7 aprile 2013

Janis Joplin

Janis Joplin è nata nella piccola città di Port Arthur, in Texas, dove scopre fin da piccola la cultura degli afroamericani, il jazz e soprattutto il blues, cercando di copiare gli stili di Bessie Smith, Odetta, Leadbelly. Iniziò a cantare nelle coffe-houses delle piccole città del Texas, per approdare quindi in California, innamorata della poesia beat e pronta a sperimentare tutto in prima persona, compresi alcol e droghe. Un suo amico texano tale Chet Helms, le offre un'audizione per una band poco conosciuta, Big Brother & The Holding Company. E' l'inizio di un percorso che porta la band prima a registrare un primo album, poi a salire sul palco di Monterey e quindi a ottenere un contratto con la Columbia per la registrazione del vero album d'esordio, Chip Thrills, nel '68. Il successo fu immediato e travolgente ma non servì a modificare lo stile di vita eccessivo della cantante. La droga e le forti tensioni portarono allo scioglimento della band pochi mesi dopo la pubblicazione del disco. Janis si rimise subito al lavoro con un nuovo gruppo e realizza, I Got Dem Ol' Kozmic Blues Again, Mama, accolto freddamente in America ma con entusiasmo in Europa. Con la nuova Full Tilt Boogie Band, la Joplin trovò finalmente il punto d'equilibrio perfetto tra blues, rock e pop, contemporaneamente, non a caso, alla presa di coscienza del suo problema di dipendenza. Ma è una rinascita molto breve: il 4 ottobre del 1970 Janis Joplin muore per overdose.
Il mito e la leggenda di Janis Joplin sono stati indubbiamente ingigantiti dalla sua tragica fine, ma non va dimenticato che lei, Grace Slick e Mama Cass furono davvero le prime grandi cantanti della storia del rock. Se la Slick era la sacerdotessa del culto psichedelico di San Francisco e Mama Cass frequentava con la sua vocalità le strade del folk-rock, Janis fu la prima, e la sola, a fondere la sua vicenda musicale con quella del blues. Musica nera, cantata con la voce tagliente, sofferta e bruciante. Janis era la ribelle, la regina dell'eccesso e della trasgressione, la donna che invadeva il campo degli uomini e lo conquistava senza pudori, era la blueswoman che poteva permettersi, come farà in Pearl, il suo disco di maggior successo, di cantare delle preghiere laiche senza alcun accompagnamento musicale. La sua era una voce che lasciava segni nel cuore, era un grido e uno strappo, una contraddizione bianca e nera in un gioco assolutamente privo di regole, o dove le regole, per assurdo che fossero, le aveva scritte lei stessa. La tragica fine della sua vita sembrò in perfetta sintonia con la sua musica, un volo altissimo verso un territorio musicale rock e blues, con una costante aspirazione all'improvvisazione o comunque al superamento di qualsiasi gabbia stilistica. Restano di lei un pugno di dischi, molte canzoni memorabili e poco altro, anche perché, a differenza di Morrison e Hendrix, il volto di Janis non si è trasformato in icona, la sua faccia ha resistito per qualche anno sui poster ma non è mai arrivata sulle magliette dei ragazzi.

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