3 ottobre 2016

X - Los Angeles (1980)

Lei viene dalla Florida, il suo nome è Christine Cervenka, ma si fa chiamare Exene: come Christmas, Natale, che in America diventa Xmas, la band si chiamerà X, che è una lettera ma anche una croce, un'icona, una di quelle immagini forti che hanno a che fare con la religione e che piacciono a lei. Lui viene dall'Est, da Baltimora, all'anagrafe è John Duchac ma si fa chiamare John Doe, che in America è il nome dei senza nome, dei cadaveri che nessuno reclama, oltre che il rimando al titolo di uno dei sui film preferiti, regia di Frank Capra, con Gary Cooper (in italiano è Aniva John Doe). L'ascolto di Horses, di Patti Smith, gli ha cambiato la vita. Un concerto dei Talking Heads, che vede al CBGB di New York, lo convince a partire, e a provarci. Arriva a Los Angeles dalle parti di Venice, sull'oceano, e lí, in una libreria, a un corso di poesia, incontra Christine. Billy Zoom, il chitarrista, viene reclutato con un annuncio su un giornale locale; DJ Bonebrake, il batterista, viene notato mentre suona con un'altra band. Nascono gli X, e nascono su basi nuove, per la scena punk californiana (che è tutta nuova, d'altra parte): con un'attenzione naturale all'eredità musicale americana (le roots, le radici, di cui si continuerà a parlare per tutto il decennio che viene) e una voce femminile dissonante (Exene non ha mai cantato prima) che fa la differenza. «I punk non muoiono mai. Al massimo diventano rockabilly», urlerà qualcuno anni dopo. Gli X, per non sbagliare, un po' rockabilly lo sono fin dall'inizio. Diciamo che portano a conseguenze estreme quell'amore per il rock'n'roll degli albori che c'era perfino nei Sex Pistols e che è anche una reazione a quello che si sente in giro, in questa fine di anni Settanta. Canzoni di tre minuti, assenza totale di virtuosismi, testi che raccontano frammenti di vita vera, un cantato che non aspira a suonare bello, ma vero. Il che, appunto, riporta all'innocenza di quando il rock'n'roll era giovane e povero, un po' ribelle e senza responsabilità. Sono passati quasi trent'anni, però, e un'operazione del genere è tutta intellettuale, cosí come è del tutto intellettuale quell'energia che ci mettono dentro gli X, un'energia contagiosa, capace da sola di generare un fiIone, quello appunto del roots rock, che segnerà il decennio che nasce. (Mia valutazione: Buono)

di P. M. Scaglione - Rock! (Einaudi)

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