4 settembre 2015

How Many More Years - Howlin' Wolf


Quanti anni ancora dovrei lasciare che mi perseguiti
Quanti anni ancora dovrei lasciare che mi perseguiti
Preferirei piuttosto morire dormendo sei piedi sotto terra

Mi inginocchierò e alzerò la mano destra
Mi inginocchierò e alzerò la mano destra
Dico che mi sentirei molto meglio cara, se solo tu mi capissi

Salgo al piano di sopra, vado a riprendermi i miei vestiti
Salgo al piano di sopra, vado a riprendermi i miei vestiti, li darò a tutti
Se qualcuno chiedesse di me, digli solo che ti ho mollato.

Warren Haynes feat. Railroad Earth - Ashes & Dust (2015)

di Paolo Baiotti

Che Warren Waynes volesse registrare un disco da cantautore non è una novità per chi segue con attenzione il musicista di Asheville. In fondo il suo esordio solista, Live At Bonnaroo del 2004, era un disco acustico che andava in questa direzione, per cui molti pensavano che Man In Motion sarebbe stato il tanto atteso album in studio da songwriter…ma sappiamo che le cose sono andate diversamente. Warren ha spiegato che canzoni di questo genere, non adatte agli Allman Brothers o ai Gov't Mule, si sono accumulate nel corso degli anni. C'era l'intenzione di registrare con Levon Helm, Leon Russell e il bassista T-Bone Wolk; poi la morte del bassista e di Helm hanno allontanato il progetto, sostituito dal soul/rhythm and blues di Man In Motion, altra grande passione del chitarrista, che non si può definire artista dalla visione ristretta. A un certo punto Warren si è trovato con una trentina di canzoni, comprese alcune covers di autori del North Carolina che lo hanno influenzato e aiutato nei primi anni di carriera come Ray Sisk, Malcolm Holcombe e Larry Rhodes e ha pensato che i Railroad Earth, la più conosciuta jamband di bluegrass americana, potevano essere gli accompagnatori giusti.

Già in passato avevano suonato insieme in alcuni festival, per cui si sono ritrovati nei Barber Shop Studios di Hopatcong, New Jersey e in pochi giorni hanno registrato più canzoni possibili, scegliendo quelle più adatte al progetto con l'aggiunta di un paio di collaborazioni. I Railroad Earth sono i protagonisti delle parti strumentali, con la loro miscela di bluegrass, rock, jazz e musica celtica. Le parti soliste sono affidate soprattutto al fantasioso violino di Tim Carbone, al mandolino di John Skehan e al banjo di Andy Goessling, mentre Haynes si concentra sulla scrittura e sulla voce (in costante miglioramento), riservandosi un ruolo di secondo piano alla slide e più raramente all'elettrica o all'acustica, adattandosi al suono della band. Is It Me Or You, una canzone scritta più di vent'anni fa, apre il disco lasciando ampio spazio al violino tra folk e tradizione roots, seguita da Coal Tattoo, brano di Billy Edd Wheeler (l'autore di Jackson per Johnny Cash), ritratto della vita sofferta di un minatore, una delle storie di persone schive e decorose che popolano il disco, come Company Man che non sfigurerebbe nel repertorio di Mark Knopfler e Glory Road, ballata su un cacciatore di taglie di Ray Sisk.

Non mancano tracce dolenti che potrebbero essere riarrangiate dai Gov't Mule come New Year's Eve e Word On The Wind o la bluesata Stranded In Self-Pity di Larry Rhodes, mentre sembra un po' fuori dal contesto la cover di Gold Dust Woman dei Fleetwood Mac in duetto con Grace Potter, più volte eseguita dal vivo. Da notare la presenza dell'armonica di Mickey Raphael (Willie Nelson) e dei controcanti di Shawn Colvin nella melodica Wanderlust e quella di Oteil Burbridge al basso e di Marc Quinones alle percussioni in Spots Of Time, la traccia più improvvisata del disco, scritta da Haynes con Phil Lesh per un ipotizzato disco in studio degli Allman Brothers mai realizzato. Ashes & Dust è un disco generoso, serio e interessante, composto e arrangiato con cura, forse privo di un paio di tracce che si elevino per qualità di scrittura. Il secondo dischetto dell'edizione deluxe aggiunge quattro demos che permettono di valutare l'importanza dell'apporto dei Railroad Earth e una scarna versione dal vivo di Hallelujah Boulevard del 2008 con la medesima band. (Mia Valutazione: Distinto)

3 settembre 2015

Nick Drake

Nick Drake (1948 - 1974) nasce in Birmania, dove suo padre è militare. Tornato in Inghilterra studia letteratura a Cambridge e forma il proprio gusto musicale ascoltando Van Morrison e Tim Buckley. Nel 1968 viene scoperto durante durante un concerto per la pace da Ashley Hutchings, bassista dei Fairport Convention, e presentato a Joe Boyd, uno dei maggiori talent scout della storia del rock.

