14 aprile 2017

Oasis - (What's The Story) Morning Glory? (1995)

Il 1995 è l'anno in cui la Gran Bretagna si appassiona a una nuova rivalità, incoraggiata in qualche modo dai suoi stessi protagonisti: è Blur contro Oasis, gli intellettuali e psichedelici contro i rozzi e maleducati, Damon Albarn contro i fratelli Liam e Noel Gallagher. Lo stesso giorno, il 14 agosto, escono i singoli Country House dei Blur e Roll With It degli Oasis: vincono i primi, 274 mila a 216 mila (copie vendute nella prima settimana). Ma quando esce l'album, qualche mese dopo, gli Oasis si prendono una rivincita. (What's The Story) Morning GloryP diventa il terzo album pili venduto nella storia del Regno Unito. Il primo è un Greatest Hits dei Queen, ma il secondo è Sgt. Pepper dei Beatles, il che aiuta a segnare l'altra coordinata fondamentale per collocare la band dei fratelli Gallagher: l'eredità beatlesiana, dalla quale nessuno, tanto meno gli arcirivali dei Blur, e sembra poter fare a meno, sulla scena britannica anni Novanta. E l'epoca del brit pop, sono gli anni in cui si torna a rivolgersi all'Inghilterra (e curiosamente sempre all'Inghilterra del Nord, in questo caso a Manchester) per avere in cambio canzoni pop di buona sostanza, dotate di melodie interessanti (e suoni non troppo originali, volutamente e intenzionalmente «classici»), testi secchi e ritornelli buoni anche per gli inni delle curve negli stadi. Sono gli anni in cui la lad culture, particolare forma di machismo in salsa British, è diffusa al punto da meritare una definizione para-sociologica. Da questo punto di vista Morning Glory (il titolo allude a un classico della conversazione maschile adolescenziale: l'involontaria erezione mattutina) è un manuale preciso preciso. Aperture melodiche spesso azzeccatissime, coretti (maschili) a rinforzare il cantato, strutture semplici secondo la regola aurea del power trio chitarra-basso-batteria, quando va bene intuizioni che è impossibile dimenticare. Per esempio, il crescendo chitarristico (la chitarra è acustica) pili archi di Wondenvall: «After all, you're my wonderwall». Oppure il pianoforte pili chitarra elettrica di Don't Look Back In Anger, che appunto riprende una frase di John Lennon. Due pezzi che consegnano questo album e gli Oasis alla storia e che in fondo avrebbero potuto essere cover dei Beatles Il che segna la loro grandezza e il loro limite, naturalmente.

di P. M. Scaglione - Rock! (Einaudi)

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