4 agosto 2015

Jeff Beck

Biografia

Geoffrey Arnold Beck nasce il 24 giugno del 1944 in Inghilterra a Wallington, al numero 206 di Demesne Road, figlio di Arnold ed Ethel. Dopo avere cantato da bambino nel coro della chiesa locale, da adolescente impara a suonare una chitarra presa in prestito, per poi tentare di costruirsi da solo uno strumento tutto suo. Dopo le scuole superiori si iscrive al Wimbledon College of Art; in seguito lavora per breve tempo come decoratore e pittore, per poi dedicarsi alla carriera musicale.

Impiegato inizialmente come turnista, effettua la prima registrazione come chitarrista nel 1964 per l'etichetta discografica Parlophone. Negli 1965 Jeff Beck entra a far parte degli Yardbirds, in cerca di un sostituto di Eric Clapton (passato ai John Mayall's Bluesbreakers).

Grazie all'ingresso di Beck, gli Yardbirds acquisiscono una certa fama sulla scena del rock della Gran Bretagna; Jeff, inoltre, compare - insieme con Jimmy Page - anche in "Blow-Up", film di Michelangelo Antonioni del 1966 che rappresenta l'apice della Swinging London: nella pellicola gli Yardbirds sono protagonisti di diverse scene, in una delle quali il musicista di Wallington sfascia una chitarra (come Pete Townshend degli Who). Sempre nel 1966, Beck e Page si alternano nel ruolo di chitarristi solisti: è, questo, l'anno di uscita dell'album "Roger the Engineer"; dopo poco più di un anno, tuttavia, Jeff lascia la band, sostenendo di doverlo fare per motivi di salute.

Nel giro di poco tempo dà vita a una nuova formazione, il Jeff Beck Group, che vede Mick Waller alla batteria, Nicky Hopkins al pianoforte, Ron Wood al basso e Rod Stewart alla voce. La band registra due dischi: nel 1968 "Truth", e nel 1969 "Beck-Ola"; entrambi i lavori vengono apprezzati dalla critica (oggi quegli album sono ritenuti precursori dell'heavy metal). Alla fine degli anni Sessanta, il Jeff Beck Group perde Wood e Stewart, che lasciano la band: per Jeff è l'occasione di rivoluzionare la formazione, portando Bob Tench alla voce, Max Middleton alle tastiere, Clive Chapman al basso e Cozy Powell alla batteria.

La nuova band si caratterizza per un'esperienza musicale molto diversa rispetto alla precedente: una sorta di anticipazione della fusion, con elementi di jazz, rock, pop e rhythm'n'blues. Nel 1971 viene pubblicato il disco "Rough and Ready", mentre all'anno successivo risale "The Jeff Beck Group". La band, tuttavia, si scioglie proprio nel 1972: a quel punto Jeff crea Beck, Bogert & Appice, power trio che vede Tim Bogert al basso e Carmine Appice alla batteria. L'unico successo del trio, però, è una cover di un brano di Stevie Wonder, "Superstition".

A metà degli anni Settanta, quindi, Beck si dedica alla carriera da solista, incidendo "Blow by blow", album strumentale fusion che ottiene un riscontro positivo sia dalla critica che dal pubblico; nel 1976 inoltre collabora con Jan Hammer per la realizzazione del disco "Wired". Negli anni successivi, le registrazioni di Jeff Beck si diradano notevolmente: nel 1980 insieme con Jan Hammer e Simon Phillips, il chitarrista dà vita a "There and Black", mentre nel 1985, ancora con Hammer, realizza "Flash", che vede anche la partecipazione di Rod Stewart. Dopo "Jeff Beck's Guitar Shop", registrato con Terry Bozzio nel 1989, negli anni Novanta Beck collabora con Roger Waters per il concept album "Amused to Death": è il 1992, anno in cui registra anche "Frankie's House", album strumentale.

L'anno successivo Beck collabora con Kate Bush per il disco "The Red Shoes", mentre da solista porta a termine "Crazy Legs", album tributo a Gene Vincent and the Blue Caps, gruppo rockabilly che vedeva come chitarrista Cliff Gallup. Nello stesso periodo, il chitarrista britannico accompagna Paul Rodgers in "Muddy Water Blues: A Tribute to Muddy Waters"; poi, rimane inattivo fino al 1999, quando insieme con Jennifer Batten dà vita a "Who Else!". Nel 2001 si aggiudica un Grammy Award per il brano "Dirty Mind", che fa parte della colonna sonora del film "You Had It Coming", come Best Rock Instrumental Peformance; due anni dopo se ne aggiudica un altro grazie alla canzone "Plan B", tratta da "Jeff".

Dopo avere partecipato al Crossroads Guitar Festival di Eric Clapton nel 2004, nel 2007 accompagna Kelly Clarkson nella cover di "Up to the Mountain", pezzo di Patty Griffin, nel corso della puntata di "American Idol" intitolata "Idol Gives Back": la performance viene registrata live e messa sul mercato subito dopo. Nell'aprile del 2010 Beck pubblica l'album "Emotion & Commotion", che include brani inediti e cover come "Nessun Dorma" e "Over the Rainbow". Nello stesso anno Jeff collabora con Konono N°1, Seal, Oumou Sangare, India.Arie e P!nk per "The Imagine Project", disco di Herbie Hancock, suonando in "Imagine".

