Eddie Vedder - Into The Wild (Music for the motion picture) (2007)

Il rapporto simbiotico tra musica ed immagini nel cinema è alla base della magia multisensoriale di tutte e due le arti. Basta pensare che le prime proiezioni del cinema muto avvenivano con un’orchestrina che dal vivo suonava. Ma lasciamo questo affascinante percorso per parlare del disco di oggi, che è una di quelle dimostrazioni speciale di perfetta sintonia tra idee cinematografiche e idee musicali.
Eddie Vedder è lo storico e fenomenale leader dei Pearl Jam. Diviene amico di Sean Penn, l’altrettanto bravissimo attore californiano, due volte premio Oscar e vincitore di altri prestigiosi premi (Orso d’Argento a Berlino, due volte Coppa Volpi a Venezia, premi a Cannes e in altri importanti Festival cinematografici mondiali). I due diventano amici, e la prima occasiona per lavorare insieme arriva nel 1995, quando Vedder scrive insieme al cantante pakistano Nusrat Fateh Ale Khan due brani per il film di Penn Dead Man Walking (uno davvero da brividi, The Long Road). L’amicizia tra i due prosegue, e Vedder interpreta una meravigliosa cover di You Got To Hide Your Love Away dei Beatles per il film di e con Penn Io Mi Chiamo Sam (siamo nel 2001): ma l’occasione per il più importante lavoro insieme arriva solo nel 2006. Penn si appassiona alla storia di Christopher McCandless, un giovane della West Virginia che, fresco di college, intraprende un viaggio di iniziazione per tutta l’America, alla ricerca dell’avventura e della riscoperta di sè e degli altri. Penn legge il libro che Jon Kraukare ne trasse dalla vera storia di Christopher, ne ricava un film potente e suggestivo dallo stesso titolo, Into The Wild, che lancia nell’interpretazione di Christopher Emile Hirsch (dopo che Penn per il ruolo aveva pensato a Leonardo Di Caprio) con scene girate nelle immensità spaziali di mezza America con scenari mozzafiato da Nevada, Oregon e soprattutto Alaska. Vedder sente Penn così affascinato da questa storia che inizia a pensare a cosa avrebbe potuto provare McCandless in quella situazione. Solo chi non conosce la profondità dei testi di Vedder può immaginare arduo il compito; ma Eddie, che per l’occasione si propone come artista solista, spoglia l’idea musicale Pearl Jam della forza elettrica e trascinante della musica del gruppo per una dimensione intima e riflessiva, in piena sintonia con quella del film.
11 brani, tutti scritti da Vedder ad eccezione della bellissima Hard Sun, scritta dal canadese Gordon Peterson e incisa nel suo album del 1989 Big Harvest con lo pseudonimo di Indio. Il resto è uno scrigno di piccole e brevi gemme acustiche, per lo più cantate e suonate con la sola chitarra da Vedder. Apre la energia Setting Forth, poi il banjo di No Ceiling (e la scoperta per Vedder di questi nuovi strumenti sarà così emozionante che dedicherà un’intero album successivo a particolari strumenti a corda). Far Behind ha l’incedere delle canzoni dei Pearl Jam, con la voce calda e magnetica di Vedder. Rise è invece più calma e romantica, ed è uno dei pezzi forti del disco (e davvero sembra scritta proprio da Christopher, in una immedesimazione che l’arte qualche volta riesce a trasmettere). Long Nights sembra essere uscita dal Nebraska di Springsteen, Tuolumne è un delicato e meraviglioso pezzo strumentale, un minuto abbondante di magico ondeggiare sonoro. Society è il prezzo più politico, quasi un omaggio al suo grande mito Neil Young, che ha collaborato spesso con la band di Seattle. Chiudono il disco due gemme: la stupenda End Of The Road e Guaranteed, che vinse il Golden Globe come migliore canzone originale e ha in coda una ghost track di humming vocals (l’humming è il cantare con le labbra chiuse, come se si producesse un suono ronzante). Poche volte un intero album colonna sonora è stato concepito in così stretta e fondamentale concordanza con le emozioni della sceneggiatura, della regia e anche delle prove attoriali. Vedder inizia così parallela la sua carriera solista a quella con i Pearl Jam, e intraprenderà anche tour da solo che avranno un grande successo. Prendendo alla lettera uno degli ideali di McCandless: l'essenza dello spirito dell'uomo sta nelle nuove esperienze.

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