarità che il disco riesce a trasmettere è l’atmosfera tenue e rarefatta. Il suono prodotto è esclusivamente acustico, gli strumenti; chitarre, steelguitar, armonica, violino e fisarmonica, la voce quasi flebile di Margo (è una donna) fanno di quest’album un’opera splendida, da avere nella nostra raccolta musicale. Il primo brano “Mininforgold” crea subito una atmosfera magica, che già ci fa capire con che “genere” musicale abbiamo a che fare. Il secondo “Misguidedangel” leggermente più country, ma molto personale, con armonica in evidenza, comincia già a farci “scaldare”. A seguire la famosa “Blu…

Janis Joplin - Pearl (1971)

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"Pearl" è il quarto e ultimo album della cantante statunitense Janis Joplin pubblicato il 4 ottobre del 1971, tre mesi dopo la sua morte all'età di 27 anni per overdose di eroina. L'immagine ritrae Janis in una posa festosa nei suoi caratteristici variopinti abiti hippie, su di un divanetto cullandosi con un drink e un enorme sorriso, segno dell'atmosfera allegra che caratterizzò il periodo di registrazione dell'album. L'immagine è agrodolce in quanto l'alcol ebbe un ruolo importante nell'overdose fatale di Janis, eppure il suo radioso sorriso sembra trascendere la tristezza della tragedia imminente.

Beechwood – Inside The Flesh Hotel (2018)

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di Giovanni Capponcelli
Due album in dieci mesi, una grande urgenza creativa. Foto rubate sui marciapiedi di Long Island. Abiti cool, trench, cappelli flosci, occhialetti rossi rotondi che farebbero invidia a Roger McGuinn: gangster o cherubini androgini? E poi quel suono di chitarra. Proprio quello che piace tanto ai cuori dei vecchi rocker, quelli che non dimenticano i Byrds, Tom Petty; che sono rinati con i Dream Syndicate, che amano i REM. I Beachwood interpretano quel sound come fossero degli Strokes annebbiati dalla ganja. E mentre l'esordio, “Songs From The Land Of Nod” ancora languiva e si attardava in qualche zuccheroso momento mid-tempo, in alcune titubanze di troppo, questo secondo capitolo, "Inside the Flesh Hotel", viaggia ben più robusto verso il bersaglio grosso. Non manca il “chunk-chunk” delle paillettes di Marc Bolan (Bigot in My Bedroom), non manca lo scricchiolio del palco del CBGB di fine ‘75.
Ci sono gli Stones (imprescindibili per chiunque si fac…

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