16 agosto 2014

Tracy Chapman - Omonimo (1988)

di Silvano Bottaro


Nera, ventitreenne, americana di Boston, una laurea in antropologia e una facilità compositiva che è di pochi, Tracy Chapman si inserisce nel panorama musicale con un album d'esordio dal forte impatto testuale-sonoro.
Fra i cantautori di colore in aria folk solo Richie Havens e la Armatrading battono il suo terreno ma, il primo è un uomo da cover poco in confidenza con le classifiche e la seconda ha appesantito le sue belle canzoni. La Chapman, 'spostandosi' dal 'vecchio' folk cantautorale, apre un nuovo 'filone' sonoro, estremamente personale e immediato, di forte presa emozionale con dei connotati politico-sociali, incidendo un disco di impegno e di protesta, con un suono solare e spontaneo che fa di lei una vera rivelazione musicale.
Nel disco, pluridecorato e prodotto con garbo (D.Kershenbaum), undici meravigliose ballate che parlano di violenza sulle donne, razzismo e amore con la determinazione di un Dylan giovane e la grazia della migliore Joni Mithell.
Probabilmente uno dei migliori esordi discografici che il mondo musicale abbia sfornato (la rivista Rolling Stone lo ha inserito al 261º dei migliori album), un disco che per la sua freschezza e immediatezza compositiva non può mancare nella nostra collezione discografica. (Valutazione: Ottimo)

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