17 febbraio 2011

La terra promessa #7

Una parabola che compie grosso modo quarant'anni di vita. Ci sono ancora ingenuità, falsi, imbrogli clamorosi. Col passare del tempo si è introdotto come elemento strutturale dell'espressione rock un'insinuante e pericolosa spirale che si autodivora, riproponendo all'infinito segmenti di creatività spazio-temporale che sono già esistiti, che hanno già compiuto il loro magico e funzionale ciclo vitale. Quello che era storia, diventa cronaca, quello che era spontaneità diventa finzione, appropriazione sterile di immagini già consumate. Detto altrimenti, non c'è niente di culturalmente più vampiresco del rock nei confronti di se stesso. E se a volte si fa fatica a tenerlo a mente è perché in questi decenni i parametri dell'ascolto giovanile, sono più volte mutati. (Gino Castaldo)(Continua)

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