Dopo aver pubblicato il disco live "Live and esclusive", registrato al Grammy Museum, nel 2011 Beck riceve dall'University of the Arts di Londra una honorary fellowship, in riconoscimento del suo "evidente contributo al mondo della musica". L'University of Sussex, invece, gli concede un dottorato ad honorem per "la sua carriera musicale e a suggello della collaborazione tra l'università e il Brighton Institute of Modern Music". L'anno successivo, Beck si esibisce in Italia insieme con Zucchero durante il mega-evento "Campovolo Italia loves Emilia", concerto organizzato per raccogliere fondi a favore delle popolazioni colpite dal terremoto in Emilia-Romagna. Nel 2013, collabora alla realizzazione dell'album di Roger Taylor "Fun on Earth" per il brano "Say it's not true".

3 agosto 2015

Tom Waits - Rain Dogs (1985)

1. Singapore // 2. Clap Hands // 3. Cemetery Polka // 4. Jockey Full Of Bourbon // 5. Tango Till They're Sore // 6. Big Black Mariah // 7. Diamonds And Gold // 8. Hang Down Your Head // 9. Time // 10. Rain Dogs // 11. Midtown // 12. 9th & Hennepin // 13. Gun Street Girl // 14. Union Square // 15. Blind Love // 16. Walking Spanish // 17. Downtown Train // 18. Bride Of Rain Dog // 19. Anywhere I Lay My Head

"Non esiste il diavolo. E' solo dio quando è ubriaco" sostiene Tom Waits. Questo è in sintesi il rapporto tra Waits e il blues e gli effetti del dopo Raindogs sono assimilabili ad una sorta di stato di ebbrezza. Effetti che riprendono, ma con maggior fruibilità, quanto espresso e avvertito nel rivoluzionario Swordfishtrombones, che non fece strage di vendite ma di cuori degli addetti ai lavori. Fu amore a prima vista. Raindogs è il compendio di tutti quei segni distintivi che identificavano Waits negli anni Ottanta: arrangiamenti frantumati, testi ambigui, un ampio spettro di riferimenti musicali, stravaganti personaggi, il rumore delle superfici (utilizzando il recipiente dei panni sporchi al posto della batteria o oggetti raccattati per strada, con una voce inimitabile e ancora chiara). Il collante che lega tutte le 19 tracce dell'album è unico, tentacolare, tra blues scarni e viscerali, jazz notturno, tanghi cubani, cabaret parodistici, ritmi spezzati di rock'n'roll e suoni mescolati a marcette funebri in atmosfere New Orleans. In Raindogs troviamo sia il Waits del primo periodo rappresentato da Hang Down Your Head, Downtown Train e Time, che brani come Singapore, Tango Till They're Sore e Walking Spanish i quali hanno condizionato ogni nota della sua produzione successiva, con indizi già presenti chiaramente nel precedente Swordfishtrombones. Raindogs rappresenta un gran turbinio di note in cui viene voglia di fischiettare il ritornello di Jockey Full Of Bourbon, preso a prestito da una filastrocca infantile o di battere il piede sulle note blues di Gun Street Gil. La scoperta di Kurt Weill e l'inserimento alle chitarre di Marc Ribot bagnati nel blues di Howlin' Wolf creano una geografia musicale tutta sua a cui Waits non saprà prescindere.

(Antonio Avalle)

2 agosto 2015

Significato del termine musica #4/7

Musica come linguaggio: Analizzando l'evoluzione della musica nel corso della storia, si nota infatti come la progressiva conquista di nuove sonorità e l'abbattimento di determinati schemi, seguano un filo evolutivo proprio, modificando progressivamente i gusti e le abitudini all'ascolto. Tale concetto è ancor più valido oggi, dove in seguito alla rapida evoluzione tecnologica che ha contraddistinto gli ultimi decenni, è profondamente cambiato il concetto di fare musica, così come sono cambiate le sonorità che suscitano determinate emozioni. Il concetto di "linguaggio" prende forma ad esempio nella musica applicata, ovverosia in tutti quei contesti in cui la musica supporta o affianca un'altra forma di espressione artistica. Tipico è il caso della musica da film, laddove esistono oramai degli accorgimenti musicali condivisi universalmente, capaci di suscitare negli spettatori delle sensazioni particolari: tristezza, felicità, romanticismo, malinconia, stupore, ed altre ancora. Mediante queste sonorità, il linguaggio-musica diventa una forma capace di veicolare e comunicare emozioni specifiche. (Wikipedia)


31 luglio 2015

30 luglio 2015

Where Is My Mind? - Pixies



Dov'è La Mia Mente?

