4 aprile 2017

Sonic Youth - Daydream Nation (1988)

I Sonic Youth sanno di essere giunti a un punto fondamentale della loro storia. Con la lucidità che li contraddistingue, capiscono che è il momento di passare a una quasi-major (l'Enigma Records è al 50 per cento della Emi) e che la band è matura per un'impresa mai tentata prima: un album doppio che rimanga piantato come un monumento a testimoniare la grandezza e le infinite possibilità del rock'n'roll rumorista sviluppatosi sulle ceneri del punk americano anni Ottanta, quello che i Sonic Youth hanno annunciato e parzialmente inventato. Non solo. Con un'altra sublime pretesa che ha le radici nella storia del rock'n'roll, i Sonic Youth vogliono provare a dire la loro sull'America che vedono intorno, sullo Stato dell'Unione, come tradizionalmente spetta al Presidente. Nascono quattordici tracce che è facile considerare una sorta di lunghissima e complessa suite, prendendo in prestito da una di esse (Sprawl, per gli urbanisti «la crescita rapida e apparentemente casuale di un'area urbana periferica») l'idea di uno sviluppo organico e incontrollato, quasi spontaneo. E ovvio, qui non c'è niente di spontaneo, anzi. Il progetto dei quattro (che figurano anche come produttori) non è mai stato cosi a fuoco. C'è spazio anche per la versione noise di una sorta di hit. E Teenage Riot, che apre l'album e dà subito il tono a tutto il resto. Il pezzo parte come un balbettio appoggiato su un tappeto chitarristico ripetitivo e minimalista, per diventare un esplosivo riff di chitarra distorta costruito intorno al concetto (diranno poi loro) del «rock'n'roll che va al potere» e all'idea che J. Mascis dei Dinosaur jr sia l'ideale Presidente di una Repubblica del rock'n'roll che è in realtà «un sogno a occhi aperti» (è questo il significato del titolo dell'album). Naturalmente, dal punto di vista del linguaggio, il lavoro si concentra come sempre sulle chitarre, sulle accordature insolite e aperte, sullo strumento come fonte di rumore atonale, né ritmico né solista (l'uno e l'altro, nello stesso tempo), secondo il carattere pif evidente della band che passerà alla storia come il gruppo chitarristico per eccellenza. Interi decenni trascorsi a sperimentare con le sei corde, a creare un rumore di fondo elettrico che è forse la coIonna sonora pili vera del tempo attraversato dai Sonic Youth. (Mia valutazione: Buono)

di P. M. Scaglione - Rock! (Einaudi)

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