17 dicembre 2013

Claudio Rocchi

di Luciano Ceri 

Il 18 giugno, a 62 anni, ci ha lasciato Claudio Rocchi. Chi ha una certa età se lo ricorda ai microfoni di “Per Voi giovani”, nei primi Stormy Six, cantautore raffinato, personaggio semplice e diretto.

Claudio ha lasciato il suo corpo, così avrebbe detto lui. Con queste semplici e drammatiche parole Susanna Schimperna, la compagna di Claudio Rocchi, ha fatto partecipi gli amici di quello che era successo qualche ora prima, nella mattina del 18 giugno scorso. Esattamente il giorno prima dell’inizio di una manifestazione dedicata al rock progressivo alla quale Claudio aveva lavorato da più di un anno e che lo avrebbe visto protagonista nella serata conclusiva insieme a Battiato ed a Maroccolo. Destino infame. La manifestazione aveva per titolo Per voi giovani, come la storica trasmissione radiofonica della RAI creata da Renzo Arbore che tanto seguito aveva avuto sin dal suo apparire nel 1966 e che tanto altro in più ne avrebbe avuto quando dal 1970 in poi ai microfoni si alternarono una serie di conduttori che avrebbero letteralmente sprovinciazzato l’ascolto radiofonico in Italia, facendo conoscere i Traffic, i Genesis, Cat Stevens, Crosby Stills Nash & Young, i Gentle Giant, Joe Cocker e tanti altri musicisti anglo-americani di primo e di secondo piano. Tra le voci di quella fortunata trasmissione – Paolo Giaccio, Carlo Massarini, Richard Benson, Fiorella Gentile, Raffaele Cascone e tanti altri negli anni a venire – c’era anche quella di Claudio, che curava un segmento del programma intitolato Spazio Rocchi. Me lo ricordo perfettamente quando, un pomeriggio dell’inverno 1971-1972, ci fece ascoltare un disco che lo aveva colpito particolarmente e che colpì particolarmente anche gli ascoltatori di Per voi giovani. Si trattava di If I Could Only Remember My Name di David Crosby.
Il suo modo semplice e diretto, in quelle trasmissioni, di miscelare con estrema naturalezza musica, filosofia e religioni orientali e occidentali senza essere mistico per forza, rendeva il suo spazio musicale un unicum radiofonico nel quale scoprire artisti difficilmente raggiungibili in altro modo. A quel tempo aveva appena pubblicato i suoi primi due album, Viaggio e Volo Magico n.1, due dischi molto interessanti ed assolutamente originali, così come del tutto originale è stato il suo percorso artistico, compresi l’esordio con gli Stormy Six, il periodo più rigorosamente elettronico e quello più direttamente legato alla International Society for Krishna Consciousness (ISKCON, quattro album tra il 1980 e il 1982). Una lunga pausa artistica (durata dodici anni) lo aveva allontanato dalla scena discografica fino alla metà degli anni Novanta, ma da quel momento in poi la sua musica aveva ricominciato a circolare copiosamente, tra dischi nuovi, ristampe degli album precedenti e antologie di provini homemade. Il progetto di spettacolo che avrebbe dovuto presentare con Maroccolo e Battiato al Festival Per Voi Giovani s’intitolava Aria di Rivoluzione, ed era anche il frutto di un lavoro discografico in avanzata fase di realizzazione portato avanti insieme a Maroccolo, che sicuramente vedrà presto la luce e che si annuncia di grande bellezza.
Ci mancherà la sua lucidità, la sua voglia di includere più che di escludere, la sua musica ricca e profonda, la volontà di non arrendersi anche nei momenti più difficili, la sua fiducia nel futuro, la sua capacità di stupirsi, nonostante tutto. L’ho visto comprare in un negozio di dischi una ristampa di un suo album (che naturalmente la casa discografica non gli aveva ancora inviato) con un atteggiamento molto tenero e curioso. Al commesso che gli consegnava lo scontrino feci notare che non capita tutti i giorni di vendere un disco all’artista che lo ha inciso, e lui sorrise di stupore, anche se probabilmente non aveva mai sentito parlare di un artista che rispondeva al nome di Claudio Rocchi. Ed anche Claudio a quel punto sorrise.

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