3 gennaio 2017

The Replacements - Let It Be (1984)

E passato qualche mese da quando Paul Westerberg l'ha ammesso. «Non siamo una band hardcore, scriviamo canzoni, non riff di chitarra con uno slogan». E venuto il momento di trarre le conseguenze. Il titolo è uno scherzo, forse è un'autoironica strizzata d'occhio al manager del gruppo, fan dei Beatles, convinto fin dal primo incontro con Westerberg & C. di avere tra le mani altri Favolosi Quattro che l'avrebbero reso ricco e famoso; forse è frutto di una scommessa. Let ItBe è la canzone che trasmette la radio nel momento in cui si discute su come intitolare l'album che sta per uscire. I Replacements vengono da Minneapolis, Minnesota. Sono giovanissimi, Tommy Stinson, il bassista, ha solo dodici anni quando con suo fratello Bob e Chris Mars, il batterista, fonda la band. Poi arriva Westerberg, che abita da quelle parti e li sente provare tutti i giorni, quando torna a casa. Nasce in breve la leggenda — molto locale — della migliore (e peggiore) band rock'n'roll del pianeta. Migliore nelle serate buone, peggiore in tutte le altre, quando i quattro non si sentono sufficientemente sotto pressione, o qualcuno ha mancato loro di rispetto, oppure, semplicemente, nel backstage c'è troppo alcol a disposizione. Ragazzacci che cantano il tedio della vita di provincia, la sterminata provincia dei centri commerciali che sta colonizzando il mondo. Cominciano con una specie di punk, suonato a tutto volume e al massimo della velocità. Poi i talenti dei quattro ragazzi che compongono la band si fanno largo, e insieme un gusto nuovo, eversivo perché combinatorio: dentro Let It Be, che è il loro terzo album, c'è un approccio punk al rock piú classico, quello che gli americani chiamano arena rock, dal luogo in cui viene comunemente suonato, ma anche tracce di honky tonk e blues. Se il punk aveva azzerato tutto, le band degli anni Ottanta inoltrati hanno ricominciato dalle basi, scegliendo accuratamente predecessori e punti di riferimento. C'è voluto qualche tempo, ma ora i maestri è possibile anche citarli nelle proprie composizioni. E cosí Let It Be ridisegna una mappa che molti consulteranno negli anni a venire: un rock un po' da cantina, un po' da stadio che diventerà presto «alternativo». Piú o meno quando i Replacements se ne scompariranno per sempre, come si addice a quattro Favolosi Eterni Adolescenti. (Mia valutazione: Buono)

di P. M. Scaglione - Rock! (Einaudi)

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