Discografia e Wikipedia

2 settembre 2015

12 copertine di dischi famosi realizzate da grandi artisti #7 Gerard Richter


Sonic Youth, Daydream Nation, 1988

La band scelse questo dipinto di Richter del 1983 per via del titolo, Candle7, che è anche quello di una canzone del disco.

1 settembre 2015

20 nomi di musicisti famosi, spiegati #7 Bastille

Bastille

Il gruppo rock britannico si chiama in questo modo perché il cantante Dan Smith compie gli anni il 14 luglio, il giorno in cui in Francia si festeggia la presa della Bastiglia ("Bastille", in francese) avvenuta nel 1789.
(Kevin Winter/Getty Images for Clear Channel)

Yo La Tengo - Stuff Like That There (2015)

di Claudio Lancia

A venticinque anni esatti da “Fakebook”, quello che fu il loro quarto lavoro in studio, i signori Yo La Tengo ripetono l’esperimento di pubblicare un album nel quale alternare revisioni personalizzate di brani altrui e tracce autografe.
“Stuff Like That There” rappresenta il perfetto sequel di quell’avventura, forte della presenza di nove cover, tre rivisitazioni di pezzi propri già pubblicati in passato e due inediti: “Rickety” e “Awhileaway”.

In realtà la vera notizia per lo storico trio indie-rock statunitense (che da poco ha agilmente varcato il traguardo del trentennale d’attività) è che per l’occasione torna a essere un quartetto: accanto a Ira Kaplan, Georgia Hubley e James McNew, c’è il ritorno (non sappiamo se soltanto provvisorio) alla chitarra di Dave Schramm.
La compresenza di due chitarristi rende possibile un lavoro impressionante sulle sei corde, intrecci e intarsi che si rincorrono per tutta la durata delle quattordici tracce, slide e ritmiche che a volte porgono il fianco a delicati fraseggi elettrici, senza mai andare sopra le righe, in un’atmosfera complessiva tanto soffusa quanto (a volte troppo?) controllata.

Sì, perché “Stuff Like That There” è un disco carezzevole, fatto di spazzole, tremoli, vibrati e voci dolcissime, in uno spettro sonoro che si muove dalle introspezioni notturne di “Naples” all’alternative country di “I’m So Lonesome I Could Cry” (l’originale era di Hank Williams), il tutto reso con quell’andatura cinematografica, tipica dei lavori firmati Yo La Tengo, fra le poche formazioni al mondo in grado di raccontare per immagini immaginarie (scusate il giochino di parole) e non soltanto attraverso i suoni.
Per alcuni tratti la batteria non è nemmeno contemplata (vedi la nuova release di “Deeper Into Movies”), ma tutto resta sempre saldato assieme in maniera straordinariamente robusta, per un risultato finale che si presenta rigorosamente tenue e coeso.

Fra le cover c’è soltanto un brano davvero iper-famoso, ed è l’hit dei Cure “Friday I’m In Love”, la quale subisce lo stesso trattamento di quasi tutti i pezzi prescelti: viene privata di gran parte del fervore originale, rallentata e resa in forma più “depressa”. Lo stesso destino è assegnato a “I Can Feel The Ice Melting”, brano dei Parliament di George Clinton, qui reinterpretato senza la cadenza funk che lo caratterizzava.
Il quartetto di Hoboken spazia in maniera trasversale, reinterpretando antipodi stilistici che vanno dai Lovin’ Spoonful a Sun Ra, confermando (se mai ce ne fosse ancora bisogno) quell’essenza onnivora che nel 1997 generò il caleidoscopico “I Can Hear The Heart Beating As One”.

