6 aprile 2017

Depeche Mode - Violator (1990)

Prima pubblicano Personal Jesus, nata dalla lettura dell'autobiografia di Priscilla Presley («E interessante come nelle storie d'amore qualcuno possa diventare Dio per qualcun altro») e registrata a Milano con il produttore François Kevorkian. Poi esce l'album e arriva la conferma. La band delle linee melodiche semplici e a volte facili non esiste più. Anche i Depeche Mode, forse incoraggiati da un successo mainstream (soprattutto americano) nuovo e grande, scelgono di esplorare il loro lato oscuro, almeno dal punto di vista dello stile. Conta molto l'apporto di Anton Corbijn, olandese, che da qualche tempo firma i loro video e che con le foto, l'immagine complessiva, i videoclip di Violator fa qualcosa di insolito, almeno in apparenza: crea un gruppo nuovo, gli dà profondità, in perfetto allineamento con la musica, ne porta in superficie sfumature che prima andavano perdute, sepolte sotto tutto il glitter degli anni Ottanta. Enjoy The Silence (godersi il silenzio), è la nuova parola d'ordine, e il pop dei Depeche Mode a suo modo tende al silenzio. Ci sono meno suoni, meno volumi, le melodie sono piü semplici e ricercate, i testi pili enigmatici. Quando nessuno se l'aspetta piü, insomma, i Depeche Mode decidono di raccogliere il testimone abbandonato a terra da Joy Division, New Order, Soft Cell, Psychic TV, Cabaret Voltaire, il meglio della new wave inglese versante elettronica. Ci mettono pure qualche chitarra, novità incredibile. Per una volta, non era mai successo, mai cosi a lungo, in un album dei Depeche Mode, tutto sembra sincero, anche gli sbagli, e nulla pare rimandare a un cliché. Il merito è forse del produttore, Flood, colui che andrà a mettere mano ad Achtung Baby con gli U2, o forse, appunto, del talento visivo di Corbijn. Pili probabilmente, all'alba degli anni Novanta e alla vigilia dell'era del grunge, il mondo è maturo per un suono sintetico che non sia semplicemente e banalmente moda, tendenza, suono, stile. I Depeche Mode hanno Martin Gore, uno che le canzoni le sa scrivere, concorrono per, primi alla lotteria e vincono il premio a mani basse. L'onore di segnare il passaggio tra i due decenni, celebrando il vecchio e alludendo al nuovo, è tutto loro. Prima di godersi, appunto, il silenzio dei sintetizzatori, messi a tacere dalle chitarre degli anni Novanta. (Mia valutazione: Buono)

di P. M. Scaglione - Rock! (Einaudi)

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