Aaah Ooooooh - ferma - aah eei


Con i piedi in aria e la tua testa a terra

Prova questo trip e fallo girare, si
La tua testa collasserà
Se non c'è niente dentro
E ti chiederai

Dov'è la mia mente

Dov'è la mia mente
Dov'è la mia mente

Una via d'uscita nell'acqua

La vedo nuotando

Stavo nuotando nei Caraibi

Gli animali si nascondevano dietro gli scogli
Eccetto il pesciolino
Ma mi hanno detto di nuotare
è per cercare di parlarmi, coy koi

Dov'è la mia mente

Dov'è la mia mente
Dov'è la mia mente

Una via d'uscita nell'acqua

La vedo nuotando

Con i piedi in aria e la tua testa a terra

Prova questo trip e fallo girare, si
La tua testa collasserà
Se non c'è niente dentro
E ti chiederai

Dov'è la mia mente

Dov'è la mia mente
Dov'è la mia mente

Una via d'uscita nell'acqua

La vedo nuotando

Ooooh

Con i piedi in aria e la tua testa a terra
Ooooh
Prova questo trip e fallo girare, si
Ooooh
Ooooh
Ooooh
Ooooh
Ooooh

29 luglio 2015

Donovan

Philip Donovan Leitch (1946) scozzese di Glasgow; acclamato al suo esordio come la risposta inglese a Bob Dylan, raggiunge una fama improvvisa quando si esibisce nel gennaio 1965 alla celebre trasmissione televisiva "Ready Steady Go". Voce nasale, armonica, giubbotto di jeans e cappello, porta una chitarra con scritto sopra "This machine kills" alla maniera di Woody Guthrie.

Discografia e Wikipedia


28 luglio 2015

12 copertine di dischi famosi realizzate da grandi artisti #3 Salvador Dalí


Salvador Dalí - Jackie Gleason, Lonesome Echo, 1955

Dalí era amico di Gleason, che ha descritto la copertina dicendo: «Il primo effetto è di pena, di spazio, di solitudine. In secondo luogo, la fragilità delle ali di una farfalla, che proiettano una lunga ombra da tardo pomeriggio. Questa fragilità risuona nel paesaggio come una eco. L'elemento femmineo, distante e isolato, forma un triangolo perfetto con lo strumento musicale e la sua altra eco, la conchiglia».

27 luglio 2015

20 nomi di musicisti famosi, spiegati #3 Green Day

Green Day

NME scrive che "green day" nella zona di San Francisco è l'espressione usata per definire un giorno passato unicamente a fumare marijuana. «Il cantante Billie Joe Armstrong ci scrisse una canzone a riguardo e il nome gli piacque a tal punto che lo sostituì con quello che la band aveva in precedenza, "Sweet Children"».
(Jo Hale/Getty Images)

25 luglio 2015

Syd Barrett

Biografia

Roger Keith Barrett, conosciuto come Syd, chitarrista e leader dello storico gruppo dei Pink Floyd dal 1965 al 1968, nasce a Cambridge (Inghilterra) il 6 gennaio 1946.

Il primo approccio con la musica arriva all'età di 14 anni quando riesce a convincere la madre a comprargli una chitarra. Il soprannome 'Syd' deriva da un anziano musicista jazz di nome Sid Barrett che spesso andava a sentire in un locale della sua zona.

Syd rimarrà sempre legato al jazz e al blues: all'inizio della carriera dei Pink Floyd nel repertorio della band vi sono proprio pezzi blues riarrangiati e resi irriconoscibili da lunghi virtuosismi improvvisati di cui Barrett è specialista. E' lui inoltre a scegliere il nome della band ispirandosi ai suoi due bluesman preferiti: Pink Anderson e Floyd Council.

Il locale che porta la band al successo è l'UFO: qui iniziano a sperimentare il "Light Show" che diverrà parte fondamentale delle proprie esibizioni, facendo da perfetta cornice alla loro musica. Il "light show" è un modo di muoversi sulla musica, in armonia con le luci.

Sono gli anni dei Beatles, e la rivoluzione del '68 è alle porte: nel 1967 esce il disco "The Pipes at the gates of down", composto quasi totalmente da Syd Barrett, si tratta di una pietra miliare della musica psichedelica di sempre. Il successo che ne deriva per Syd significa stress, panico da concerto, nevrosi. Ad aiutare le sue creazioni vi è sicuramente una massiccia assunzione di LSD, che in condizioni di stress così forte arriva a minacciare una psiche già barcollante.

Syd Barrett inizia a far fatica a suonare in pubblico, scrive testi sempre più allucinati, le sue frasi sono spesso sconnesse. Sembra arrivi a un passo dalla follia. I componenti del gruppo sono preoccupati, così per i concerti lo sostituiscono con un giovanissimo chitarrista di nome David Gilmour.

Nel successivo lavoro "A Saucerful Of Secrets" (1968) Barrett è ormai l'ombra di ciò che era. Di lì a poco lascia definitivamente il gruppo. I Pink Floyd dopo un periodo di smarrimento in cui si pensò allo scioglimento, decidono di andare avanti con Gilmour. Senza Syd Barrett album dopo album lo stile musicale cambia: c'è più attenzione alla melodia e l'orientamento tende sempre più verso il progressive rock.

Con il supporto e l'aiuto di alcuni dei membri della sua vecchia band escono due lavori solisti di Syd Barrett, "The Madcap Laughs" e "Barrett", entrambi del 1970. L'addio di Syd Barrett al pubblico risale a un concerto del 1970 all'"Olympia Theatre" di Londra.