I brani autografi, sia quelli inediti, sia quelli rivisitati per l’occasione, si fondono perfettamente con il resto del menù, attraverso un trattamento dei suoni decisamente folk-oriented.
Resterà deluso chi si attendeva qualche squarcio elettrico in più, o chi sperava di stanare eventuali slanci experimental-shoegaze, cose alle quali i signori ci avevano abituati: per qualcuno “Stuff Like That There” potrebbe risultare un tantino monocorde, ma qui va apprezzata la rigorosa definizione di un mood che parte dall’analisi di strutture spesso lontane dalle proprie, centrando l’obiettivo di caratterizzare le canzoni prescelte attraverso quello stile notturno e cinematico che è un po’ il trademark Yo La Tengo. Un interscambio davvero raro da riscontrare in musica, e in questo caso perfettamente riuscito. (Mia valutazione: Buono)

31 agosto 2015

Pino Daniele

Biografia

Pino Daniele, uno dei simboli della musica partenopea e italiana, nasce a Napoli il 19 marzo 1955. Primo di cinque fratelli, si avvicina al mondo della musica molto presto. A soli 14 anni insieme ad altri amici coetanei imbraccia la sua prima chitarra.

Fin dai primissimi anni '70, insieme ad altri giovani musicisti emergenti, Pino Daniele segue con passione tutto il panorama musicale dell'epoca, cerca di fondere tra loro diversi generi, diversi suoni che possano creare qualcosa di concreto e nuovo.

Dopo aver studiato chitarra prima come autodidatta ed in secondo momento a scuola, comincia ad acquisire esperienza con piccoli gruppi musicali come i "New Jet" formato insieme al suo grande amico Gino Giglio. Il gruppo partecipa a vari eventi musicali di piazza ricevendo i primi consensi di pubblico. Dopo alcuni anni di gavetta e sacrifici, nel 1977 la casa discografica EMI ospita il suo primo disco "Terra mia" che include alcuni brani ancora oggi pietre miliari della sua carriera come "'Na tazzulella 'e cafè" e "Napule è".

Già in questo primo lavoro si nota l'obiettivo di fondere la sua musica con l'arte del Rock e del Blues, creando così un nuovo modo di fare musica da alcuni denominato "sound napoletano", genere musicale fino a quel momento sconosciuto, anche perché la musica tradizionale napoletana era ancora legata ai classici cantautori del Novecento. Proprio in questi anni Pino Daniele costruisce il suo successo insieme a giovani emergenti della musica partenopea come l'amico percussionista Rosario Jermano, Rino Zurzolo, Tullio De Piscopo e James Senese.

Inizialmente la difficoltà di sfondare è data dal frequente uso del dialetto non facilmente comprensibile a tutti. Nel 1979 però, con l'uscita dell'album omonimo "Pino Daniele" che include la famosissima "Je so pazzo", comincia ad essere apprezzato da un pubblico più ampio, tanto è vero che Renzo Arbore, sempre attento alla ricerca di giovani emergenti, gli permette di partecipare alla trasmissione radiofonica "Alto gradimento" ed a quella televisiva "L'altra domenica".

Con il brano "Je so pazzo" partecipa al Festivalbar conquistando un ottimo successo.

La consacrazione arriva con i due album successivi "Nero a metà" del 1980 e "Vai mò" del 1981, epoca in cui brani eccezionali come "Yes I know my way", "A me me piace 'o blues" e "Quanno chiove" danno a Daniele la meritata popolarità.

Pino Daniele gira l'Italia con una band di tutto rispetto (James Senese al sax, Toni Esposito alle percussioni, Tullio De Piscopo alla batteria, Joe Amoruso al piano e tastiere, Rino Zurzolo al basso) riempiendo stadi in tutte le maggiori città italiane.

Nel 1982 Pino Daniele affronta nuove musicalità con l'album "Bella 'mbriana" contaminando la sua musica con diversi ritmi e melodie europee. La collaborazione con il bassista Alphonso Johnson e con Wayne Shorter, session-men di fama internazionale, porta il nome di Pino Daniele ad essere apprezzato anche oltre i confini italiani.

Dopo aver prodotto nel 1983 l'album "Common Ground" per il cantante Richie Havens, fonda una propria etichetta discografica. Nascono così a Formia, cittadina a circa 60 chilometri da Napoli, gli studi di registrazione BAGARIA dove Pino realizza il suo album "Musicante" (1984). Registra poi un doppio album dal vivo dal titolo "Sciò Live", che raccoglie esperienze diverse in luoghi diversi e che riuscirà a mettere insieme blues, rock, jazz, e il meglio della musica tradizionale napoletana.

Nel 1985 esce "Ferryboat" che viene costruito brano per brano, con la partecipazione di grandi artisti come Gato Barbieri e Steve Gadd. Pino Daniele, ormai consacrato come artista, cerca nuovi suoni e nuove melodie: ci prova con l'album "Bonne Soirèe" nel 1987 che conferma proprio questa voglia di cambiamento.

