Marc Bolan e i T. Rex, Guida per principianti

“Non avremmo potuto spiccare il salto senza Marc Bolan. Il folletto che ha aperto la porta”. Queste parole di David Bowie, forse più di tutte, rendono giustizia alla carriera del padre del “glam rock”. Figura esplosiva di ribellione in un’epoca, alla fine degli anni sessanta e inizio anni settanta, in cui nessuno aveva osato tanto. Vestirsi, suonare e rilasciare interviste in un modo così eccentrico, stiloso, “glamour” appunto (da qui il nome della corrente musicale).

“Fino ad allora le classifiche pop erano per tutta la famiglia, piene di artisti che emozionavano nonni, genitori e ragazzini. E poi, all’improvviso, comparvero questi personaggi sovversivi come Marc Bolan che […] erano visti come corrotti e […] fantastici”, ha ricordato un altro grande della musica Morrissey. Un movimento culturale che dopo Bolan vedrà tra i suoi maggiori esponenti il già citato Bowie, e poi Alice Cooper, Bryan Ferry, Lou Reed, Rod Stewart, John Cale, Queen e Sparks.

Marc è stato il primo a indossare scialli di piume, lustrini e cilindro e vivere la musica come la sua vita privata, con maestosa classe.

Mark nasce a Londra nel 1947, e inizia a suonare la chitarra a 12 anni, quando i genitori, il padre camionista e la madre fruttivendola, gliela regalano per Natale. Sebbene diventerà uno dei chitarristi più grandi del rock, inizia come bassista in un gruppo capitanato da Helen Shapiro che diventerà famosa dopo qualche anno. Forse è proprio il successo della cantante che spinge Marc a perseguire con tenacia la sua strada per ottenere lo stesso obiettivo.

A 14 anni Marc abbandona la scuola per dedicarsi a tempo pieno alla musica. Il suo originale e accattivante stile attirano i giornali di moda della città che lo arruolano, seppure per poco tempo, come modello. La piccola parentesi glam non lo distrae dal suo obiettivo finale, la musica, e incide il suo primo singolo All at once, a 17 anni.



Ancora una volta, prima di sfondare nella musica, si dedica alla televisione dove recita qualche parte come attore, ma si annoia presto. È in questo periodo di formazione che legge e approfondisce la bibliografia vicina al movimento hippie e a quello della controcultura: come Tolkien e la poesia romantica inglese. Torna a scrivere brani originali, la maggior parte dei quali vedrà la luce qualche anno dopo con i T.Rex.



Dopo The Wizard, il suo esordio non parte nel migliore dei modi. Un debutto televisivo disastroso e un secondo singolo che si rivela un flop: la sua carriera stenta a decollare. Tutto questo materiale che lì per lì viene dimenticato tornerà a essere stampato dopo la sua morte, per celebrarne il mito.



Nell’agosto del 1967 Bolan decide di mettere su un gruppo, i Tyrannosaurus Rex (per lui un richiamo ai draghi dei libri di Tolkien). Alla sua inserzione si presentano un batterista, un chitarrista e un bassista. Durante la prima (e unica) prova, Marc è contento soltanto del batterista così caccia via gli altri e inizia a suonare in due, acustico. Questa anomala formazione riscuote un primo piccolo successo all’interno della scena underground inglese. La loro musica è un mix di psichedelia e folk esoterico.



A risaltare è sicuramente la voce, molto originale con un uso sfacciato di tremolo, vibrato e falsetto. La sua ispirazione è quella del “genio” Syd Barrett (definito così dallo stesso Bolan), fondatore dei Pink Floyd.



Grazie anche all’amicizia e alla stima del dj radiofonico John Peel, i T-Rex passano spesso in radio e il loro nome comincia a uscire fuori. Altro grande aiuto arriva dal produttore americano Tony Visconti che in quel momento è alla ricerca di un gruppo che ricordi e possa ambire al successo dei Beatles. Tony è rimasto affascinato dalla voce di Marc durante un suo concerto. Gli procura un contratto discografico.



Il primo disco non raggiunge il successo sperato, soprattutto per colpa del lavoro modesto dei fonici che non sono ancora preparati al suono di Bolan e registrano in modo alquanto dozzinale l’album. Visconti però è convinto delle potenzialità di Marc, tanto da mettere addirittura in secondo piano Bowie. Marc e David sono molto amici, ma da qui fino alla morte del primo si instaurerà un’accesa rivalità.

È con il disco Unicorn, il terzo album del 1969, che la critica comincia a convincersi del valore di Bolan. I raduni per i suoi concerti si fanno sempre più affollati e l’album raggiunge il 12° posto in classifica (anche se in America è un fiasco). Per Marc ci sono altri problemi, il tour di Unicorn segna la fine del sodalizio con il percussionista che voleva sempre più spazio all’interno del gruppo. Quando il duo si scioglie la critica torna a scagliarsi contro di lui decretando la fine prematura della sua carriera. Ma il bello deve ancora venire.



Marc torna con una formazione allargata e rinomina il gruppo T.Rex (la scelta del nome abbreviato è un’idea di Visconti). Marc suona sempre più spesso la chitarra elettrica: è una scelta vincente. All’alba degli anni ’70, Bolan è letteralmente osannato da pubblico, critica e musicisti come qualcosa di alieno, unico, come pura “energia cosmica”. È arrivato finalmente il tempo dei suoi T.Rex. Grazie a Electric Warrior e soprattutto al singolo Get It On i T.Rex raggiungono le vette delle classifiche mondiali, anche in America dove finalmente vengono compresi.

Da qui in poi sforneranno un successo dopo l’altro, come Telegram Sam, Childrens of the Revolution, Metal Guru e 20h Century Boy. Bolan è riconosciuto come un poeta moderno, diviso “tra materialismo rock ed evanescenza spirituale”. Nei suo pezzi si respira il nuovo glam rock e l’omaggio al vecchio rock’n’roll, con uno sguardo a Chuck Berry ed Elvis, in particolare.



A metà degli anni Settanta però il destino ha deciso la fine della parabola di Bolan. Il suo stile di vita troppo sregolato (alimentazione e droga) gli procura un attacco cardiaco. Ma è nel 1977 che Bolan perde la vita in un incidente automobilistico. Grottesco: guidava la fidanzata, perché lui non aveva mai preso la patente per paura di morire prematuramente in un incidente stradale. Oggi il luogo tragico della sua morte, nel distretto londinese di Barnes, è stato trasformato in un santuario.

Oltre alla sua ricchissima discografia, se vuoi approfondire la figura di Marc Bolan ti consigliamo la visione di “Velvet Goldmine“, il film di Todd Haynes del 1998 incentrato sulla sua vita, quella di Lou Reed, David Bowie, Iggy Pop e la scena del glam rock in generale.

Commenti

Etichette

Mostra di più

Post popolari in questo blog

Jeff Buckley - Grace (1994)

Jonathan Wilson – Rare Birds (2018)

Radiohead - Ok Computer (1997)