8 dicembre 2016

The Police - Synchronicity (1983)

Sulla copertina Sting legge Carl Gustav Jung, tanto per essere chiari: la sincronicità di cui parla il titolo dell'album è esattamente quel principio di connessione tra due eventi che prescinde dal rapporto di causa/effetto e che ha che fare con una «conoscenza assoluta» alla quale si accede solo tramite l'inconscio. Hanno letto qualche libro, e soprattutto non hanno mai fatto niente per rendersi simpatici, i tre finti biondi, guidati — tra mille contrasti, mai veramente taciuti — dall'ex insegnante di letteratura inglese che si fa chiamare Sting. Non fanno nulla per nascondersi neanche stavolta, e le citazioni colte e fintocolte abbondano (un pezzo si ispira al Tè nel deserto di Paul Bowles), cosí come certe piccole concessioni a una moderata dissonanza che fanno tanto avanguardia. I Police sono sempre stati diversi dai gruppi della loro stessa generazione (l'immediato post punk, diciamo): Sting cantava ispirato a certi vocalist jazz, gli altri sono due strumentisti di gran livello, si sono piegati al reggae — e in parte, appunto, al punk rock — come concessione allo spirito del tempo. Ora non è piú necessario, i tempi sono cambiati, il gruppo che non c'era non ha piú necessità di fingere, neppure sulla copertina, dove i tre non appaiono mai insieme. I pezzi sono quasi tutti di Sting, tranne i due divertissement Mother, che è di Andy Summers, e Miss Gradenko, che è di Stewart Copeland, e Murder By Numbers, parole di Sting, musica di Andy Summers. Il reggae non è piú dominante, sia pure bianco, sia pure leggero, come era in passato: la libertà è totale, la fine del suo matrimonio (e forse anche quella, imminente, del gruppo) offrono ottima materia prima a Sting, che infatti non sarà mai piú cosí ispirato e cosí sincero. Every Breath You Take, inno genialmente ambiguo su un amore che si fa via via sempre piú ossessionante, diventerà la canzone dell'anno, e nel corso degli anni un classico immancabile. La formula del trio, specialmente quando poggia su uno dei migliori batteristi di sempre, porta in superficie idee melodiche semplici e geniali senza seppellirle mai sotto le mortifere coltri di tronfie sonorità elettroniche tipiche di questi anni Ottanta inoltrati. Insomma, un momento magico. Tristemente, tragicamente magico, irripetibile, come si addice al rock'n'roll. (Mia valutazione: distinto)

di P. M. Scaglione - Rock! (Einaudi)

0 commenti: