12 luglio 2017

Public Service Broadcasting – Every Valley (2017)

di Eleonora Orrù

Così come gli esseri umani, anche i centri urbani hanno il loro ciclo vitale. Se per l’uomo il cibo rappresenta la prima forma di sostentamento, ciò che permette alla città di crescere ed evolversi sono chiaramente le politiche economiche. La questione funziona più o meno in questo modo: in un primo momento di massiccia industrializzazione rigorosamente pianificata vicino a territori ricchi di risorse naturali segue l’esplosione del terziario, la delocalizzazione, la de-urbanizzazione dei centri abitati e il quasi totale abbandono delle vecchie zone industriali e delle comunità limitrofe. Questo è esattamente quello che è accaduto alla ex cittadina mineraria di Ebbw Vale.
È da queste premesse che nascono e si sviluppano le tematiche di Every Valley, il nuovo concept album dei Public Service Broadcasting. Gli argomenti affrontati ruotano attorno alla narrazione dell’ascesa e della successiva caduta del settore minerario del carbone nel Galles del Sud, e all’analisi critica delle conseguenze sociali che seguono determinate politiche economiche e territoriali. Sostanzialmente la domanda che si pone il gruppo inglese è questa: quali sono le condizioni che opprimono le comunità inizialmente sfruttate per un una crescita economica e poi abbandonate senza nessun tipo di supporto assistenziale? Se da un punto di vista strettamente musicale la formula è quella che ha contraddistinto i lavori precedenti dei Public Service Broadcasting – un misurato ed equilibrato patchwork di sonorità post-rock, elettroniche e campionamenti di materiale informativo proveniente da vecchi radiogiornali – è qui utile e necessario soffermarsi soprattutto sul filo narrativo che si costruisce attorno a queste armonie.
Every Valley racconta una sorta di epopea, in cui i cittadini della dimenticata Ebbw Vale rappresentano l’emblema della delusione delle classi subalterne ignorate dalle politiche dei poteri forti e della sofferenza delle vecchie comunità dipendenti da un tipo di economia ormai soppiantato dal progresso. L’ordine delle tracce è quindi studiato e in modo tale che sia semplice seguire il ciclo completo di questa comunità in un ottica storica e diacronica. La title track apre il disco descrivendo le grandi aspettative nate dalle opportunità del lavoro minerario. A un primo momento positivo segue la narrazione di ciò che porterà al declino di Ebbw Vale, i ritmi diventano sempre più incisivi e meno dilatati: con Progress, musicalmente ispirata ai Kraftwerk e addolcita dalla voce femminile di Tracyanne Campbell dei Camera Obscura, si affrontano le tematiche della meccanizzazione e dell’industrializzazione che porteranno a una necessaria dipendenza economica, cui seguono gli scioperi e le lotte dei minatori indignati (All Out) e il conseguente abbandono della città da parte degli interessi politici (Turn no More). In questo generale clima di delusione e arrendevolezza, They Gave Me A Lamp, con il racconto di un solido sostegno femminile ai minatori e sonorità (non a caso) più luminose, apre la strada verso la parte più morbida dell’album. Tutto il disfattismo, il dolore e la tensione che ci hanno condotto per tutto il disco si sciolgono e risolvono in You + Me, un’elegantissima ballad dal sapore agrodolce, che sottolinea come l’amore possa essere motivo di rinnovata forza anche nelle condizioni più decadenti («Times are changing, hope is fading fast and black clouds are gathering round. But if you take my hand and if we stand as one we’ll have something they’ll never break»).
Every Valley è un disco immersivo, totalizzante, cupo e riflessivo, e la sensazione che lascia è un po’ quella di leggere Cristo si è fermato a Eboli; ma in questo caso Cristo si è fermato poco più su di Ebbw Vale.

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