3 aprile 2015

Steve Vai

"Amo insegnare, ma amo molto di più suonare. Se io suono la gente può imparare da me comunque. In più c'è il vantaggio che chi mi osserva vede in azione un musicista anziché un insegnante."

Steve ha origini italiane, i nonni erano Lomellini, precisamente della cascina Taccona nel comune di Dorno in provincia di Pavia. (Il 22 Luglio 2012 gli è stata conferita la cittadinanza onoraria presso lo stesso Comune). La sua famiglia emigrò negli Stati Uniti d'America. La sua data di nascita ha fatto sì che compisse sei anni il sesto giorno del sesto mese del 1966, come venne annotato in "The Frank Zappa Guitar Book" di Frank Zappa (questo come a voler sottolineare come si possa tranquillamente parlare di chitarrista, almeno quanto a tecnica e talento, diabolico).
Vai è conosciuto per la sua musica strumentale per chitarra, che compone, esegue e produce da sé, ma ha anche suonato nelle registrazioni di diversi altri artisti e gruppi rock. Steve Vai si fece un nome suonando la "stunt guitar" proprio con il leggendario artista, compositore e produttore rock Frank Zappa, il quale lo assoldò dapprima nel ruolo di trascrittore di partiture ed in seguito come esecutore dei suoi brani più complessi, brani che richiedevano grandi capacità tecniche. (Wikipedia)


"Se volete diventare dei grandi chitarristi ed essere come me, non dovete fare altro che considerarmi cosa vecchia e guardare oltre Steve Vai."

Idolo del virtuosismo chitarristico moderno, compositore e produttore discografico egli stesso, oltre che bravo bassista, è considerato uno dei più grandi talenti della storia della chitarra moderna. Scoperto dall'idolo rock Frank Zappa, ha intrapreso dagli anni '80 in poi una propria carriera da solista, facendosi affiancare da alcuni dei migliori musicisti di sempre.

Il padre di Steve vive a Milano, prima di trasferirsi negli Usa. Il futuro chitarrista, nato in America, ha nei suoi geni l'Italia, come si evince dal cognome stesso. Cresciuto nella cittadina di Carle Place, il giovane Steven si appassiona sin da subito a quello che sarà il suo strumento, ascoltando i brani di Jimi Hendrix, dei Led Zeppelin e di Alice Cooper. Già prima di compiere i diciotto anni, quando frequenta ancora la scuola, comincia a prendere lezioni dal chitarrista Joe Satriani, con cui finirà per suonare insieme molti anni dopo.

A diciotto anni entra nella rinomata scuola di musica americana con sede a Boston, la Berklee. Qui, tra i suoi insegnanti c'è un certo Frank Zappa, allora all'apice del successo. È lui, pertanto, che intravede nel giovane studente il suo talento innato, unitamente ad una capacità tecnica notevole. All'inizio Zappa assume Vai nel ruolo di "chitarrista-trascrittore", impegnandolo nella traduzione su partiture delle sue difficili composizioni. Ben presto però l'icona del rock statunitense si accorge della bravura del giovane Steven e lo porta con sé in giro per l'America, nel ruolo di "stunt guitar", come lo definisce egli stesso nelle performance dal vivo.

Tra i due nasce una grande collaborazione tanto che successivamente, quando lo stesso Vai avrà raggiunto una propria notorietà, Zappa gli rende il dovuto nel suo libro, il "The Frank Zappa Guitar Book", nel quale sottolinea la "diabolicità" del proprio chitarrista con il fatto che abbia compiuto sei anni esattamente il sesto giorno del sesto mese del 1966.

"Credo che la chitarra sia uno strumento molto importante per il rock. Credo che la parola "hero" possa andare bene per quanti hanno apportato all’evoluzione del suono della chitarra un contributo rilevante, finendo per essere considerati al tempo stesso dei virtuosi."

Tra i soprannomi che Zappa dà al suo giovane erede, c'è anche quello di "piccolo virtuoso italiano". Con la pittoresca e leggendaria band di Frank Zappa, Vai lavora dal 1981 fino al 1984 circa, prendendo parte ad album storici come il noto "Man from Utopia", realizzato nel 1983.