Nel 1988 esce l'album "Schizzechea with love" con il quale Pino Daniele vince il Premio Tenco. Pino deve poi affrontare gravi problemi di salute, risolti fortunatamente nel migliore dei modi grazie anche all'aiuto di tanti amici come Rosario Jermano e Massimo Troisi. Nel 1989 compone le musiche per il film di Troisi "Le vie del signore sono finite"; per Massimo Troisi aveva già composto la colonna sonora del film "Ricomincio da tre" del 1981. Il connubio tra i due artisti napoletani risulta essere perfetto. Pino nel 1991 realizzerà anche la colonna sonora per il film di Troisi "Pensavo fosse amore invece era un calesse", dal titolo "Quando".

Nel 1989 esce l'album "Mascalzone latino" che con il brano "Anna verrà" dedicato all'attrice Anna Magnani ottiene un ottimo successo di pubblico e di critica.

Nel 1990 avviene l'incontro con Mick Goodrick, grande chitarrista jazz americano: insieme danno vita prima all'album "Un uomo in blues" ricordato per i brani "Femmena" e "'O scarrafone", e poi "Sotto 'o sole" nel quale si ritrovano alcune rivisitazioni di vecchi brani e la creazione di due nuovi inediti "Quando" e "'O ssaje comme fa 'o core" scritte dall'amico Massimo Troisi.

Nel 1993 nasce "Che Dio ti benedica": l'album (in cui collaborano Chick Corea e Ralf Towner) ha un grande successo oltre che di pubblico anche di critica e viene rappresentato da Pino in un mitico tour in varie città italiane ed europee.

Pino Daniele inizia un nuovo periodo musicale nel 1995 con la pubblicazione dell'album "Non calpestare i fiori nel deserto" e nel 1997 con "Dimmi cosa succede sulla terra". In questi due lavori Pino abbandona un po' il dialetto napoletano collaborando anche con grandi artisti del panorama nazionale come Giorgia, Irene Grandi, gli Almamegretta e Jovanotti.

A 20 anni di distanza dal suo primo album esce l'album "The best of Yes I know my way" che vede una rivisitazione di 13 brani tra i più famosi, più tre inediti: "Amore senza fine", "Per te" (pezzo strumentale) e "Senza peccato" registrato con la partecipazione dei britannici Simple Minds. In questo album il cambiamento di Pino Daniele è totale, si presenta al grande pubblico anche con un nuovo look, capelli corti, pizzetto e tante cose nuove da dire.

Nel 1999 esce l'album "Come un gelato all'equatore"; nel 2001 festeggia l'uscita del suo ultimo lavoro "Medina" con un mega tour estivo che parte proprio dalla sua città. Il disco vede un ritorno alle origini musicali. Alcuni pezzi scritti in dialetto evidenziano la voglia che Pino ha di proiettarsi verso una musicalità futura rimanendo comunque fortemente attaccato alle origini.

Dopo la positiva esperienza del tour condiviso con altre grandi voci italiane - Eros Ramazzotti e Jovanotti nel 1994 - Pino Daniele organizza nel 2002 una mega tourneè con altri tre grandi della musica italiana: Francesco De Gregori, Fiorella Mannoia e Ron.

Pino Daniele ritorna sulla scena musicale italiana con un nuovo album dal titolo "Pino Daniele Project - Passi D'Autore" nell'aprile del 2004. Nel disco è presente un brano dedicato a Diego Armando Maradona, "Tango della buena suerte".

In onore alla quasi trentennale carriera di Pino Daniele, alla fine del mese di giugno 2004 esce un album triplo "Pino Daniele Platinum Collection" (EMI) che ripercorre in 53 brani tutta la storia del cantautore.

Muore improvvisamente a causa di un infarto la notte del 4 gennaio 2015, mentre si trovava nella sua casa di Magliano in Toscana.

30 agosto 2015

Creedence Clearwater Revival - Cosmo's Factory (1970)

1. Ramble Tamble // 2. Before You Accuse Me // 3. Travelin Band // 4. Ooby Dooby // 5. Lookin' Out My Back Door // 6. Run Through The Jungle // 7. Up Around The Bend // 8. My Baby Left Me // 9. Who'll Stop The Rain // 10. I Heard It Through The Grapevine // 11. Long As I Can See The Light // 12. Travelin' Band

