24 settembre 2016

L’inarrivabile John Coltrane

Per qualcuno è stato uno dei più grandi sassofonisti di sempre, per altri IL più grande: quelli a cui non bastava ci costruirono intorno una religione.

John Coltrane cominciò a entrare nell’affollato giro del jazz di New York alla fine degli anni Quaranta, quando Charlie Parker era nel suo periodo migliore, ed era il leader indiscusso del be-bop, lo stile di jazz che si suonava allora nei locali della Cinquantaduesima strada di Manhattan. Coltrane cominciò presto a suonare con i migliori jazzisti del momento, da Miles Davis a Dizzy Gillespie, ma in quegli anni quando qualche gruppo aveva bisogno di uno che suonasse il sax tenore, il suo strumento, chiamava Sonny Rollins. Ci mise qualche anno, ma alla fine Coltrane gli rubò il posto: era la metà degli anni Cinquanta, Parker era morto e con lui il be-bop.
Il jazz aveva iniziato a cambiare molto velocemente, e non c’era mai stato così tanto spazio per sperimentare: Coltrane ebbe la fortuna di raggiungere l’apice della sua breve carriera nel periodo migliore possibile. In dieci anni, tra il 1955 e il 1965, fece delle cose che lo hanno fatto diventare uno dei due-tre migliori di sempre: qualcuno lo mette davanti a tutti, qualcuno dietro Davis e Parker. Qualcuno, poi, ci ha costruito attorno una religione (ma vera, con una chiesa e tutto il resto). Nacque il 23 settembre 1926, e se non fosse morto a 40 anni di cancro al fegato, oggi ne compirebbe 90. Continua a leggere...

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