Nel 1975 per i Pink Floyd è la volta del disco "Wish You Were Here"; la band dedica l'album a Barrett. Alla fine del periodo di produzione di questo lavoro, negli studi si presenta un personaggio all'apparenza strano, completamente calvo, grasso e con le sopracciglia rasate; ha in mano una busta della spesa. Il tale si aggira tra i presenti che sono completamente allibiti. Il primo a riconoscere Syd Barrett in quella figura ormai deturpata dagli abusi iniziati in gioventù è proprio il suo più caro amico tra i componenti del gruppo, nonché l'elemento che di Barrett aveva preso il posto, David Gilmour, il quale lo invita in regia ad ascoltare il prodotto. Dopo aver ascoltato i brani, Barrett commenta sorridente: "mi sembra un po' datato, che ne dite?", poi esce, lasciando Gilmour e compagni inebetiti e con le lacrime agli occhi.

Barrett sparisce e i Pink Floyd vengono condotti per mano da David Gilmour e Roger Waters, diventando una band miliardaria.

Di Syd Barrett si perdono le tracce. Torna a vivere insieme alla madre nella casa natale di Cambridge. Lavora per fare uscire un suo terzo lavoro, ma che non uscirà mai se non insieme ad altro materiale scartato ed ad alcuni bootleg, nel 1988, sotto il titolo di "Opel".

In seguito alla morte della madre, isolato da tutto ciò che poteva ricordargli il passato, Barrett coltiva la passione per la pittura, dipingendo secondo uno stile prevalentemente astratto.

Nel 2005 i Pink Floyd si riuniscono per il concerto-evento benefico del "Live8": suonano "Wish you were here" e la dedicano ancora una volta all'ex leader.

Syd Barrett muore a 60 anni, a Cambridge, intorno all'11 luglio 2006 (le notizie sulla data esatta di morte sono incerte).

24 luglio 2015

Van Morrison - Moondance (1970)

1. And It Stoned Me // 2. Moondance // 3. Crazy Love // 4. Caravan // 5. Into The Mystic // 6. Come Running // 7. These Dreams Of You // 8. Brand New Day // 9. Everyone // 10. Glad Tidings

Dopo le meravigliose digressioni musicali delle "settimane astrali", il cantante irlandese decide di esplorare la dimensione più intima e raccolta della propria musica, dando alle stampe Moondance. Qui a riaffiorare sono reminescenze blues, gospel, folk e jazz, da sempre tuttavia presenti nel background del nostro. Abbandonate le dilatate composizioni del precedente album qui ci troviamo di fronte a dieci brani facenti capo alla più classica forma canzone, sia per impostazione che per durata. Dieci brani nei quali l'indiscussa protagonista è la voce di Morrison, capace di raggiungere livelli eccelsi. Su tutte spicca, proprio a livello di prestazione vocale lo swing di Moondance, che al pari all'ariosa Into the Mystic, rappresenta l'apice dell'album per purezza sonora. La penna di "The Man" si conferma tuttavia sempre di altissimo livello, dando alla luce altri piccoli capolavori come la struggente Crazy Love, l'incalzante Caravan e la sensualità della magnifica And it Stoned Me. Un disco essenziale, ennesimo straordinario capitolo della discografia di un musicista capace di stupire e conquistare ogni qualvolta prenda un microfono tra le mani. (Mia valutazione: Capolavoro)

(Marco Poggio)

23 luglio 2015

Significato del termine musica #3/7

Musica come esperienza soggettiva: Un'altra delle definizioni comuni di musica implica che la musica debba essere piacevole o melodica. Questo punto di vista tiene conto del fatto che alcuni tipi di "suono organizzato" non sono musica, mentre altri lo sono. Esistono versioni più elaborate di questa definizione che tengono conto del fatto che ciò che è considerato musica varia da cultura a cultura, e da epoca ad epoca. Questa definizione fu predominante nel Diciottesimo secolo. Mozart, per esempio, usava dire che "la musica non dimentica mai sé stessa, essa non deve mai cessare di essere musica". (Wikipedia)

Wilco - Star Wars (2015)

di Fabio Marco Ferragatta

Gattini e Guerre Stellari. Too much social networking? What a surprise, Wilco? Free download e nuovo album. Tweedy & co. se la spassano prendendo tutti per il naso. “Star Wars” è il nono album dei sei dell’Illinois e segna il ritorno al rumore.

Ebbene sì. Dopo “Wilco” e “The Whole Love”, segnanti una svolta più easy listening (ma non meno pregevole) con questo dischetto la combriccola di Chicago abbraccia di nuovo gli insegnamenti di mastro O’Rourke. Ma, badate, non li ricalca. Qui è Nels Cline ad dettare le regole del gioco, finalmente a ruota libera anche su disco. Se prima il divertissement noisistico era la cornice di canzoni destinate a diventare grandi classici, qui ci si ritrova in una situazione ribaltata, in cui la melodia è un bel pretesto per giocare a fare i pazzi, riuscendo ugualmente a creare canzoni spaziali, appunto, anche se non epocali. E così ci si ritrova per le mani folies quasi Claypooliane (“EKG”), molecole di spinto Beckianismo nineties accarezzato dalla voce sorniona di Tweedy (“Random Name Generator”, la splendida “More…”), alt-country ballads ubriache e suonate in punta di piedi (il sontuoso ed esplosivo crescendo di “You Satellite”, intarsiato di contrappunti elettrici da Major League, “Taste The Ceiling”, classica wilcata destinata a diventare un live must), afflati punk pronti a rispedirci tra le braccia degli Uncle Tupelo (il folle coitus interruptus di “Pickled Ginger”) e classe pop da uccidere ogni stronzo inutile da classifica (la finale e magniloquente “Magnetized ne è esempio perfetto). I tasselli formano un nuovo, vecchio futuro anteriore, chi si aspetta il ritorno all’epica di “Yankee Hotel Foxtrot” s’arrenda sin da subito, che le cose cambiano poiché gli anni passano.

