27 gennaio 2017

John Hiatt - Slow Turning (1988)

Uscito definitivamente da un lungo, odioso anonimato tipico dei songwriter conosciuti soltanto fra gli addetti ai lavori, John Hiatt prosegue lo stato di grazia che lo ha consacrato nel precedente Bring the Family, spostando soltanto un pizzico più a sud la bussola delle sue ballate. Slow Turning regala il successo minore della title track, uno dei singoli più fortunati in carriera, ma non ripete l'exploit di pubblico e stampa ottenuti grazie alle collaborazioni con Ry Cooder e Nick Lowe. Nonostante il tono dimesso, nella sostanza però si tratta del secondo capolavoro di fila: assunti a tempo pieno gli assai meno strombazzati Goners, spalla a spalla con la slide guitar spumeggiante e inconfondibile di Sonny Landreth, Hiatt imbastisce un disco di caldi umori sudisti, dove ballate innaffiate di docile country e rock'n'roll impastati dal soul di Memphis si esaltano a contatto con la produzione asciutta e live di un maestro come Glyn Johns. Gli highlight non mancano neppure in questa occasione e portano il titolo di Icy Blue Hearts e Feels Like Rain, colpi bassi per gli animi romantici, Drive South e Georgia Rae, esempi di un limpido suono southern country, Tennessee Plates e Paper Thin, baldanzosi rock'n'roll che farebbero la fortuna di qualsiasi sconosciuto outsider della provincia americana. Proprio qui risiede la differenza fra un allievo qualsiasi e un maestro di vita come John Hiatt, che su questo disco cementerà un accento riconoscibilissimo per gli anni a venire, diventando una piccola Bibbia del rock da strade blu.  (Mia valutazione:  Ottimo)
(Fabio Cerbone)

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