Dead Eyes - Adia Victoria

di Claudio Todesco
Beyond the Bloodhounds - Adia Victoria

Disco che gira attorno al concetto d’identità. Adia Victoria è una figlia del Sud. Ora vive a Nashville, ma mamma (di Philadelphia) e papà (di Trinidad) l’hanno cresciuta in South Carolina secondo i precetti della Chiesa Cristiana Avventista del Settimo Giorno col risultato che ora lei canta cose tipo: «I don’t know nothing about Southern belles, but I can tell you something about Southern hell». Qualcuno ha descritto la sua musica come blues gotico, Vogue l’ha inclusa fra le «bellezze che rispondono al grido di battaglia dell’afropunk», qualunque cosa significhi. Ama leggere Flannery O’Connor e Toni Morrison e intanto prende il rock-blues e lo sovverte con energia da garage rocker per scrivere canzoni in cui dice addio alla confusione dei suoi vent’anni. Usa fraseggi originali per cantare di crisi esistenziali e amori conflittuali, raccontare cosa si prova a sentirsi intrappolata, fare l’elenco delle cose che la madre non le ha detto. Il titolo viene da un passo di Incidents in the Life of a Slave Girl di Harriet Ann Jacobs, che Adia considera un esempio di determinazione e istinto di autoconservazione.

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Commenti

  1. Un disco splendido che in Italia non si è filato nessuno.

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