24 marzo 2017

Conor Oberst – Salutations (2017)

di Carmine Vitale

Lo avevamo lasciato immerso nel candore della neve di Omaha e lo ritroviamo, alle porte della primavera, galleggiare a faccia in giù in una piscina (come suggerisce l’artwork). Un modo per comunicare a tutti che i fantasmi della malattia e del suicidio sono ormai alle spalle? Forse, eppure l’impressione è che allo stesso Oberst interessi davvero poco (o nulla) questa sfumatura. Molto più semplicemente potremmo considerare Salutations come un album spin-off del precedente Ruminations, ma con una veste sonora molto più articolata e cesellata da artisti del calibro di Jim James, Blake Mills, Maria Taylor, M Ward, Gillian Welch, Gus Seyffert, Pearl Charles, Nathaniel Walcott e Jonathan Wilson.
Dieci brani riarrangiati più sette inediti, per l’ennesima miscela di grazia e malinconia. E non potevano certo mutare gli umori umbratili ed estremamente seducenti intercettati nella prova precedente, che vengono ora riletti sotto una luce meno fioca. Una voglia irrefrenabile di scandagliare la tradizione country-folk, accettando la sfida sul ring con il Dylan di Blood on The Tracks (You All Loved Him Once), sparigliando le carte à la Sturgill Simpson (Till St.Dymphna Kikcks Us Out), ma senza mai perdere quella capacità intrinseca di essere incredibilmente diretto. Molti meno grigi e finalmente tonalità ben definite: colori/suoni che ti sbattono in faccia, nitidi, il proprio intento. Impossibile non essere empatici con un Oberst che alterna brani da nodo in gola come Tachycardia / The Rain Followsthe Plow a prove d’incredibile leggerezza (A Little Uncanny/AnytimeSoon), riuscendo addirittura a far sbandare l’album nei territori indie-rock battuti da Kurt Vile.
Tutti elementi che rendono chiara una caratteristica inconfutabile: la materia pulsante avvertita in Ruminations era reale, incandescente e pronta a trasformarsi in fuoco. Può essere questo, allora, il messaggio intrinseco lanciato da Salutations, ma che forse non è ancora chiaro a tanti musicisti contemporanei: centinaia di trovate commerciali e canzoncine radio-friendly non riusciranno mai a tener testa a litri di sangue e sudore spesi su chilometri di fogli bianchi poi tradotti in musica. Il consiglio è di fare vostre entrambe le prove, godendovi sia il gelo disarmante (Ruminations) che la polvere rovente (Salutations).

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