Cosmo's Factory, il quinto e migliore album dei Creedence, è la quintessenza del Sound Americano; la band californiana riesce non solo a mescolare le sue radici, dal soul al country, dal blues al più sanguigno rock'n'roll ma riesce anche a creare una miscela esplosiva, un suono inconfondibile diretto e spontaneo. Il loro essere fuori dal tempo e dalle mode (camice a quadri, occhialoni con grosse montature contro i vestiti sgargianti degli hippie dell'epoca) è stato il loro punto di forza facendoli diventare i veri precursori dell'american music per tutte le band a venire. Cosmo's Factory è il punto più alto raggiunto nella loro discografia: la magia del singolo Travellin' Band, l'interpretazione da capogiri di Before You Accuse Me (Bo Diddley) insieme alle esuberanti versioni di classici della Sun Record (OobY DooBy di Roy Orbison e My Baby Left Me) sono solo alcuni esempi di una raccolta che non ha nessun calo di tono. I CCR sono capaci anche di ipnotizzarci con jam strumentali come l'ineguagliabile rifacimento del classico di Marvin Gaye I Heard It Through The Grapevine, con ballad senza tempo come Lookin'Out My back Door o con ruggenti swamp blues che sanno di polvere e Louisiana come Run Through The Jungle (con un testo sulla guerra in Vietnam). Il loro brano migliore, riconosciuto come un evergreen classic, è la dolce Who's Stop The Rain, una ballad capace di provocare brividi alla schiena a ogni suo ascolto. Una pietra miliare del rock americano, da ascoltare all'infinito.

(Emilio Mera)

29 agosto 2015

Significato del termine musica #7/7

"Musica come tutto ciò che soddisfi desideri e aspirazioni:" secondo la derivazione del termine dal verbo greco μῶσθαι (desiderare, aspirare a...) dal quale Platone avrebbe fatto derivare il termine "musa". Il recupero di questo concetto di musica dalla etimologia del termine "musa" ipotizzata da Platone permette di distinguere la musica dal suono con il quale spesso viene confusa. L'idea comune infatti che la musica sia fatta di suoni rende difficoltoso comprendere perché non è sempre vero che il suono "fa" musica (ciò che è musica per qualcuno può non esserlo per altri). Perché il suono "faccia" musica occorre appunto che chi lo percepisce ne ricavi soddisfazione, che questa soddisfazione colmi un desiderio e che l'oggetto del desiderio coincida con uno stato fisico o mentale, reale o fantastico, a cui la persona aspira.
Musica come mito nella cultura occidentale; secondo Platone ("Fedro") un tempo esistevano uomini talmente dediti al canto da trascurare tutti i bisogni primari. Da questa stirpe di uomini ebbero origine le cicale che, credevano gli antichi, vivevano e morivano cantando.
Musica come una potenza che deriva dalla divinità e quindi grazie alle capacità sovrannaturali è in grado di controllare la natura. Orfeo con il suo canto ammaliante fu in grado di ammansire le belve ma anche di propiziarsi gli dèi; Anfione utilizzò il suono della cetra per muovere le pietre e costruire le mura di Tebe. In quasi tutte le civiltà appare evidente la presenza di un filo conduttore tra musica, recitazione, danza, trascendentalità e canto; anzi sembra che la musica nasca inizialmente come canto, espressione del più antico e noto strumento musicale. (Wikipedia)

27 agosto 2015

26 agosto 2015

Orpheus - David Sylvian



Orfeo

In piedi in questo terreno pietroso
Il vento soffia forte
fa sventolare i vestiti
covo tutte le stesse preoccupazioni
le tentazioni di partire o di rinunciare al fantasma
combatto con una prospettiva sulla vita
che cambia fra oscurità e luci ombrose
combatto con le parole per paura che ascoltino
ma Orfeo dorme sulla schiena, morto stecchito per il mondo

scende la luce del sole, le mie ali si spalancano
c'è una bellezza qui che non potrei negare
e bottiglie che ruzzolano e si rompono sulle scale
sono solo tante persone che sapevo non gl'importava niente
giù nel relitto della nave
sono una roccaforte di piaceri che non potevo rimpiangere
ma il bagaglio è inghiottito dall'onda
mentre Orfeo mantiene la sua promessa e sta al mio fianco

dimmi, ho ancora molto da imparare
comprendimi, questi fuochi non finiscono mai
credimi, quando questo scherzo è stanco di ridere
sentirò cantare la promessa del mio Orfeo

i dormienti dormono mentre remiamo
proprio tu, il tempo, ed ho perso la speranza
ma tutti gli ostacoli che ci sono caduti in grembo
erano carburante per il fuoco e paglia per la schiena
le voci hanno ancora delle storie da raccontare
sulle lotte di potere in paradiso e in inferno
ma ci sentiamo sicuri contro questi sogni possenti
mentre Orfeo canta la promessa che potrebbe portare il domani

raccontami, ho ancora tanto da imparare
comprendimi, questi fuochi non si spegneranno mai
ti prego credi, che quando lo scherzo è stanco di ridere
sentirò cantare la promessa del mio Orfeo

25 agosto 2015

Dr. John

Mac Rebennack, alias Dr. John (1940), nasce a New Orleans e vive l'intensa vita musicale della sua città, ricca di grandi personalità della black music: Walter Papoose Nelson (detto Prince LaLa), Professor Longhair, Huey Piano Smith e Allen Toussaint sono i suoi ispiratori, oltre a James Booker, dal quale il giovane Rebennack apprende i segreti dell'organo.

Discografia e Wikipedia

24 agosto 2015

12 copertine di dischi famosi realizzate da grandi artisti #6 Banksy


Banksy - Blur, Think Thank, 2003

Banksy solitamente sta alla larga da lavori commerciali, ma ha giustificato la copertina realizzata per i Blur dicendo che aveva bisogno di soldi.

23 agosto 2015

20 nomi di musicisti famosi, spiegati #6 Queens of the Stone Age

Queens of the Stone Age

I Kyuss, la band precedente del chitarrista Josh Homme, venne soprannominata in questo modo dal produttore Chris Goss nel 1992. Alla domanda sul perché il suo nuovo gruppo si chiami in questo modo e non "Kings of the Stone Age", Homme ha detto che «il rock dovrebbe essere pesante a sufficienza per i ragazzi e ugualmente dolce per le ragazze. In questo modo tutti sono felici».
(Kevin Winter/Getty Images)

22 agosto 2015

Joe Strummer

Biografia

John Graham Mellor nasce il giorno 21 agosto 1952, ad Ankara (Turchia), città dove il padre lavorava come funzionario del ministero degli esteri britannico. L'attività artistica porterà Joe Strummer ad essere cantante, chitarrista e attore, ma soprattutto sarà ricordato quale leader del gruppo "The Clash", band britannica che ha messo una firma indelebile sulla storia del punk rock.

Passa l'infanzia seguendo i trasferimenti del padre che lo conducono in diversi paesi, da Ankara a Il Cairo (Egitto), poi a Città del Messico, Bonn (Germania). Quando ha nove anni la famiglia si trasferisce definitivamente in Inghilterra, vicino Londra. Joe frequenta una scuola privata che non ama per nulla. I suoi momenti di evasione sono legati alla musica, soprattutto apprezza gruppi come Beatles, Rolling Stones e Who.

Nel 1970 (Joe ha diciotto anni) la famiglia viva la tragedia del suicidio di David, fratello maggiore di Joe, persona con idee politiche di estrema destra e che coltivava un particolare interesse per l'esoterismo; Joe rimane estremamente sconvolto tanto che decide di abbandonare la casa per vivere sulla strada.

Dopo un breve periodo vissuto da busker - musicista di strada - durante il quale suona nelle stazioni della metro facendosi chiamare Woody (in onore del suo idolo Woody Guthrie) entra a far parte prima del gruppo dei "Vultures". Successivamente, nel 1974, insieme a Tymon Dogg e al batterista Richard Dudanski forma i "101'ers", band rhythm 'n' blues con cui divide una casa occupata. Girando i pub londinesi ottiene discreti successi: l'esperienza serve soprattutto a far emergere il talento di frontman che Joe possiede.

Decide quindi di rinnegare il soprannome Woody per assumere quello di "Strummer" (dal verbo inglese to strum, strimpellare), che indica la sua rozza tecnica chitarristica.

Dal punto di vista discografico, degli anni passati con i "101'ers" rimane solo l'album "Elgin Avenue Breakdown", uscito nel 1981 - cinque anni dopo lo scioglimento della band - poi ripubblicato nel 2005 con l'aggiunta di sette brani inediti.

Nel 1976 assiste ad un concerto dei "Sex Pistols" di Sid Vicious: Joe Strummer rimane folgorato dal punk e spinto anche dal manager Bernie Rhodes, accetta di diventare cantante di un complesso che ancora non sa lo porterà al successo planetario. Con i "Clash" realizza sei album: "The Clash" (1977), "Give 'em enough rope" (1978), "London calling" (1979), "Sandinista!" (1980), "Combat rock (1982) e "Cut the crap" (1985).

Nei lavori del gruppo nel tempo si mescolano generi diversi: il punk dei primi due dischi viene gradualmente integrato con contaminazioni reggae, rockabilly, funk, calypso, fino al jazz e al blues.

La loro musica ispirerà nuove correnti musicali oltre a un'intera generazione, che in quel periodo sembrava non avere modelli di riferimento.

I naturali attriti che possono nascere tra i componenti di una band si fanno sempre più determinanti quando nel 1983, vengono allontanati il batterista Topper Headon e il chitarrista Mick Jones - con il quale Joe Strummer era spesso in forte disaccordo - di conseguenza la band smette di esistere. Una nuova formazione presenta quindi nel 1985 il disco "Cut the crap", che si rivela però un grosso buco nell'acqua.

Negli anni che seguono il declino dei Clash, Joe Strummer si dedica al cinema, come autore di colonne sonore ma anche come attore. Le pellicole fanno parte di produzioni indipendenti e tra questi vi sono "Diritti all'inferno" (1987, di Alex Cox) e "Mystery Train - Martedì notte a Memphis" (1989, di Jim Jarmusch). Sia in qualità di song-writer che di attore, Strummer non raccoglierà grandi risultati.

Esce nel 1989 il primo disco da solista, che si intitola "Earthquake weather"; lo stile usato è quello rockabilly che di fatto si distanzia molto dallo stile dei Clash e che, forse proprio per questo motivo, viene ignorato dal pubblico e dalla critica.

Nel biennio 1991-1992 Strummer accompagna in tour gli irlandesi "Pogues", a loro legato da profonda amicizia: negli show esegue sovente alcuni brani dei Clash.

Nel 1995 si rimette totalmente in gioco e forma un nuovo gruppo: "Joe Strummer & The Mescaleros". La band si compone di diversi polistrumentisti talentuosi; nel 1999 esce il disco "Rock art & the X-ray style", poi - dopo una lunga serie di concerti - nel 2001 esce "Global a Go-Go", che viene indicato dalla critica come uno dei suoi più riusciti lavori in carriera.

All'età di 50 anni, Joe Strummer muore la mattina del 22 dicembre 2002 a causa di un improvviso infarto.

Esce postumo nel 2003 "Streetcore", terzo album di "Joe Strummer & The Mescaleros", un disco che riporta al rock grezzo di strada con qualche sfumatura di country-folk.

Nel 2008 è uscito al cinema "Il futuro non è scritto - Joe Strummer", un docu-film di Julien Temple, che ha frequentato a lungo Joe Strummer e che così lo ricorda: "Per me Joe Strummer, a dispetto di come viene visto nell'ambiente del rock'n'roll, era un filosofo, ha riflettuto veramente sulla vita e i tempi che tutti noi abbiamo attraversato. Era concentrato sulla natura dell'essere umano, sul concetto di libertà, su molte cose che sono state cancellate dal nostro modo di vivere oggi".

21 agosto 2015

Seattle Pop Festival


Allman Brothers Band - At Fillmore East/ Fillmore Concerts (1971)

[Disc1] 1. Statesboro Blues // 2. Trouble No More // 3. Don't Keep Me Wonderin' // 4. Done Somebody Wrong // 5. Stormy Monday // 6. One Way Out // 7. In Memory Of Elizabeth Reed // 8. You Don't Love Me / Soul Serenade 1// 9. Midnight Rider // [Disc 2] 1. Hot 'Lanta // 2. Whipping Post // 3. Mountain Jam // 4. Drunken Hearted Boy

Quando salgono sul palco del Fillmore East il 12 e 13 marzo del '71, gli Allman Brothers sono una band in crescita, reduce da due interessanti album in studio che hanno venduto discretamente, ma la fama dei loro concerti è di gran lunga superiore. Duane Allman, chitarrista straordinario per creatività e originalità, è il leader indiscusso; a solo 25 anni ha già participato come session man dei Fame Studios a dischi importanti e pochi mesi prima ha stregato Eric Clapton rivitalizzando le registrazione di Layla di Derek & The Dominos. Il risultato delle due serate è diverso e superiore rispetto a quanto la band ha prodotto fino ad allora: è la perfezione assoluta, una mirabile fusione di rock, blues e soul, improvvisata con una fluidità propria dei migliori jazzisti .Un disco che non si può spiegare, ma si deve semplicemente ascoltare, possibilmente in cuffia per apprezzare l'incredibile fraseggio delle due chitarre (l'apporto dell'altro chitarrista Dickey Betts è altrettanto importante), il tappeto sonoro della sezione ritmica (basso e doppia batteria), le tastiere e la meravigliosa voce soul di Gregg, fratello minore di Duane. Solo la sorte poteva fermare una formazione di questa qualità; e ci riesce benissimo visto che Duane muore il 29 ottobre dello stesso anno, seguito tredici mesi dopo dal bassista Berry Oakley. Ma la musica resta, più forte e bella che mai.

