23 dicembre 2016

U2 -The Unforgettable Fire (1984)

Quello che ci vuole è un produttore, un produttore vero. E ciò che serve ai quattro ragazzi di Dublino per dare corpo alle speranze che il mondo del rock gli ha affidato. Arriva allora il migliore di tutti, accoppiato per di piú a colui che diventerà il fabbricatore di suoni piú ispirato degli anni Ottanta. Arrivano Brian Eno e Daniel Lanois e gli U2 non saranno piú gli stessi. Oppure cominceranno cosí a essere veramente loro, fino a diventare, parole di «Rolling Stone», «l'unica band che conti davvero qualcosa». Dentro The Unforgettable Fire ci sono tante cose, come vuole la loro irlandesità, per non dire della loro generosità, della pedanteria del loro leader e portavoce, un piccoletto che si fa chiamare Bono Vox, del loro sentirsi all'incrocio di tutte le strade che contano, in questa fervida metà degli anni Ottanta. Dentro The Unforgettable Fire, il primo dei loro album a cui mette mano — come produttore plenipotenziario — Brian Eno, ci sono Martin Luther King (in due canzoni) e Elvis Presley (in una), la tragedia di Hiroshima (nel titolo), le parole del futuro premio Nobel irlandese Seamus Heaney (come ispirazione di A Sort OfHomecoming, che però porta un titolo che cita Paul Celan). E poi l'eroina (Bad), e simboli cristologici sparsi qua e là... Insomma, il complesso armamentario di idee, immagini e parole che per chi segue gli U2 diventerà pane quotidiano negli anni a venire, e che in The Unforgettable Fire sorprende e un po' tramortisce. Bono stesso dirà poi che questo è un album confuso, «leggermente fuori fuoco», ma è facile rispondere che proprio questo è ciò che lo rende fondamentale. Sono anni in cui sentirsi fuori fuoco è essenziale, soprattutto quando è a fuoco il suono (indimenticabile come da titolo), destinato a essere copiato, omaggiato, parodiato negli anni a venire. Eno sfrutta le doti ritmiche che The Edge ha solo lasciato intravedere, e costruisce tessuti musicali complessi eppure brillanti, caldi, avvolgenti. A Sort Of Homecoming, il pezzo che dà il via all'album, servirà per sempre come dichiarazione d'intenti: gli U2 prendono la new wave invernale dei primi anni Ottanta e la scaldano fino a farla diventare il nuovo linguaggio universale del rock'n'roll. «On borderland we run», camminiamo su un confine... Cosí è e cosí sarà, per almeno un decennio. (Mia valutazione: Ottimo)

di P. M. Scaglione - Rock! (Einaudi)

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