25 novembre 2016

Johnny Cash - American III: The Solitary Man (2000)

Dopo un primo capitolo interamente acustico e solitario che sorprese il mondo per la sua cruda bellezza e un secondo episodio che recuperava il suono più elettrico degli anni con la Sun, a Johnny Cash non restava altro che mettere insieme le due cose. American III resta ancora uno splendido disco "acustico" che tuttavia non suona spoglio come l'esordio: pieno di chitarre, pianoforti, violini, di una musica densa sulla quale aleggia uno spirito religioso, se vogliamo persino mortale. Cash è malato, lo sappiamo da tempo, e il terzo sigillo degli American Recordings non fa nulla per nasconderlo all'ascoltatore: si parte proprio dal famoso brano di Neil Diamond, Solitary Man, per comprendere la sofferenza dell'uomo in nero. La selezione dei brani è strepitosa: insieme Rick Rubin questa volta Cash ha pescato autentici gioielli folk contemporanei come I See a Darkness di Will Oldham, The Mercy Seat in duetto con Nick Cave e poi ancora una spoglia versione di One degli U2 che trasforma radicalmente l'originale in quanto a carica spirituale. Nella seconda parte invece sbuca il Johnny Cash più "tradizionalista" con l'amico Merle Haggard in I'm Leaving Now o nel classico gospel Wayfaring Stranger, mentre il brano più sereno sembra essere proprio l'iniziale I Won't Back Down, la celebre rock song di Tom Petty (c'è ancora lui con tutti gli Heartbreakers a suonare nel disco). Il sound delle acustiche è avvolgente e profondo, la voce di Cash si spezza ma non cede e American III risulta un altro irrinunciabile tassello nella rinascita artistica di questo grande uomo americano.  (Mia valutazione:  Distinto)

(Davide Albini)

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