(Paolo Baiotti)

20 agosto 2015

Significato del termine musica #6/7

Musica come costrutto sociale: Le teorie post-moderne asseriscono che, come l'arte, la musica è definita innanzitutto nel suo contesto sociale. Da questo punto di vista la musica è ciò che ognuno chiama musica, che sia fatta di silenzio, di suoni, o di performance. La famosa opera 4'33'' (4 minuti e 33 secondi) di John Cage ha origine da questa concezione della musica.
Musica come cura del corpo e/o dello spirito Musicoterapia: Le qualità liberatorie della musica si concretizzano da sempre dovunque nel mondo. Il benefico potere derivante dall'ascoltare musica, o dal crearne e riprodurne distingue i due rami principali riconducibili alla scienza stessa, che nascono sempre dalla radice unica, la Musica. Osservata in Europa, e nell'occidente in tempi relativamente recenti, dopo il Cinquecento, diviene strumento terapeutico vero e proprio, fino all'uso che spazia dalla cura di depressioni, malattie psichiche anche molto gravi, disturbi neurovegetativi ecc. In tempi più antichi e tuttora in siti culturalmente poco occidentalizzati può definirsi musicoterapia un aspetto fondamentale dell'educazione civica, intesa come "consapevolezza d'esser vivi" quindi esistere. In Africa, ad esempio, fare musica con rudimentali strumenti quali semplici percussioni o flauti di bambù è patrimonio comune nella società; parimenti lo è il partecipare ballando e cantando, oltre che, ovvio, ascoltando. Fondamentale è la partecipazione alla Musica, che è eletta a cura, preghiera, dialogo, discussione nel senso più civilmente umano dei termini. In realtà il diritto civile per questi popoli si concretizza, trovando la sua più schietta espressione, proprio nella Musica. (Wikipedia)

18 agosto 2015

17 agosto 2015

The Thrill Is Gone - B.B. King



Il Brivido* se ne è andato

Il brivido se ne é andato
Il brivido se ne é andato via
Il brivido se ne é andato piccola
Il brivido se ne é andato via
Sai di avermi fatto un torto piccola
E ti dispiacerà un giorno o l'altro

Il brivido se ne é andato
Se ne é andato via da me
Il brivido se ne é andato
Il brivido se ne é andato via da me
In ogni caso continuerà a vivere
Ma sarà così solo

Il brivido se ne é andato
Se ne è andato per il mio bene
Oh. il brivido se ne è andato piccola
Piccola se ne è andato via
Un giorno so che sarà superiore a tutto piccola
Proprio come ritengo che un uomo debba fare

Sai che sono libero, libero adesso piccola
Sono libero dal tuo incantesimo
Sono libero, libero adesso
Sono libero dal tuo incantesimo
E ora che é finito
Tutto quello che posso fare è augurarti ogni bene


*Brivido inteso come quella sensazione che senti dentro quando sei innamorato

16 agosto 2015

The Doors

La storia dei Doors comincia a Los Angeles nel 1965, dall'incontro di Jim Morrison (1943 - 1971) e Ray Manzarek (1939). Morrison è figlio di un ammiraglio della Marina statunitense, discendente di una famiglia di antiche tradizioni militari. Dopo il diploma alla Washington High School si iscrive alla UCLA, dove si diploma in cinematografia.

Discografia e Wikipedia

15 agosto 2015

12 copertine di dischi famosi realizzate da grandi artisti #5 Robert Rauschenberg


Robert Rauschenberg - Talking Heads, Speaking in Tongues, 1983

Il leader dei Talking Heads, David Byrne, contattò Rauschenberg dopo aver visto le sue opere alla Leo Castelli Gallery, e gli chiese di realizzare la copertina del quinto disco della sua band. Rauschenberg accettò, ma chiese di poter realizzare qualcosa di insolito: una scatola di plastica trasparente con la sua realizzazione stampata su tre collage trasparenti, uno per ogni colore primario. L'immagine, per la quale Rauschenberg vinse un Grammy, si può vedere a intermittenza ruotando il disco.

14 agosto 2015

20 nomi di musicisti famosi, spiegati #5 Coldplay

Coldplay

In precedenza, il famoso gruppo pop-rock aveva utilizzato i nomi "Pectoralz" e "Starfish". Il nome "Coldplay" venne ceduto loro da una band amica che scelse un altro nome (Keane). A loro volta, i Keane avevano preso "Coldplay" dal titolo di un libro del poeta americano Philip Horky chiamato "Child's Reflections, Cold Play".
(Ethan Miller/Getty Images for Clear Channel)