Tutto fila liscio e tutto sembra facile suonato da questi signori, e forse è proprio la forza che manca a quasi tutti oggi. Viva Wilco. (Mia valutazione: Buono)

22 luglio 2015

J Mascis (Dinosaur Jr.), Ray Gun, 1993


Le 101 copertine di musica più importanti di sempre

Charlie Parr - Stumpjumper (2015)

di Blackswan

Certe storie possono arrivare solo dall'America, terra di grandi contraddizioni e di speranze, ove può accadere tutto e il contrario di tutto. Succede, allora, che un grande musicista, come Charlie Parr, abbia vissuto ai margini del music business per anni, producendosi i dischi da solo (o con la collaborazione di microscopiche etichette) e suonando in piccoli locali praticamente a prezzo di costo. Poi, quando le cose sembravano immodificabili e i sogni di gloria evaporati sotto l'amara benedizione degli dei della realtà, qualcosa succede. Niente di eclatante, per carità, ma Charlie Parr viene notato, apprezzato e messo sotto contratto dall'etichetta indipendente Red House, non un colosso, ma grande a sufficienza per consentire una peculiare distribuzione anche fuori dai confini locali. Un pò come era successo a Seasick Steve e Tom Ovans, per citare altri due misconosciuti artisti, a cui un barlume di notorietà arrivò solo in età avanzata. E si che il cantante e chitarrista originario di Austin, ma cresciuto a Duluth, nel Minnesota (vi ricorda qualcuno?), si era parecchio dato da fare fin dall'inizio del nuovo millennio, pubblicando tredici cd (studio e live) in una decina d'anni. Tuttavia, è solo con l'ultimo full lenght, che questo talentuoso bluesman e fuoriclasse della Resofonica, è riuscito a imporsi all'attenzione di un pubblico più vasto, il quale con molta probabilità, dopo aver ascoltato Stumpjumper, si sarà messo alla vana ricerca di tutti i precedenti, e pressochè introvabili, lavori. In viaggio attraverso le mille sfumature del southeastern blues (con un pizzico di country e blue grass), le canzoni di Charlie Parr affondano le loro radici nella grande tradizione rurale americana, traboccano di negritudine ma sono anche irrimediabilmente marcate da quella "Ruggine Americana", da quel sogno bianco e americano, il cui fallimento è magistralmente narrato nel romanzo di Philip Meyer. Tra polvere e birra ghiacciata, paesaggi scarnificati e natura incontaminata, Parr rappresenta la visione essenziale e cruda di un'America che, come dicevamo all'inizio, vive di continue contraddizioni, ma i cui soundscapes sanno produrre infinite suggestioni. Delia, la murder ballad finale, è il manifesto perfetto per un disco di blues scarno, essenziale, fremente. (Mia valutazione: Buono)

21 luglio 2015

Demons - The National



Demoni

Quando penso a te in città

E ti immagino da un posto a un altro
Ho questa improvvisa sensazione di affondare
Di un uomo che sta per spiccare il volo
Non mi ha mai tenuto sveglio prima ora
Ormai non dormo da giorni
Non riesco più a opporre resistenza
Sto attraversando una fase complicata
Sono segretamente innamorato di tutti quelli
Con cui sono cresciuto
Piango sott’acqua
Non riesco ad andare più a fondo
Tutti i miei compagni di annegamento riescono a vedermi
Ormai non c’è più via di fuga
È diventato il mio punto cruciale
Avrei voluto poter essere superiore
Ma resto in basso con i miei demoni
In cielo passano delle poiane
Alligatori nelle fogne
Non mi domando neppure il perché

Mi confondo tra i minori

Mi aggrego a loro per tutta la notte
Proseguono i discorsi preoccupati con Dio
Onestamente, ho tentato di amarla
Avrei voluto poter essere superiore

Ma resto in basso con i miei demoni


Posso rimanere qui?

Posso dormire sul pavimento
Bere sangue e appendere i palmi
Sulla porta
Non pensare che abbia intenzione di andare ancora da qualche parte
Voglio vedere il sole che sorge su New York
Ogni giorno inizio alla grande, poi la luce del sole si affievolisce
Meno ho imparato e più vedo
Il gioco del pitone con la preda
Non so cos’ho che non va
Acido nel bicchiere
Quando entro in una stanza, non la illumino certo
Vaffanculo

Perciò resto in basso con i miei demoni

20 luglio 2015

Dire Straits / Mark Knopfler

Mark (1949) e David Knopfler formano i Dire Straits a Deptford, sobborgo a sud di Londra, nell'estate del 1977. Mark giornalista musicale per lo "Yorkshire Evening Post", suona già nei pub locali. Nel 1977 i due registrano con John Illsley e Pick Withers il loro primo demo. Sultans Of Swing viene trasmesso dal dj Charlie Gillett, durante Honky Tonkin, show della BBC.