Nel 1984 il giovane Steve Vai pubblica un album da solista, che diventa una sorta di oggetto di culto, soprattutto per il momento in cui è stato inciso, quando cioè non è ancora diventato una star della chitarra, oltre che per il lavoro in sé, ovviamente. Si chiama "Flex-Able" e subito dopo viene seguito da un minialbum che riprende il precedente, continuandolo con alcune nuove tracce, dal titolo "Flex-Able Leftovers". Nel 1985 sostituisce il collega Yngwie Malmsteen come chitarra solista negli Alcatrazz, al seguito di Graham Bonnett, che resta subito impressionato dalla bravura di Vai. Con il gruppo hard rock incide il disco "Disturbing the Peace".

L'anno dopo però Steve è al servizio del grande David Lee Roth, da qualche anno uscito dai Van Halen e icona del rock anni '80, oltre che prodigioso front-man d'assalto. È Billy Sheehan, vecchio amico di Vai, a mettere insieme i due musicisti. Con Roth, il chitarrista di origini italiane incide due album di successo, entrambi nelle classifiche rock di sempre: "Eat'Em and Smile", del 1986, e "Skyscraper", del 1987. In questo periodo inoltre comincia la sua "avventura promozionale" per l'etichetta Ibanez, che lancia una linea di chitarre personalizzate su di lui, la Jem 777.

Intanto però, a conferma della sua fama sempre più in crescita, Steve Vai viene chiamato ad interpretare il ruolo di "chitarrista del diavolo" nel celebre cult movie "Mississippi Adventure", con un cameo poi diventato storico nel quale gareggia in un "guitar duel" con il protagonista del film, Ralph Macchio (ex protagonista di "Karate Kid"). Per l'occasione, Vai lavora alla colonna sonora, insieme all'illustre collega Ry Cooder, oltre che al doppiaggio musicale nel momento clou del film. Il brano principale pertanto, poi divenuto uno dei più eseguiti ed osannati dagli studenti di chitarra, è una composizione intitolata "Eugene's Trick Bag", in stile pseudo-barocco, che il chitarrista di origini italiane scrive per il film, ispirandosi ad un "capriccio" di Niccolò Paganini.

"Mi piace stare seduto e guardare le mie dita scorrere su e giù per la tastiera. Mi dà una grande gioia e un grande senso di libertà l’idea di poter prendere in mano uno strumento e lasciare volar via le note dalle corde. Mi piace e non smetterò certo perché non è più considerata una cosa di moda."

Nel 1989, il virtuoso chitarrista sostituisce l'infortunato Adrian Vandenberg, leggenda del rock inglese, nella band storica dei Whitesnake. Con il gruppo, Vai gira in tour e ottiene un grande successo. Al contempo incide uno dei suoi lavori migliori, nel 1990, un album strumentale dal titolo "Passion and Warfare", che ottiene un grande successo. L'anno dopo, nel 1991, ottiene il suo primo Grammy Award e contemporaneamente sempre per la casa Ibanez, realizza un modello di chitarra a 7 corde, la "Universe", simile per caratteristiche alla sua precedente chitarra, la Jem, ma privo di maniglia.

Nel 1993, per bissare il suo lavoro precedente, lancia un altro disco, "Sex & Religion". Il lavoro però, che a differenza di "Passion" non è solo strumentale, non ottiene il successo sperato e Vai abbandona subito la band che aveva creato per l'occasione, composta anche dai noti musicisti Devin Townsend alla voce, Tim Stevens al basso e Terry Bozzio alla batteria.

Qualche anno dopo si dedica con tutto se stesso all'esperienza live, dando vita con il suo amico e maestro di sempre Joe Satriani al celebre G3, ensemble chitarristico che ottiene un grande successo in tutto il mondo e che ha quale particolarità quella di unire al duo un chitarrista sempre diverso ad ogni occasione dal vivo. È del 1997 un album live molto amato dai chitarristi, dal titolo "G3: live in concert" (il terzo chitarrista nel disco è Eric Johnson).

A questa esperienza, seguono altri lavori strumentali a sua firma, oltre ad una serie elevata di raccolte che mettono ordine nella vasta produzione del chitarrista di origini italiane. Tra questi si segnalano "The Ultrazone" del 1999 e "Alive in an Ultra World", del 2001.

In questi anni però è importante segnalare il suo ritorno dal vivo con il G3. Questa volta, oltre a lui e a Satriani, c'è anche l'altro grande musicista John Petrucci (Dream Theater). Il prodotto di questa unione viene raccolto nel disco dal vivo "Live in Tokio", del 2005. (via)

"Nel futuro la chitarra avrà ancora un ruolo di primo piano, ma non so dire se essere un virtuoso sarà ancora importante."

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