5 gennaio 2017

The Smiths - The Queen Is Dead (1986)

Amore, morte e sense of humour. I signori Smith sono al masSimo della loro parabola, Morrissey scrive testi sottili e genialmente ambigui, Johnny Marr lavora da produttore con una libertà assoIuta: solo la consueta diatriba con la casa discografica li può fermare. Ma non per molto. Per sei mesi. L'album è già pronto alla fine del 1985, ma esce a giugno dell'anno dopo, quasi immediatamente acclamato come il grande balzo in avanti che in effetti è. Lo si capisce subito, dalle prime note di The Queen Is Dead (la canzone), che poi è un frammento cantato del film La stanza a forma di L, del 1962, seguito da un flauto morriconiano, un tamburo alla Adam Ant e finalmente da un ispiratissimo Morrissey, che inneggia alla fine della regina paragonandola a un cinghiale imprigionato tra archi. Ma prima ancora, lo si capisce dalla copertina, che riprende — con il consueto (per gli Smiths) trattamento bicolore — Alain Delon in un fotogramma del Ribelle di Algeri, del 1964. Citazioni, furti letterari e cinematografici sono d'altra parte giustificati e paradossalmente esaltati nel testo di Cemetry Gates, in cui Morrissey inscena un dialogo tra una voce che invoca la protezione di Oscar Wilde e un altro personaggio che invece si sceglie Keats e Yeats. Vince Wilde, colui che disse: «Il talento prende in prestito, il genio ruba». Come spesso accade con gli Smiths, i testi sono insomma quasi sempre autoironici (in The Queen Is Dead, alla Regina che gli dice: «So chi sei. Non mi piace come canti», Morrissey risponde: «Be', dovresti sentirmi suonare il piano»), quasi sempre difficili da ridurre a un solo significato. Che cosa sia davvero There Is A Light That Never Goes Out, la canzone che con il tempo sembrerà aver catturato meglio di ogni altra la quintessenza del suono Smiths, è impossibile dire: una canzone d'amore, in cui per la prima volta il protagonista maschile diventa passeggero di un'auto altrui (e quindi un amore gay ?), un inno alla morte che annulla ogni sofferenza, come vuole il celeberrimo ritornello: «Se un autobus a due piani ci schiacciasse, morire accanto a te sarebbe un modo celestiale di morire» ? Romanticismo esasperato, ma sempre con il distacco dell'ironia, quell'ironia che il post punk sembrava aver dimenticato e che Morrissey, anche distribuendo gladioli ai concerti, ha potentemente rimesso in circolo. (Mia valutazione: Ottimo)

di P. M. Scaglione - Rock! (Einaudi)

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