20 ottobre 2016

The Byrds - Sweetheart of the Rodeo (1968)

Mai aggettivo fu più appropriato (e abusato) di seminale per descrivere un disco come Sweetheart Of The Rodeo, cuore della questione country rock e a ben vedere anche precursore di tutto il discorso del cosiddetto rock delle radici. Come giustamente sottilinea il critico David Fricke, nelle note della ristampa di qualche anno fa, questo non fu certamente il primo disco a inventare l'affascinante ibrido del country rock, ma certamente risultò il più influente e profondo, anche per la nomea di paladini del nuovo suono californiano che i Byrds si trascinavano appresso. Quelli di Sweetheart Of The Rodeo sono però una band completamente rivoluzionata: l'uscita di scena di David Crosby e Micheal Clark apre la strada alla collaborazione (e alle continue tensioni, i due dureranno pochi mesi insieme) fra Roger McGuinn e Gram Parsons, quest'ultimo vero fulcro della svolta tradizionale. Musicista sudista dall'educazione country e bluegrass, Parsons apre la band alle gioie di Nashville importando le intuizioni della sua prima formazione, la Internationl Submarine Band. L'esito è "rivoluzionario" per i tempi: un disco dove compaiono musicisti di area country-folk come Lloyd Green e John Hartford al fianco di ragazzi bianchi figli della California più alternativa. Il repertorio poi è illuminante: brani dei Louvin Brothers, di Merle Haggard e Woody Guthrie, si mescolano a traditionals, originali e altri dell'amato Bob Dylan (la splendida You Ain't Going Nowhere). Oggi una consuetudine, allora quasi un sacrilegio fra vecchia America bianca conservatrice e giovane America rivoluzionaria

(Davide Albini)

1 commenti:

Jen D. ha detto...

Sono assolutamente d'accordo con la tua recensione. Questo disco (troppo sottovalutato) anticipa gli umori di Crosby, Stills & Nash e degli Eagles. Se hai voglia di fare un salto sul mio blog, troverai degli articoli molto interessanti (sempre velati da una "sottile" dose di ironia). Ciao!