Discografia e Wikipedia

The Velvet Underground & Nico - Omonimo (1967)

«L'unico problema è che non hanno un cantante», commenta Paul Morrissey di ritorno dal Cafe Bizarre, dove ha ascoltato i Velvet Underground per conto di Andy Warhol. La soluzione viene trovata subito: canterà quella ragazza tedesca, Nico, che si è presentata al giro di Warhol una settimana prima, e cosí per di piú si avrà qualcosa di bello da guardare «in mezzo a tutta quella bruttezza». Lou Reed, il motore creativo della band, accetta, e i Velvet Underground diventano l'espressione sonora della Factory warholiana. «Non credo piú nella pittura, e un gruppo rock è un modo interessante per mischiare arte, musica e cinema», dice ai giornalisti Warhol. Lou Reed fa il furbo, e in studio a Nico affida solo tre pezzi: Femme Fatale, che si ispira a Edie Sedgwick, diva regnante in quei mesi alla Factory, All Tomorrow's Parties and l'Il Be YourMirror, che nasce da un'idea della stessa Nico. Gli altri otto li canta lui, in tre giorni di studio che costano qualche migliaio di dollari a Warhol, che cosí può figurare come produttore dell'album. In realtà, il guru della Pop Art non fa nulla, se non offrire una protezione assoluta alle idee musicali di Reed e di John Cale. I due si sono incontrati qualche anno prima, alla Pickwick, una casa di edizioni per cui Reed scrive canzoni da quando è un ragazzino. Cale è gallese, e vive a New York perché sta con LaMonte Young, musicista d'avanguardia minimalista, e con il suo Theater Of Eternal Music. Il loro è un incontro tra due pianeti lontanissimi, una collisione che produce un suono alieno, scuro, parente tanto delle canzoni pop che scrive Lou Reed quanto del suono ipnotico amato da John Cale. Pochi li capiscono, molti li trovano semplicemente disgustosi. Cantano di droghe, travestitismo, sadomasochismo, sesso, e questo li terrà lontani da ogni ipotesi commerciale. Rifiutano gli hippie e la scena californiana, e il disgusto è reciproco: raccontano una vita urbana degradata a lotta per la sopravvivenza, i ritmi rallentati sottolineati dalla viola elettrica di Cale sono piú decadenti che rilassati, la batteria di Maureen Tucker (una donna: Cale non la vuole, Warhol se ne entusiasma per l'aspetto androgino) segna il tempo senza mai cambiare ritmo, la voce di Lou Reed (e pure quella di Nico, con quell'accento tedesco) rifiuta con scrupolo ogni possibile sentimentalismo. (Mia valutazione: Ottimo)

di P. M. Scaglione - Rock! (Einaudi)

19 luglio 2015

12 copertine di dischi famosi realizzate da grandi artisti #2 Ryan McGinley


Ryan McGinley - Sigur Ros, Með suð í eyrum við spilum endalaust, 2008

La band islandese Sigur Ros ha usato questa immagine di McGinley anche come ispirazione per il video di Gobbledigook, la prima canzone del disco: era stata realizzata da McGinley per una sua esibizione, e la band l'ha notata mentre stava scegliendo la copertina del disco. McGinley ha anche diretto il video della canzone Varúð.

18 luglio 2015

20 nomi di musicisti famosi, spiegati #2 Lynyrd Skynyrd

Lynyrd Skynyrd

Il nome della nota rock band della Florida viene da Leonard Skinner, un professore di educazione fisica del liceo di Jacksonville frequentato da alcuni membri dei futuri Lynyrd Skynyrd. Skinner era noto per rimproverare ai ragazzi di tenere i capelli lunghi, motivo per cui aveva anche sospeso alcuni di loro. Il suo nome venne quindi utilizzato e storpiato secondo la pronuncia del sud degli Stati Uniti. Negli anni successivi Skinner ha comunque avuto rapporti molto amichevoli con la band: dopo la sua morte, avvenuta il 21 settembre 2010, il chitarrista Gary Rossington ha ricordato il «profondo impatto» che ebbe Skinner sulla vita dei ragazzi.
(Gabe Palacio/ImageDirect)

17 luglio 2015

Archie Shepp


©Christian Kitzinger, 1982

Aretha Franklin - I Never Loved A Man The Way I Love You (1967)

Sono tempi in cui un discografico viene a sapere che una cantante ha chiuso il contratto con la concorrenza grazie alla soffiata di un disc jockey. Quando la voce arriva a Jerry Wexler dell'Atlantic a proposito di Aretha Franklin, la convoca con il marito-manager Ted White negli uffici di New York e li fa immediatamente firmare per l'Atlantic. E il momento in cui tutto cambia, per Aretha e forse anche per la musica soul. Il piano di Wexler, che da giornalista ha inventato il termine «rhythm and blues», è estremamente semplice. Lui pensa che i sei anni (e nove album) alla Columbia abbiano fatto solo intuire la portata del talento della figlia del reverendo Franklin. Ci vuole un viaggetto al Sud per portare alla luce le radici della sua musicalità, l'esplosività del gospel, le sfumature soul che produzioni eccessivamente pop hanno occultato a lungo. Troppo a lungo. La Stax, a Memphis, dice di no: i rapporti con l'astuto Wexler si stanno già guastando. Accettano agli studi Fame di Muscle Shoals, in Alabama, dove Wexler ha già registrato Wilson Pickett (sottratto, guarda caso, dall'Atlantic alla Stax). La sua richiesta è di mettere insieme una band multirazziale: gli rispondono di non preoccuparsi. Il 24 gennaio 1967, quando Wexler, White e Aretha arrivano a Muscle Shoals, si trovano però di fronte a un gruppo di musicisti tutti bianchi. Aretha si mette al piano, suona e canta I Never Loved A Man. come se tutte le ansie e le voglie di una generazione di donne (e di uomini e donne di colore, e uomini e donne di buona volontà) si potessero esprimere in tre minuti di musica calda, sensuale, autentica. E un momento magico, che come tutti i momenti magici dura pochissimo. A metà della seconda canzone, Do Right Woman Do Right Man, il marito di Aretha e uno dei fiati si prendono a pugni. La diva, suo marito e Wexler tornano a New York, dove, 1'8 febbraio, vengono raggiunti da una selezionata rappresentanza dei musicisti di Muscle Shoals. Registrano Save Me e, una settimana dopo, anche due cover strepitose: Respect, che è già stato un successo di Otis Redding e nell'interpretazione di Aretha diventerà un successo ancora piú grande, e A Change Is Gonna Come di Sam Cooke, amico della famiglia Franklin, il vero fondatore e ispiratore della musica soul. «Ce n'è voluto di tempo, ma ora so che un cambiamento sta per avvenire». Beh, è vero, il cambiamento è qui, è questo. (Mia valutazione: Ottimo)

di P. M. Scaglione - Rock! (Einaudi)

16 luglio 2015

Joan Baez

Biografia

Nata il 9 gennaio 1941 a Staten Island, New York, Joan Baez è la seconda di tre figlie di Albert Baez, un dottore in fisica, e di Joan Bridge, una donna di origini scozzesi figlia di ministro della chiesa episcopale e professore di drammaturgia emigrato negli Stati Uniti. L'attività professionale del padre come scienziato, ricercatore e consulente dell'Unesco, portò la famiglia Baez a numerosi spostamenti lungo tutto il continente americano, tanto che i Joan e i suoi fratelli spesero la prima parte del loro tempo nella piccola cittadina di Clarence Center, nei pressi di New York, e poi, dopo varie vicessitudini, a Redlands, in California.

Fin da giovane la sua coscienza sociale a base di pacifismo e non violenza ed il suo amore per la musica sono piuttosto forti. Il battesimo musicale avviene ad una manifestazione per gli studenti delle scuole superiori, dove Joan ha modo di fare il suo debutto suonando con l'ukulele "Honey Love". Dopo quest'esperienza è la volta di quella nel coro scolastico dove impara ad accompagnarsi con la chitarra. Intorno alla metà dei '50 si stabilisce con la famiglia in California, dove incontra, nel 1957, Ira Sandpearl, che per primo le parla appunto di pacifismo e non violenza. L'anno seguente, a Cambridge nel Massachusetts, la Baez inizia anche qui a cantare nelle piccole coffee house.

Nel '58, per seguire un lavoro intrapreso dal padre, Joan e la sua famiglia si trasfericono a Boston, dove per un breve periodo studia teatro alla Boston University. Iscrittasi all'università comincia a suonare e cantare nei cafè di Boston, nei college e poi nelle sale da concerto lungo la East Coast di fronte, conquistando folle sempre più grandi grazie al suo mix tutto speciale di musica folk tradizionale americana e testi dai contenuti fortemente rivolti al sociale e impegnati.

Nel 1959 partecipa alla prima edizione del Newport Folk Festival e la sua entusiasmante esibizione le vale un contratto con la Vanguard, etichetta folk relativamente piccola. Dopo un breve periodo di lavoro in sala d'incisione è la volta quindi del suo primo album "Joan Baez", uscito nel '60. Questo disco come anche il seguente, è una raccolta di canzoni tradizionali di vari stati, indicando nella Baez la bandiera nazionale per eccellenza.

La partecipazione al Gerde's Folk City le dà modo di incontrare Bob Dylan, con il quale è accomunata da una profonda fede nella musica. I due avranno anche una chiaccherata e discussa storia d'amore. Negli anni immediatamente a seguire Joan tiene vari concerti, partecipa a manifestazioni pacifiste contro la guerra in Vietnam e, nel 1965, fonda l'"Istituto per lo Studio della Non Violenza". L'atteggiamento polemico della cantante nei confronti dello Stato la porta addirittura a non pagare le tasse, dichiarando apertamente di non contribuire alle spese belliche, una "causa sociale" che le costerà non poche grane, inclusa la detenzione in carcere.

