10 maggio 2017

Portishead - Dummy (1994)

Il racconto sembra inventato, tanto è verosimile: pare che Geoff Barrow e Beth Gibbons si siano conosciuti a uno dei periodici incontri organizzati dal Comune di Bristol per i disoccupati, una sorta di seduta di terapia collettiva che avrebbe dovuto motivarli a uscire dalla loro condizione. Che, almeno nel loro caso, dunque, funzionò. «Vorrei fare il produttore», pare abbia detto lui. «E io la cantante», avrebbe risposto lei. Detto, fatto. Con l'aiuto del chitarrista Adrian Utley e del batterista Clive Deamer, tre anni dopo quell'incontro esce un album che quasi subito tutti ritengono decisivo. Che, anzi, a molti, in Gran Bretagna, appare come una sorta di contraltare, se non di risposta, ai Nirvana di Nevermind e piü in generale al grunge di Seattle. Come se le nuove musiche degli anni Novanta non potessero che venire dal Nord, e dalla periferia dell'impero, per di piü. Là il rock'n'roll chitarristico americano, qui la morbida elettronica britannica dal ritmo lento, non certo da ballare, quasi «ambientale», nel senso dell'ambient music di Brian Eno (e infatti non c'è bar o negozio d'abbigliamento fighetto che possa farne a meno, come sottofondo). La voce sexy di Beth fa la differenza, anche la struttura delle canzoni è l'aspetto piü interessante: i campionamenti sono innumerevoli, ma mai banali, soprattutto mai predatori: Sour Times campiona la colonna sonora di Mission: Impossible di Lalo Schifrin ricombinandola in maniera tanto creativa da riscriverla. I toni sono talvolta da chansonnier (i francesi sostengono convinti che Beth Gibbons è una specie di nuova Edith Piaf), a volte da ultimi eredi di quella linea che dalla new wave pili oscura e onirica percorre alcune delle migliori espressioni della musica britannica. Dummy finisce per diventare la bandiera del nuovo suono che arriva dal Nord dell'Inghilterra e che nessuno sa come definire. Dopo qualche indecisione, vince il termine trip hop, naturalmente schifato da chi se lo trova appiccicato addosso e naturalmente utilizzato da tutti, in mancanza di meglio. Suoni campionati, ritmi rilassati, tematiche intimiste e quasi sempre cupe. La vicinanza con Tricky, Massive Attack (e tanti altri, minori) è evidente: è nata una scuola che non durerà, evanescente com'è e come è giusto che sia, se la delicatezza (di suoni, di sentimenti) è la sua cifra.

di P. M. Scaglione - Rock! (Einaudi)

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