31 ottobre 2016

Brian Eno - David Byrne - My Life In The Bush Of Ghosts (1981)

Prima di inventare l'ambient music e di contribuire in misura decisiva alla trilogia berlinese di David Bowie, Brian Eno ha suonato con i Roxy Music. David Byrne è il leader dei Talking Heads con i quali ha appena finito di girare il mondo per il tour post Fear Of Music, Insieme (all'inizio c'è anche Jon Hassell), lavorano a un'idea: scomparire per un po', e tornare a New York dicendo di aver trovato per caso l'album di musica etnica di un Paese che non c'è, e che solo loro conoscono. Oppure vogliono solo staccare per qualche mese, e andarsene in California a prendere il sole e registrare musica che nessuno vorrà ascoltare. Infatti in California ci vanno, e incontrano Toni Basil, la coreografa, e immaginano che il loro album possa diventare la colonna sonora di un suo spettacolo. L'idea di partenza è che il rock'n'roll sia diventato conservatore e noioso, e che sia necessario un balzo in avanti, o forse di fianco, per creare con piú libertà. L'intuizione fondamentale è che nell'album non ci siano cantanti, ma solo voci registrate qua e là da Eno (lo fa da tempo, dalla radio, dalla tv) e ritmi complessi, non occidentali. Si lavora con le macchine, e i nastri vanno sincronizzati a mano, letteralmente tagliandoli e provando a giustapporli, con un altro nastro che va e registra. Si tratta insomma di inventare i campionamenti e la musica elettronica prima ancora che si possa campionare e produrre elettronicamente qualsiasi suono. Inventare qualcosa che non è possibile fare per davvero. Pensare in modo talmente nuovo da ignorare ogni rapporto di causa/effetto, Forse per questo, e sicuramente anche perché all'uno e all'altro semplicemente piace cosí, Eno e Byrne si rivolgono soprattutto a ritmi e a voci che poco hanno a che fare con la cultura americana: cantanti libanesi, algerini, egiziani; parole e voci che hanno molto a che vedere con la religione (esorcisti, predicatori). Montati con le basi poliritmiche che i due si inventano, le voci sembrano «cantare», ma questo, sostiene Byrne, è perché ciascuno di noi, quando ascolta un'opera aperta e genialmente indefinita come questa, tende a riempire i vuoti. Ed è ciò che la musica elettronica piú intelligente dei decenni a venire farà sul serio: riempire i vuoti che Eno e Byrne hanno disegnato, un po' per scherzo, tra un disco e l'altro dei Talking Heads. (Mia valutazione: Distinto)

di P. M. Scaglione - Rock! (Einaudi)

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