Rapidamente Joan diventa simbolo della protesta contro tutte le ingiustizie continuando a mietere successi non solo nella natia America ma anche in Europa. Forte delle sue incrollabili convinzioni, verso la fine del '66 viene arrestata per pochi giorni durante un picchettaggio al centro di reclutamento di Oakland, ma ciò non ferma la sua protesta, tanto che cominciano a circolare accuse di antiamericanismo nei suoi confronti.

Dopo tutte queste esperienze, non poteva mancare l'appuntamento più atteso da tutta la cultura alternativa d'America, il fondamentale concerto-fiume di Woodstock, a cui partecipa regolarmente nel 1969, senza dimenticare l'anno dopo il tributo ad uno dei suoi artisti di riferimento, il menestrello Woody Guthrie. In seguito, si segnala anche un piccolo episodio italiano quando, il 24 luglio del '70, la Baez suona all'Arena di Milano ottenendo vasti consensi del pubblico giovanile. Nel frattempo si era divisa da Dylan (il quale, fra l'altro si era anche allontanato dagli ideali di protesta che li avevano uniti fino ad allora), e aveva sposato David Harris.

Quest'ultimo però, anch'egli attivista renitente all'arruolamento, fu costretto a passare in carcere molto del tempo dei tre anni di matrimonio, tanto che la loro relazione andò ben presto in crisi (anche se darà loro un figlio). E proprio al marito David è dedicato l'album "David' Album", mentre "Any Day Now" è un esplicito omaggio all'ormai "ex" Bob Dylan.

Nel dicembre del 1972 si dirige in Vietnam, ad Hanoi, mentre la città è soggetta a continui bombardamenti da parte delle forze americane (più noti come "bombardamenti di Natale"); dopo due settimane riesce a lasciare il paese e, tornata in America, incide un album interamente ispirato alla sua esperienza in Vietnam intitolato "Where are you now my son?" , che include anche la canzone " Saigon Bride".

Nel 1979 fonda il "Comitato internazionale dei diritti civili" del quale sarà a capo per tredici anni; la prima azione di protesta fu la "Lettera aperta alla repubblica socialista del Vietnam", nella quale veniva accusata la violazione dei diritti civili da parte della autorità del paese.

Un po' trascurata da media e giornali, l'icona Joan Baez sembra via via sempre più dimenticata dal pubblico, anche se la sua attività si mantiene su livelli non disprezzabili, anche nei termini del suo irrinunciabile impegno. Nel 1987 viene pubblicato il libro "La mia vita e una voce per cantare", opera autobiografica che segna l'esordio della cantautrice come scrittrice, mentre nel 1991, in un concerto per il Comitato dei diritti civili, canta insieme alle Indigo Girls e a Mary Chapin Carpenter in Berkeley, California.

Fra le notizie recenti è da segnalare infine che nel 1995 la cantante ha ricevuto il San Francisco Bay Area Music Award (BAMMY) per la migliore voce femminile dell'anno.

15 luglio 2015

The Who - Who's Next (1971)

1. Baba O'Riley // 2. Bargain // 3. Love Ain't For Keeping // 4. My Wife // 5. The Song Is Over // 6. Getting In Tune // 7. Going Mobile // 8. Behind Blue Eyes // 9. Won't Get Fooled Again

Primi anni '70. Ennesimo bollettino della distruzione. A seguito della deflagrazione conosciuta come Live At Leeds (1970), gli Who, o per meglio dire Pete Townshend, compositore instancabile e assassino della chitarra, mettono in cantiere, dopo Tommy ('69), un'altra "rock-opera" destinata a rimanere incompiuta. L'inaudito volume di fuoco della voce di Roger Daltrey e la sezione ritmica di un John Entwistle e di un Keith Moon più violenti e sconquassanti che mai portano i rimasugli dell'idea originale a sbriciolarsi nelle canzoni furiose di Who's Next, uno degli album più crudi, brutali e rissosi di sempre. L'energia degli esordi all'insegna di un flirt irruente tra pop, beat e blues elettrico letteralmente esplode in una colata lavica di riff pesanti come macigni, colpi di rullante simili a continue frustate, linee di basso che scorticano la pelle e urli primitivi in grado di frantumare ogni resistenza. I sintetizzatori (ascoltate i drones minimalisti di Baba O'Riley e Won't Get Fooled Again), i ricami acustici (appaiono all'inizio di Behind Blue Eyes), il pianoforte delicato di Nicky Hopkins (The Song Is Over) o i momenti di relax del canto (Bargain), tutti elementi incollati dal produttore Glyn Johns in pratica rivoluzionando il concetto stesso di ingegneria del suono attraverso dinamiche ancora oggi inaudite per potenza ed espressività, non diluiscono, anzi, enfatizzano la rabbia assordante del disco. Nella copertina, gli Who danno le spalle a un monolite di cemento nella campagna nordorientale di Easington Colliery, sul quale hanno appena pisciato. L'ennesimo simbolo del passato fatto a pezzi. Chi è il prossimo? (Mia valutazione: Ottimo)

(Gianfranco Callieri)